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Iata: la felicità dei passeggeri non genera profitti

Di Job in Tourism, 26 novembre 2015

È l’incubo di qualsiasi professionista di marketing del comparto aereo, ma pare che stia davvero diventando realtà: i voli sono percepiti sempre più come una commodity, per cui la “qualità” del viaggio ha meno importanza di altri fattori e in particolare della leva prezzo. È quanto emerge da una recente ricerca condotta dalla International air transport association (Iata) su oltre 60 mila passeggeri, 30 aviolinee e 39 hub internazionali, i cui dati sono stati rivelati in occasione del recente World passenger summit di Amburgo. La storia è semplice: al contrario di quanto avviene in molti altri comparti economici, lo studio evidenzia come non esista una correlazione diretta tra il comfort percepito dai passeggeri e i profitti delle linee aeree. Ciò spiegherebbe peraltro bene il successo delle low-cost, con il loro modello di business focalizzato più sull’ottimizzazione di costi e spazi, piuttosto che sulla qualità del prodotto. Ma le cattive notizie per le linee aeree tradizionali non finiscono qui: i continui upgrade, che queste si sforzano di introdurre soprattutto per la classe business (come per esempio i sedili che si reclinano completamente: i cosiddetti flat beds), genererebbero infatti effetti positivi molto limitati nel tempo. E questo perché ogni novità, dopo poco, sarebbe data per scontata dai viaggiatori. L’unica consolazione rimasta ai colossi dei cieli è così il valore del brand: a parità di hardware pare che i passeggeri apprezzino maggiormente l’esperienza di volo sugli aerei griffati dalle compagnie più conosciute. E su tale specifico aspetto, le major dei cieli godono sicuramente di un vantaggio competitivo. Almeno per ora.

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