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Il fascino immutabile degli alberghi

Di Antonio Caneva, 24 settembre 2010

L’albergo è lo Chateau Marmont e la città Los Angeles. Ed è qui che è stato girato gran parte dell’ultimo film di Sofia Coppola, Somewhere, vincitrice del premio per il miglior film all’ultimo festival di Venezia.
Nello stesso film, con uguale risalto, è stata girata una scena al Principe di Savoia di Milano: probabilmente una forzatura perché vuole ripercorrere nella memoria un viaggio in cui la regista è stata con il padre a ritirare un premio a Milano; dico che probabilmente è una forzatura perché la piscina della suite all’ultimo piano in cui è stata girata una importante scena, a quei tempi non era ancora stata realizzata. Ma poco o niente importa: la verosimiglianza cronologica ha poco senso, gli alberghi vivono di un loro fascino che trascende dal contingente; sono dei luoghi non luoghi, spazi della memoria e delle emozioni. La stessa scena in cui, nella hall del Marmont, un cameriere suona la chitarra ha un valore simbolico.
Ogni albergo vive di una propria vita in cui le persone che ci lavorano e coloro che ci abitano sono parte di una rappresentazione: ogni posto diverso e con una propria vitalità, che lo identifica e lo rende diverso da tutti gli altri, siano essi lontani o vicini. La stessa Sofia Coppola ha girato Lost in translation al Park Hyatt di Tokio e anche in questo caso è riuscita a trasmettere l’essenza della struttura, con i propri ritmi e il proprio fascino.
Sono stato recentemente in Svizzera e, passando dal lago di Ginevra, ho fatto una deviazione per andare in montagna a Villars sur Ollon, dove oltre 40 anni orsono ho lavorato al Palace. Sapevo che l’albergo nel frattempo era diventato Club Med e quindi ero pronto a un cambiamento, non in positivo. Ho trovato, naturalmente, la struttura invecchiata, però con una nuova vita, più chiassosa e disordinata (come peraltro naturale in un villaggio turistico), comunque con una propria, attuale, personalità.
Alberghi, quasi come luoghi viventi, e non è necessario che siano il Whishire hotel di Pretty Woman per avere qualcosa da trasmettere: anche gli alberghi più modesti sono riconoscibili e unici; posti dove a ogni ritorno si ritrova una storia che nella visita precedente si era interrotta e che riprende e continua nel tempo.

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