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Il lavoro e le compagnie internazionali

Di Antonio Caneva, 20 aprile 2001

Compagnie importanti, di rilevanza mondiale, come Sol Melia, sono arrivate in Italia con progetti di straordinario sviluppo a tempi brevissimi; compagnie di lusso asiatiche stanno organizzando la penetrazione nel nostro mercato; a Rimini, circostanza che mi pare straordinaria considerate le caratteristiche della zona e della catena in oggetto, ha aperto un Meridien Questi sono solo gli aspetti più appariscenti, perché direttamente recepibili, del processo di penetrazione dei grandi gruppi mondiali che si sta sviluppando nel mercato italiano. Il fenomeno di accorpamento e globalizzazione è una costante delle politiche economiche degli ultimi decenni, e non solo nel turismo, ma ritengo che in nessun altro contesto, come in Italia, causerà altrettanti significativi cambiamenti. Se ci soffermiamo soltanto ai risvolti che un tale processo avrà nella politica della gestione delle risorse umane, intuiamo l’importanza di quanto sta avvenendo. La frammentazione degli alberghi in Italia, di piccole dimensioni e poco legati a marchi importanti, ha talvolta favorito lo sviluppo, nelle aziende, di rapporti poco chiari, legati alla precarietà e con limitati percorsi di crescita professionale. Per converso, all’interno di una spirale negativa, la poca spendibilità delle professionalità acquisite, in molti casi non è servita da stimolo ad un impegno costante dei lavoratori. I grandi gruppi sono portatori di progetti formativi che, talvolta, hanno il limite di essere troppo calibrati sulla propria filosofia, ma rappresentano senz’altro l’opportunità per dare al comparto maggiore concretezza ed incidere nelle scelte professionali di tanti giovani, attualmente spesso legati al contingente, con una forte componente di precarietà. Alcuni numeri orsono abbiamo pubblicato la lettera di un barman che, assunto in un albergo di una importante compagnia, dopo una formazione all’estero, si lamentava della modesta retribuzione offertagli, che l’obbligava a tornare all’estero. Certo, anche le compagnie che arrivano non fanno politiche di elevate retribuzioni, però favoriscono dialoghi in termini di professionalità. La difficoltà poi nel reperire professionisti qualificati, in futuro farà la differenza e, già d’ora, si nota la disponibilità verso i migliori, e, per diventare i migliori, oltre alle doti naturali e di buona volontà, occorrono punti di riferimento certi che siano in grado di trasmettere cultura. Per questo, ritengo che, al di là delle pur tante aziende importanti già esistenti sul nostro mercato, l’accrescere delle grandi compagnie operanti in Italia sarà un fatto assolutamente positivo per il futuro delle professioni turistiche nel paese.

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