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Il Convention bureau nazionale è appena nato, ma è già nella bufera

Di Marco Bosco, 3 giugno 2011

A soli tre mesi dalla sua costituzione, il Convention bureau nazionale naviga già in acque agitate. Durante un’assemblea straordinaria il ministro del turismo, Michela Vittoria Brambilla, ha infatti rivoluzionato la composizione del consiglio di amministrazione appena costituito, scatenando la pronta reazione di Federcongressi&eventi che, si legge in una nota ufficiale, «si dissocia da qualsiasi decisione che il Convention bureau vorrà assumere» in futuro. L’associazione, in particolare, «prende atto della decisione del ministro» di ridurre il numero dei membri del cda da cinque a tre e del conseguente allontanamento dallo stesso consiglio di amministrazione del presidente di Federcongressi&eventi, Paolo Zona.
«Il nuovo presidente Mario Resca, l’amministratore delegato Paolo Rubini (direttore generale dell’Enit e unico riconfermato dal vecchio cda, ndr) e Rino Lepore, titolare dell’Harry’s bar di Roma, che sono i tre componenti del nuovo consiglio di amministrazione», ha dichiarato Zona, «sono tre persone rispettabilissime ma prive di specifica e continuativa esperienza nella meeting industry. Oltretutto, così composto, il cda non accoglie in seno alcun rappresentante delle imprese del settore, ruolo che, di fatto, nel precedente consiglio ricoprivo io. Ci chiediamo, perciò, quale e quanta strada possa fare un organismo così poco rappresentativo e ancora privo di un benché minimo piano industriale. Federcongressi&eventi guarda invece con attenzione e interesse al progetto interregionale Mice Italia, presentato il mese scorso a Roma e che nei prossimi mesi sottoscriveremo. Il progetto si ispira a quell’idea di networking tra istituzioni territoriali e imprese, già fautrice, negli anni passati, del successo di Italia for Events».
Alla voce di Paolo Zona si è aggiunta, peraltro, anche quella della delegata di Federturismo-Confindustria per la meeting industry, Anna Rosa Miele, che ha sottolineato come l’assetto del Convention bureau nazionale non soddisfi neppure la sua associazione, perché «non dà spazio alla rappresentanza delle imprese, che dovrebbero poter dare l’apporto di esperienza vera e di conoscenza del settore che solo esse hanno. Il bureau potrebbe essere uno strumento utile per il rilancio nel nostro comparto, ma deve essere gestito con competenza e con attenzione alle imprese. Siamo partiti col piede sbagliato. Confido che almeno nel comitato allargato, che dovrà essere costituito, si potrà dare spazio a tutte le rilevanti organizzazioni di rappresentanza della meeting industry».

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