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Il prezzo fisso è morto e sepolto

Basta con le sterili polemiche sulle tariffe. Si pensi piuttosto a creare vera attrattività per l'Italia

Basta con le sterili polemiche sulle tariffe. Si pensi piuttosto a creare vera attrattività per l'Italia

Di Dennis Zambon, 3 settembre 2015

«Una francese. Cosa ci veniva a fare a Milano, nel mese di agosto? Si erano girati verso di me, come se si aspettassero una risposta. Poi il barista mi aveva detto in francese: “Qui, non si deve venire in agosto. A Milano, in agosto, è tutto chiuso”.
L’altro aveva approvato con il suo “mah!” funereo. Ed entrambi mi avevano squadrato con occhio severo per farmi capire che avevo commesso una sciocchezza, anzi più di una sciocchezza, uno sbaglio piuttosto grave, capitando a Milano nel mese di agosto.
“Controlli pure”, mi aveva detto il barista, “non c’è un solo negozio aperto, oggi, a Milano”.
Mi sono ritrovato in uno dei taxi gialli che sostavano davanti all’albergo. Il tassista, notando la mia esitazione da turista, si è offerto di portarmi in piazza del Duomo. Le strade erano vuote e tutti i negozi chiusi».
Così nelle prime pagine di Viaggio di Nozze di Patrick Modiano (Frassinelli, 2014). Il Nobel per la letteratura 2014 ha pubblicato questo romanzo nel 1990: l’agosto 2015, grazie al cielo e, meglio ancora, all’Expo, a Milano è molto diverso, ma l’immagine di una città che si svuota durante i fine settimana e d’estate è dura a morire.
Ma ecco che, su La Repubblica del 27 luglio scorso, Alessia Gallione scrive: «Un patto per il 2016 – prezzi fissi in albergo durante i weekend. Una notte in albergo il 1° maggio costava l’80 per cento in più del normale». L’assessore al Turismo: «La città è percepita come cara, gli sbalzi delle tariffe vanno evitati».
Fino ai primi anni 2000, ai vari Tavoli del turismo (regione, provincia, comune, Camera di commercio… ognuno aveva il suo ma, più o meno, con gli stessi partecipanti. D’altronde parliamo di una regione, la Lombardia, leader mondiale dell’industria del mobile e quindi non potevano mancare i tavoli), l’argomento weekend a Milano era sempre all’ordine del giorno: cosa fare per aumentare il turismo nei fine settimana ?
In poco più di un decennio il mondo è cambiato ma, evidentemente, qualcuno non se n’è accorto. Si diceva: il 1° maggio scorso una notte in albergo a Milano costava l’80% in più del normale. Si pongono due domande: cosa è successo a Milano il 1° maggio? Cosa significa “normale”?
A titolo di cronaca, ricordiamo che il 1° maggio è stato inaugurato l’Expo e si è tenuto l’evento Armani per i 40 anni di carriera dello stilista. A Milano, per i vari eventi, è arrivato il mondo e i prezzi degli alberghi si sono mossi di conseguenza.
Con qualche click del mouse possiamo verificare che tre notti a Singapore dal prossimo 18 settembre (venerdì) costano 812 euro al Carlton e 1.008 euro al Novotel. A partire dal venerdì successivo, tre notti costano 378 euro al Carlton e 442 euro al Novotel. Il motivo? Nel weekend del 18 settembre a Singapore c’è il gran premio di Formula 1 e quindi gli alberghi costano più del doppio del “normale”.
Lo stesso fenomeno lo potremmo verificare in qualsiasi destinazione al mondo quando un certo periodo è più attrattivo di altri.
A questo punto si può perciò affermare che sia “normale” che il 1° maggio la notte in albergo sia costata l’80% in più di altre notti prive di eventi.
Ne consegue che il punto non è il prezzo della camera (prezzo che, è arcinoto, dipende dal mercato) ma la capacità di attrazione, la qualità dei servizi.
In questo mese le notizie sull’andamento del turismo in giro per il paese si sono sprecate: notizie di ogni ordine e grado. Non è mancato il divertimento.
Ma, rimanendo nel tema dell’attrattività, è il caso di riflettere su un altro fatto di questi giorni: l’acquisizione (per 40 anni) di 14 aeroporti di note destinazioni turistiche greche da parte di Fraport, società pubblica tedesca che gestisce l’aeroporto di Francoforte.
Scrive Michele Pignatelli su Il Sole 24 Ore del 19 agosto: «L’interesse di Fraport, che gestirà gli aeroporti in consorzio col gruppo greco Copelouzos, è del resto motivato: un terzo del flusso di passeggeri diretti ai 14 scali (22 milioni l’anno scorso, +19% annuale) arriva infatti da Francoforte».
Dubitando che a monte ci sia nei tedeschi la buona volontà di dare una mano ai fratelli greci, possiamo serenamente pensare che questa operazione dirotterà ulteriori flussi turistici verso il mar Egeo, sottraendoli probabilmente all’Adriatico e al nostro Sud.
Ci si augura che, sotto la spinta di questa acquisizione ad alto rischio per una parte importante della nostra industria ricettiva, si riesca finalmente a produrre una strategia che non sia centrata sul prezzo degli alberghi ma sull’insieme dell’offerta turistica.
Il prezzo fisso, in questa industria, è morto e sepolto. Da un bel po’.
Sostiene Antonio Preiti che di industria dell’ospitalità si deve parlare; e basta con il «nostro petrolio» e i «giacimenti culturali», «con la cultura non si mangia» e «l’Italia non deve diventare una Disneyland».
Passata l’estate, possiamo dedicarci a letture serie e istruttive: testi e articoli che, con molta lucidità, ci indicano la strada per sviluppare con forza un’industria che già oggi, nonostante tutto, pesa il 10 per cento del nostro pil.

Dennis Zambon è Docente di organizzazione delle strutture ricettive per il corso di laurea triennale in scienze del turismo e sviluppo locale presso la facoltà di sociologia dell’Università degli Studi di Milano-Bicocca, dal 2006 al 2011 Dennis Zambon è direttore generale della divisione business hotel di Atahotels, nonché, dal 2007, consigliere di gestione della stessa compagnia. Prima ancora è general manager del’Hilton Milan, mentre negli anni 1990 dirige il Forte Crest di San Donato Milanese (ora Crowne Plaza).

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