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Il fascino del lusso orientale

Di Massimiliano Sarti, 13 febbraio 2009

Aprire un albergo in Italia o in Francia con la propria famiglia e vincere il titolo Ehma di Hotel manager of the year. Sono questi i sogni nel cassetto di Aurelio Giraudo, attuale general manager del tailandese SwissÔtel Nai Lert Park Bangkok. Oltre 20 anni trascorsi fuori dall’Europa, in un sorta di pendolo tra Asia e Africa che lo ha condotto a lavorare nelle strutture di alcuni tra i più prestigiosi brand internazionali come Sheraton, Shangri-la e Four Seasons, Giraudo ha vissuto a lungo lontano dalla propria nazione d’origine. Un’esperienza che il direttore del Nai Lert Park ha sempre considerato una straordinaria opportunità di crescita professionale e personale, senza che ciò gli abbia però impedito di sviluppare, nell’animo, un sottile velo di nostalgia per la propria terra d’origine.
«Girare il mondo è una cosa meravigliosa», racconta, infatti, Giraudo. «Ho sempre vissuto la necessità e la scelta di spostarmi da un hotel all’altro come un’occasione e non certo come un sacrificio imposto dalla mia professione. Una predisposizione al viaggio che devo, per la verità, in parte ai miei genitori, i quali, sin da piccolo, mi hanno abituato a viaggiare e ad apprezzare il contatto con gli usi e i costumi di molti paesi diversi. Ciò detto l’Italia però mi manca sempre. E la lontananza, mi ha spinto col tempo ad amarla ancora di più. Non solo spero così un giorno di ritornarci per aprire un albergo tutto mio, ma ogni anno scelgo di trascorrere le mie vacanze proprio in Italia, che non mi stanco mai di conoscere, scoprire e approfondire».
Ma lavorare in paesi così lontani dal proprio significa anche imparare ad avere a che fare con mercati molto diversi da quello europeo. «In Oriente, in effetti, il lusso tende a essere molto ostentato», prosegue così Giraudo. «La clientela asiatica di alto livello tiene particolarmente a fare sfoggio di quanto e di cosa abbia. Le strutture perciò sono spesso molto più grandi e lussuose che in Europa e offrono camere e servizi invidiati in tutto il mondo. Non che nel Vecchio continente non esista un’offerta paragonabile al lusso orientale. Semplicemente si paga, in media, tre volte di più. Anche perché qui in Tailandia il costo delle risorse umane è relativamente basso, senza però che ciò pregiudichi la professionalità del personale e la qualità delle strutture».
Cosa significa allora, per un general manager europeo, avvicinarsi a un ambiente lavorativo così diverso? «È molto stimolante. Occorre, infatti, saper mantenere il servizio sempre al massimo livello, non stancandosi mai, al contempo, di sviluppare il proprio prodotto. Soprattutto in Tailandia e a Taiwan l’ambiente, infatti, è particolarmente competitivo e il mercato, molto sensibile alle novità, è in moto perenne: un’evoluzione costante che costringe noi direttori a un continuo sforzo di aggiornamento per evitare di essere sorpassati dalla fantastica ma travolgente macchina dell’ospitalità asiatica, capace simultaneamente di seminare sempre nuovi prodotti e di raccoglierne i frutti a velocità sorprendente».
La Tailandia è però, secondo Giraudo, un mercato ancora emergente, in grado di dare a tutti la possibilità di investire e avere un ritorno economico in poco tempo. «Le principali caratteristiche di questa destinazione», specifica il direttore del Nai Lert Park, «sono la bellezza dei paesaggi, le spiagge immacolate e l’innata ospitalità di una popolazione sempre sorridente e piena di rispetto verso il turista. Ciò non vuol dire naturalmente che manchino le difficoltà. Il 2008, in particolare, si è rivelato molto travagliato, anche a seguito dei recenti eventi che hanno condotto all’esautoramento dell’ex primo ministro Somchai Wongsawat: una vicenda sicuramente drammatica che però i media internazionali hanno forse un po’ ingigantito, danneggiando oltre misura la nostra immagine. Non bisogna poi dimenticare che i mercati vicini in crescita, come la Cambogia, il Laos e il Vietnam, stanno ormai cercando di accaparrarsi una fetta del turismo tailandese, offrendo un prodotto simile al nostro, ma a prezzi ulteriormente più bassi. Anche se, per la verità, penso che ci vorranno ancora molti anni prima che la loro offerta possa raggiungere il livello della nostra».
Gran parte del motivo di tale vantaggio competitivo risiede, in particolare, nella qualità delle risorse umane tailandesi, che negli ultimi anni hanno compiuto grandissimi passi in avanti. «Fino a un po’ di tempo fa», spiega Giraudo, «per essere assunti qui in Tailandia bastava avere una bella presenza e conoscere qualche frase in inglese. Ora però il personale è molto più qualificato. Sono, infatti, sorte molte scuole alberghiere di alto livello e tutti gli hotel hanno programmi di training in grado di valorizzare i talenti migliori. Inoltre, sono ormai numerosi i professionisti dell’ospitalità locali che scelgono di lavorare all’estero per perfezionarsi, tant’è che, anche a seguito del crescente numero di strutture presenti sul territorio, il personale qui comincia persino a scarseggiare».
Il segreto per motivare il proprio staff e trattenere le risorse migliori è così per Giraudo quello di creare attorno ai dipendenti un ambiente lavorativo in grado di valorizzarli e di assicurare loro una carriera futura: «Ritengo però che la base essenziale di un’efficiente gestione delle risorse umane risieda soprattutto nel rispetto per gli altri: tratta gli altri come vorresti essere trattato tu. Non offendere mai la cultura e gli usi delle persone che ti stanno vicino e credi fortemente nelle cose che fai, certo che l’onestà ti porterà sempre avanti. Sono queste le massime in cui io credo fermamente e che cerco, con il mio lavoro quotidiano, di rispettare ogni giorno nel mio rapporto con i collaboratori».

Chi è Aurelio Giraudo

Dopo aver conseguito un master of art in hotel administration presso l’università di Shelbourne, a Dublino, Giraudo ha iniziato la propria carriera lavorando presso alcune tra le più rinomate strutture europee, come il Savoy di Londra e il George V di Parigi, per poi approdare in Oriente durante le Olimpiadi di Seoul del 1988. Da quel momento in avanti, l’attuale direttore del SwissÔtel Nai Lert Park Bangkok, parte del gruppo Fairmont & Raffles hotels and resorts, ha lavorato in varie strutture in Est Asia, in Medio Oriente e in Africa, in qualità di maître, di food and beverage manager, di resident manager e, infine, di general manager.
Durante la sua carriera ha conseguito, inoltre, numerosi premi internazionali. In particolare, dal 2005 al 2008, ha vinto per ben quattro volte consecutive, in due strutture differenti, il World travel award per il migliore business hotel della regione. «Per il futuro», spiega Aurelio Giraudo, «conterei di vincere ancora una volta il World travel award, ma soprattutto di riuscire a superare l’attuale crisi mondiale e di ritrovare la serenità di alcuni anni fa».

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