Job In Tourism > News > Risorse umane > Il candidato perfetto non esiste

Il candidato perfetto non esiste

Quello che è un limite (le passioni) è in realtà la nostra specificità, il codice personale con cui abbiamo accesso al mondo. Ricordarlo è bene, soprattutto in fase di selezione

Quello che è un limite (le passioni) è in realtà la nostra specificità, il codice personale con cui abbia

Di Mary Rinaldi, 5 ottobre 2018

www.resumehospitality.it

Esiste tutta una filmografia (Equilibrium, Equals, Il mondo nuovo…), in cui viene ipotizzato un mondo perfetto, nel quale lo scopo principale è evitare guerre e miseria. E ciò mediante il controllo delle emozioni e dei sentimenti, ritenuti la base degli istinti e delle passioni che portano ai conflitti. In scenari post-apocalittici, le prospettive di sviluppo in questi fanta-mondi sono la conquista dello spazio, il controllo delle masse, la ricerca.

Ma essendo messe al bando le passioni, in quanto ritenute pericolose o quanto meno inutili, non esistono dimensioni quali l’amore (sostituito dal concepimento in vitro), l’amicizia (sostituita da asettici rapporti fra colleghi), la rabbia o l’entusiasmo e via dicendo. Sono pertanto vietate non solo le emozioni ma tutto ciò che le può veicolare: dai giocattoli ai colori, dalla moda alle risate, dalla musica al cibo etnico. Ogni aspetto della vita quotidiana dei popoli è sostituito da rigide procedure standardizzate e messe a punto in laboratorio.

In un mondo del genere, io non avrei lavoro! Test psico-fisico-attitudinali sofisticati e avanzati sarebbero sufficienti a collocare le persone nelle rispettive caselle, alias funzioni di lavoro, o spostati secondo le necessità stabilite nelle alte sfere, al di là di concetti quali il carrierismo, l’ambizione, la spinta alla crescita, il desiderio e la soddisfazione di impegnarsi per evolvere. Un’autorità suprema stabilirebbe chi, dove, quando e perché, secondo l’assoluto criterio della autoconservazione della specie.

Non ci sarebbero candidati che arrivano in ritardo, o che si propongono per posizioni diverse dalla loro, spesso senza averne i requisiti; o clienti che non trovano la persona giusta, che fanno fatica, a volte a torto, altre a ragione. Io non dovrei mediare, connettere le persone, verificare che l’esigenza aziendale si incastri con la competenza dei miei candidati, favorire la migliore espressione non solo delle potenzialità ma di quanto già è in essere, concentrarmi per illustrare ai candidati il plus della proposta lavorativa, mettere bene in ottimale evidenza, e soprattutto onesta, il professionista che presento al mio committente. Tutto sarebbe affidato a un software, che in maniera scientifica avrebbe la funzione di metterci al riparo da errori, il cui margine sarebbe ridotto al minimo. E in caso di quel minimo, zac…, la persona verrebbe sostituita e rimpiazzata in maniera rapida e soprattutto indolore. Già: vivremmo in un mondo privo di passioni; niente sarebbe più facile.

Superfluo pensare come tutto questo appaia inquietante, deprimente, immensamente triste. Le passioni e le emozioni sono le nuances della nostra esistenza e soprattutto ciò che ci conferisce unicità, in quanto non esistono due sole persone che abbiano la stessa miscela di sentimenti combinati con il carattere, la personalità, le esperienze individuali, i ricordi… Quello che è un limite (le passioni) è in realtà la nostra specificità, il codice personale con cui abbiamo accesso al mondo. Ricordiamocelo, quando cercheremo nelle persone e nella scelta di esse una perfezione che non c’è.

 

*Mary Rinaldi è partner di Resume Hospitality Executive Search, divisione indipendente Job in Tourism dedicata all’head hunting, alla consulenza e alla formazione in tema di risorse umane nel settore hospitality.

 

Comments are closed

  • Categorie

  • Tag

Articoli Correlati