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Il golf: un’occasione da non mancare

L’Italia stenta a sfruttare le potenzialità di uno sport che genera un ingente flusso turistico, in grado di contribuire alla destagionalizzazione dell’offerta. Ma la Ryder Cup di Roma potrebbe presto cambiare le cose

L’Italia stenta a sfruttare le potenzialità di uno sport che genera un ingente flusso turistico, in grado

Di Massimiliani Sarti, 4 dicembre 2018

Una vera e propria risorsa per il turismo, che tuttavia in Italia non è ancora sfruttata a dovere. L’assegnazione della Ryder Cup 2022 a Roma è quindi un’occasione da non lasciarsi sfuggire per promuovere la Penisola come destinazione golf e incentivare gli investimenti nel settore. Ne è convinto Michele Pani, da sempre sportivo e appassionato di golf, ma soprattutto professionista dell’hôtellerie con un passato importante in realtà come Le Méridien e i Leading Palazzo Arzaga sul Lago di Garda, nonché Regina Baglioni e Majestic di Roma: «Nella mia carriera sono stato fortunato», racconta l’attuale direttore generale del Golf Club Monticello, a due passi dal Lago di Como, «perché ho avuto spesso la possibilità di coniugare la mia passione sportiva con quella professionale».

Ma nel golf come driver di sviluppo turistico Pani ci crede davvero: «Con i suoi 80 milioni di giocatori è infatti lo sport più praticato al mondo e soprattutto quello per cui si viaggia di più. Sono ben 24 milioni i golfisti che amano spostarsi per giocare su campi sempre diversi: arrivano soprattutto dal Regno Unito, dall’Olanda, dalla Germania e dai Paesi scandinavi in cerca di destinazioni più calde dove poter stare sul campo anche d’inverno».

Il golf rappresenta perciò un’importante risorsa di destagionalizzazione dell’offerta: «Nel periodo in cui ero al Le Méridien Algarve il periodo di picco era a febbraio: in quel mese facevamo il 95% di occupazione media, mentre chi non prenotava il tee-time con almeno un paio di mesi di anticipo rischiava di non poter neppure giocare, tanto forte era la richiesta. E pensare che nella zona gravitano una quarantina di campi a 18 buche…».

Ed è proprio questo uno dei limiti della proposta italiana: la mancanza di una regione con un’alta densità di green. «Quando si prende una settimana di vacanza sportiva», rivela infatti Pani, «il golfista ama provare sempre buche diverse. L’ideale sarebbe avere 12 o 15 campi da golf in un’area di circa 30-40 chilometri. Ma in Italia l’unica zona con una buona concentrazione è quella del Garda, dove ce ne sono una decina. Sicilia, Sardegna e Puglia vantano invece un’offerta di qualità, ma ancora troppo scarsa quantitativamente per competere con certe destinazioni spagnole, portoghesi, della Francia meridionale, e persino della Turchia, della Grecia e del Marocco».

Eppure, le nostre mete non avrebbero nulla da invidiare a quelle delle altre aree del Mediterraneo. Anzi: «Quando lavoravo nell’Algarve mi capitava spesso che amici e conoscenti mi chiedessero cosa facessi nel mio tempo libero. La mia risposta era una sola: gioco a golf, oppure scelgo di giocare a golf… Da noi invece le opportunità sul territorio non mancano. Tanto più che il turista sportivo si muove quasi sempre con gruppi di amici. A volte è anche accompagnato dalla propria partner. E quando non si gioca, la voglia di scoprire il territ0rio è molto alta».

C’è anche da sfatare un altro mito che in Italia stenta ancora a scomparire: «Il golf non è uno sport d’élite. Tanto per cominciare l’attrezzatura costa molto meno, per esempio, di quella necessaria per andare a sciare. Inoltre, soprattutto all’estero, non sono poche le associazioni di lavoratori e professionisti che organizzano viaggi golfistici oltre confine. In Algarve, tra dicembre e gennaio, ne accoglievamo moltissime, soprattutto dal Regno Unito, dove pressoché tutti amano lo sport a 18 buche e anche chi ha meno disponibilità economiche non rinuncia a una vacanza sportiva, magari in bassa stagione».

Allora perché in Italia il golf gode di meno attenzione di quella che meriterebbe? «Realizzare un campo non è solo un investimento decisamente oneroso di per sé. L’attività cui dà origine è pure particolarmente labour intensive», spiega Pani. «E i costi della manodopera da noi sono piuttosto elevati, paragonabili forse solamente a quelli che si sperimentano nel Sud della Francia. Per di più nella Penisola occorre spesso fare i conti con i tempi lunghi e la scarsa trasparenza della nostra burocrazia. Ecco perché i capitali, soprattutto stranieri, stentano a venire da noi».

Ed ecco perché la Ryder Cup può da questo punto di vista rappresentare un vero punto di svolta: «Disputata ogni due anni, la competizione che vede sfidarsi in tre giorni di gare i migliori dodici giocatori europei e americani è il terzo evento sportivo al mondo più seguito in televisione, dopo le Olimpiadi e i Mondiali di calcio», rivela sempre il direttore del Golf Club Monticello. «Garantisce quindi alla destinazione che la ospita un ritorno mediatico importante. Potrà perciò valorizzare anche la qualità dei nostri campi: gli unici in Europa a utilizzare esclusivamente prodotti biologici per il trattamento dell’erba». Una pratica che proprio nel 2018 ha garantito al Gardagolf Country Club, che ha ospitato l’Open d’Italia, di ottenere il premio sostenibilità del circuito europeo, da parte dell’Associazione internazionale dei tour operator di golf (Iagto).

Ma quali sono le caratteristiche specifiche del turista a 18 buche? «A parte la passione sportiva non è poi tanto dissimile dagli altri», osserva Pani. «Anche nei club privati come il nostro, il personale proviene perciò molte volte da ambienti alberghieri, possibilmente con esperienza nel mondo del lusso. Il rapporto che si crea con chi frequenta Monticello non è infatti sostanzialmente diverso da quello che si sperimenta nei resort di alta gamma. Con un paio di differenze specifiche: che in una struttura ricettiva tradizionale gli ospiti si fermano al massimo per una decina di giorni, mentre qui li accogliamo tutto l’anno. La relazione che si viene a creare è quindi ancora più profonda. Ma soprattutto, in un contesto golfistico, club od hotel non ha importanza, tutti i clienti amano parlare del proprio sport preferito. È dunque essenziale che chi ci lavora ne condivida almeno in parte la passione, padroneggiando termini e dettagli della disciplina, in modo da reggere agevolmente una conversazione sul tema».

 

Chi è Michele Pani

Michele Pani inizia la propria carriera professionale in Sardegna, al Forte Village, dove, a partire dal 1987, ricopre diversi ruoli di management: dal sales & marketing alla direzione dell’hotel Castello. Giocatore di golf fin da giovanissimo, durante la sua carriera ha modo di sfruttare tale passione in diverse occasioni, sia nelle sue esperienze internazionali ai Caraibi e soprattutto in Portogallo, dove tra l’altro è area director of sales & marketing del Le Méridien Algarve Hotel & Resorts, sia alla guida di resort italiani come Palazzo Arzaga sul Lago di Garda, il siciliano Donnafugata e il friulano Villaverde. Tra le sue altre direzioni importanti occorre inoltre ricordare quella del Majestic e del Regina Hotel Baglioni di Roma. Dal 2016 al 2018 è stato infine head of incoming & venue hospitality degli Internazionali d’Italia di tennis.

 

Il Golf Club Monticello

Il Golf Club Monticello è il più grande golf club d’Italia per numero di soci (1.600) ed estensione. Situato non troppo lontano da Milano, il complesso vanta due percorsi a 18 buche, uno dei quali ha ospitato ben sette edizioni degli Open d’Italia tra gli anni 1980 e 1990. La proprietà può inoltre contare su quattro piscine, sei campi da tennis, una palestra di 700 metri quadrati, sauna, bagno turco, sale per trattamenti estetici, un mini-club e un club del bridge, nonché ben 630 case private.

 

 

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