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Il Novecento: dal restauro al futuro

Di Floriana Lipparini, 2 marzo 2007

«Conservare il futuro: è lo slogan emblematico del convegno internazionale 2007 organizzato dalla Fondazione Novalia, nell’ambito di un discorso cominciato negli anni scorsi sul recupero del Novecento. Il convegno è appunto dedicato al Novecento e più in particolare alla “territorialità” – spiega l’architetto Matilde Pugnetti, presidente di Novalia -. Quando si associano complessità come “territorio” e “XX secolo” emergono argomenti come la riqualificazione ambientale di aree degradate; il restauro della grande mole di edifici e infrastrutture prodotta nel secolo scorso; la creazione di parchi per tutelare le emergenze naturalistiche; la necessità di rimettere ordine in territori e paesaggi urbani abusati e l’urgenza di politiche territoriali che considerino la qualità della vita come inscindibile dalla qualità dell’ambiente. Temi che a loro volta ne richiamano altri, come le tecnologie applicate al restauro, le nuove tecniche e i nuovi materiali di costruzione, gli esempi riusciti di riqualificazione urbana e quelli ancora in fase progettuale e, non per ultima, la sfida di armonizzare le testimonianze del passato più lontano col paesaggio che il XX secolo ha tanto brutalmente modificato. In nessun periodo storico l’ambiente urbano e quello naturale hanno subito trasformazioni più profonde».
L’armonia architettonica, la bellezza del paesaggio, il rapporto del costruito con l’arte e con il territorio sono temi di estrema importanza nell’ottica di un turismo finalmente più consapevole e sensibile anche alla destinazione, al contesto e al pregio della struttura stessa, che del paesaggio e, per così dire, di uno skyline fa comunque parte, per non dire dei problemi legati all’impatto ambientale rispetto alle tecniche di costruzione e alle scelte energetiche.
«Alcune zone sono state travolte dalle costruzioni in cemento armato, invece il modello di ogni nuovo edificio va valutato caso per caso, nel contesto complessivo. Il Lago Maggiore, ad esempio, si caratterizza come momento alto, pieno di architetture quotidiane novecentesche, mi chiedo se queste cose vengano capite. Era una meta di grande turismo, che ora sta rinascendo. Se lo trasformassimo in una foresta di architetture quel territorio perderebbe valore e identità. Molto meglio allungare la stagione turistica creando poli di attrazione, non solo spettacoli ma anche momenti colti aperti al pubblico, filmati, mostre multimediali. Il riuso degli edifici va affrontato con attenzione, quando le funzioni vengono cambiate, ma può esservi armonia anche nel contrasto, è la mediocrità a creare disastri. Capire il Novecento è una grande sfida non solo per le persone colte, il bello va guidato e tradotto, occorre dare orientamento, un senso critico costruttivo, riconoscere quello che è il bene culturale del Novecento, dopo che negli anni 60 il discorso speculativo ha rotto la complessità del costruire», precisa l’architetto.
L’area del Lago M«aggiore sarà uno dei temi affrontati nel convegno. A occuparsene sarà Paola Cerutti, capo dicastero Cultura del Comune di Ascona: «Il Territorio del Lago Maggiore in tutta la sua dimensione insubrica, costituito da lago e terra di confine tra Svizzera e Italia, rappresenta uno spazio geografico di rara bellezza e di particolare intensità e vivacità culturale, che favorisce il confronto-incontro tra le diversità culturali, consentendo quella crescita creativa, sociale e anche economica, fondamentale per l’arricchimento della società contemporanea. Esso ha visto modificare i suoi paesaggi e le sue architetture a fine ‘800 in particolar modo grazie ai viaggiatori che da nord calavano verso sud, con rinnovato slancio rispetto al passato, slancio dovuto al nuovo culto del Mediterraneo, da un lato; dall’altro lato, a parte il fervore intellettuale e artistico crescente, l’evoluzione commerciale e industriale nel corso degli anni successivi e per tutta la prima metà del ‘900. Oggi occorre prendere coscienza di quel patrimonio materiale e immateriale, attivando nuove sinergie tra la cultura antica di questi nostri luoghi e i nuovi scenari contemporane, ».
Tema portante del convegno sarà inoltre il rilancio dell’Eur, un esempio su scala urbanistica e di architettura del ‘900 di notevole pregio: «Si sta valorizzando il patrimonio di lastre fotografiche del progetto Eur, con l’esposizione di progetti non realizzati e foto di cantiere, che mostrano quelle che erano all’epoca le campagne romane, stimolando la riflessione su ciò che significa costruire nel bene e nel male, non solo fra gli addetti ai lavori, ma anche nella società civile che deve imparare a saper vedere, aprire gli occhi e riuscire a guardare il patrimonio architettonico del Novecento come capolavoro che ci trasmette cose eclatanti», conclude Matilde Pugnetti.

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