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Il bel vizio dell’head hunter

La straordinaria professione di chi mette in relazione chi cerca lavoro e chi lo offre

La straordinaria professione di chi mette in relazione chi cerca lavoro e chi lo offre

Di Job in Tourism, 11 febbraio 2016

È un vizio. Un bel vizio. Occuparsi di persone: osservarle, conoscerle, immaginarne le vite, ascoltarle, incuriosirsene, cercare aspetti connotanti, scoprire elementi di unicità, sperimentare l’irripetibilità? Tutti coloro che hanno compiuto studi in discipline psicologiche e/o sociologiche sono appassionati a questi temi: le persone, gli esseri umani, diventano oggetto d’indagine, focus di osservazione, prospettiva di analisi; ci viene naturale guardarle, in treno, in metro, per strada, al ristorante, in un museo, a un concerto, a una festa. In maniera spontanea notiamo come si muovono, come si esprimono, come interagiscono con le altre persone; se parlano a voce alta, se in un gruppo o in una coppia emergono o restano defilate, se hanno atteggiamenti da leader o se ascoltano e basta; come si vestono, come usano gli oggetti, come guidano in città o in montagna, all’estero, ovunque.
Se poi questo forte e spiccato interesse viene applicato al mondo delle imprese, non ci si può che occupare di quelle che in linguaggio organizzativo si chiamano risorse umane. Che trovo sia un termine stupendo: la risorsa fa pensare a ricchezza, capacità, dote, qualità. Umana poi? Cosa c’è di più appassionante a cui accostarsi? Ecco, ricompare il vizio… L’head hunter mette in relazione chi cerca lavoro e chi lo offre. Si muove e vive pertanto tra esseri umani, è circondato da uomini e donne. Il materiale che maneggia, tratta, “lavora” è umano.
Amo dire sempre che lavoro al servizio delle aziende: sono loro che mi “comprano”; comprano la mia azione professionale, mi conferiscono un incarico, mi assegnano la loro fiducia e mi pagano. Sono al loro servizio, su questo non ci piove. Ma non di meno accolgo i candidati, li intervisto, li ascolto, entro in relazione con un gran numero di persone, ognuna portatrice di storie, professionali e personali, ricche di aneddoti, di esperienze di ogni tipo, di competenze complesse e articolate maturate nei più disparati contesti, spesso in giro per il mondo. Incontro persone sorprendenti, che varcando la porta del mio ufficio suscitano le emozioni e le impressioni più diverse: c’è chi si fa riconoscere fin dalla tipologia della stretta di mano, e chi invece sorprende nel corso del colloquio e ti costringe a cambiare idea, a sottoporre a verifica la prima impressione, a tenere sotto controllo i sentimenti, a mettere in discussione la propria opinione, a sviluppare un’osservazione oggettiva, a dedurne una valutazione imparziale.
Faccio l’head hunter perché mi piacciono le persone o mi interessano gli esseri umani e non potevo che studiare psicologia? Bella domanda! È come chiedersi se è nato prima l’uovo o la gallina. Ho rinunciato da tempo a rispondere a questa domanda, ho il dubbio che non abbia alcuna importanza. So per certo però che chi fa il mio mestiere debba essere dotato di strumenti specifici. E che farebbe bene a coltivare la conoscenza, ad approfondire la pratica, a non smettere di appassionarsene. In una parola: a non abbandonare il “vizio”.

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