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Il co-working alla conquista degli hotel

Di Job in Tourism, 6 dicembre 2018

Secondo un recente studio della testata Deskmag, nel 2017 esistevano già qualcosa come 13.800 spazi di co-working in giro per il mondo. Ambienti capaci di accogliere circa 1,2 milioni di professionisti. A seguito della diffusione della cosiddetta «gig economy» (ossia della digitalizzazione dell’economia, ndr), tale cifra, racconta questa volta Emergent Research, sarebbe destinata ad aumentare ulteriormente, fino a quota 26 mila ambienti di co-working e 3,8 milioni di utenti totali entro il 2020. Dati piuttosto impressionanti, che non mancano ovviamente di attirare l’attenzione anche dell’industria dell’ospitalità. Gli spazi degli hotel si prestano bene, infatti, a essere utilizzati a questo scopo. E non pochi sono gli esperimenti già operativi un po’ in tutto il mondo.

Compresa l’Italia, dove ha per esempio recentemente aperto il fiorentino The Student Hotel – Lavagnini, che fa proprio dell’offerta di spazi di co-working uno dei suoi principali punti di forza. Non solo: durante la fiera Expo Real di Monaco di Baviera, un gruppo di investitori e operatori dell’hôtellerie ha discusso a lungo delle opportunità che il nuovo modo d’intendere il lavoro potrebbe aprire per l’industria dell’accoglienza.

Insomma, il trend è decisamente in atto e ora arriva anche un report degli uffici olandesi di Horwath Htl a corroborarne l’importanza. Per chi intenda sviluppare alberghi con spazi di co-working, rivela lo studio, è però essenziale rispettare poche regole semplici. Tra queste, la necessità di assicurare un’offerta flessibile, dotata sia di ambienti vibranti e social, sia di zone più tranquille, dove si possa lavorare da soli, nonché di piccole sale meeting in cui condurre riunioni private.

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