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I vantaggi del cambiamento

Di Massimiliano Sarti, 4 dicembre 2009

Andrea Lucio Luri non pare proprio stancarsi di presiedere agli opening di nuovi hotel. Dopo l’esperienza al Castello del Nero di Tavarnelle Val di Pesa, in provincia di Firenze, si è infatti recentemente lanciato nella nuova avventura del Principe: una struttura a vocazione luxury in fase di costruzione a Forte dei Marmi, la cui inaugurazione ufficiale è prevista per il 1° di marzo del prossimo anno. «Non riesco mai a stare fermo troppo a lungo nello stesso luogo: ho bisogno di nuovi stimoli», racconta lo stesso Luri. «Dopo cinque anni ricchi di soddisfazione al Castello del Nero era giunto così per me, e per il bene dello stesso resort, il tempo di cambiare e di accettare nuove sfide. Sono, infatti, convinto che affrontare situazioni inedite spinga un general manager a dare il meglio di sé. Ed è un vantaggio anche per le strutture ricettive, a cui cambiare con la giusta frequenza il proprio direttore permette di evitare che il proprio staff si adagi un po’ sugli allori delle abitudini consolidate, nonché di apportare una salutare ventata di aria nuova nelle forme dell’ospitalità».
Domanda. Ma così non si rischia di scontentare i clienti abituali?
Risposta. C’è questo rischio, obiettivamente. Ma i tempi sono cambiati. E oggi gli ospiti attratti dalla rassicurante presenza di una direzione costante nel tempo sono ormai in percentuale inferiore rispetto ai clienti alla ricerca di novità. Perché il viaggiatore del lusso, dando per scontata l’eccellenza del servizio, desidera soprattutto fare esperienze capaci di stupirlo. E a testimoniare questa evoluzione c’è pure la sempre più affermata tendenza alla prenotazione last minute. Che non è certo il comportamento tipico del cliente abituale.
D. Ha già in mente qualcosa per stupire gli ospiti del Principe?
R. Stavo pensando di introdurre la nuova figura del pool butler: un maggiordomo da piscina e da spiaggia, dato che noi affacciamo sul mare, a disposizione dei nostri ospiti anche mentre si trovano sul lettino a prendere il sole.
D. E come le è venuta in mente questa idea?
R. Sinceramente?
D. Sì.
R. In maniera abbastanza casuale: una sera mi trovavo a bordo piscina a discutere del progetto del nuovo hotel con Klaus Müller, l’architetto che ne sta curando la realizzazione. A un certo punto è come se si fosse accesa una lampadina. Ne ho parlato subito con Klaus, che ha trovato l’idea ottima, e così ho deciso che il Principe avrà i suoi pool butler.
D. A proposito di architetti: a volte i direttori degli hotel si lamentano che i progetti sono magari belli da vedere, ma poco funzionali dal punto di vista operativo. È utile un confronto diretto tra il general manager e chi sovrintende ai lavori di costruzione?
R. Sicuramente sì. Con Klaus, in particolare, mi sto trovando benissimo e abbiamo instaurato un ottimo rapporto di collaborazione reciproca.
D. Quali sono, generalmente, i suggerimenti più utili che un direttore d’albergo può dare a un architetto?
R. Dipende ovviamente dalle varie situazioni. Diciamo però, in linea generale, che non sempre gli architetti si rendono conto degli spazi necessari alla parte di back office. Chi ha poca esperienza di hôtellerie operativa spesso non si riesce neppure a immaginare la mole di lavoro necessaria a portare una pietanza al tavolo o a tenere una camera pulita. Parte di tali attività, in particolare, si svolge lontano dal proscenio e necessita perciò di uno spazio dietro alle quinte sufficiente per essere portata a termine. E poi, spesso, occorre ricordare agli architetti che i materiali di un hotel si usurano più velocemente e devono essere puliti molto più spesso che in un appartamento.
D. Su quali tipologie di clientela intende concentrarsi, una volta aperto il Principe?
R. Data la natura della destinazione, pensavo a un target giovane ed eterogeneo dal punto di vista della nazionalità.
D. A quali mercati sta pensando, in particolare?
R. Sicuramente a quelli russi e arabi, che qui a Forte dei Marmi sono già molto importanti. E poi ai tradizionali bacini di provenienza della domanda del lusso europea, come il Regno Unito e la Germania. Soprattutto, però, vorrei attirare la clientela americana. È per questo motivo che ho già avviato le pratiche per l’affiliazione del Principe ai Leading hotels of the world: anche grazie al nuovo corso inaugurato dall’attuale amministratore delegato Ted Teng, che ha introdotto criteri di selezione ancora più severi rispetto a prima, il brand rappresenta infatti una vera e propria carta d’identità per chiunque voglia approcciare il mercato a stelle e strisce. E noi avremo il difficile compito di far scoprire agli americani dove si trova Forte dei Marmi sulla cartina della loro tanto amata Toscana.
D. Curare l’opening di un hotel significa anche formare ex novo un team di lavoro. Quali caratteristiche ha il suo operatore d’albergo ideale, al di là delle competenze tecniche necessarie al ruolo che deve ricoprire?
R. Onestà, flessibilità e velocità di apprendimento. A partire da una base sufficiente di competenze tecniche, preferisco, infatti, collaborare con una persona capace di adattare la propria professionalità alla personalità dell’hotel in cui lavora, piuttosto che con qualcuno di tecnicamente perfetto ma rigido e privo di qualsiasi spirito di adattamento.
D. E quanto conta la creazione di un team armonico, affiatato e in sintonia con la struttura in cui dovrà operare?
R. Moltissimo: è uno degli aspetti delle aperture che ritengo più importanti e che, oltretutto, mi affascina di più. Tanto che, in occasione della mia esperienza di opening precedente al Castello del Nero, condussi circa 700 colloqui per selezionare una squadra di circa una sessantina di collaboratori.
D. Può dare qualche consiglio, allora, a chi vorrà candidarsi a lavorare per il Principe?
R. Quello di essere se stesso. E poi di mostrare una buona dose di umorismo. Non si può lavorare sempre come se fosse appena morto il gatto. Con un sorriso i problemi si risolvono prima e meglio. E poi la perfezione nell’accoglienza si raggiunge quando in un albergo le cose succedono senza alcuno sforzo apparente.

Chi è Andrea Lucio Luri

Nato a Milano 36 anni fa ma cresciuto all’estero, si avvicina al mondo dell’ospitalità 5 stelle ricoprendo il ruolo di assistant food & beverage manager al Villa d’Este di Cernobbio (Como). La carriera di Luri passa successivamente per Villa la Massa a Firenze e quindi, in Asia, con il gruppo Shangri-La. Rientrato in Italia, è direttore del Regency di Firenze e del Lord Byron di Roma: due boutique hotel 5 stelle facenti parte dei Leading hotels of the world. Si reca quindi nei Caraibi, per guidare la riapertura del K Club di Barbuda. Nel 2005 ritorna in Italia dove apre e dirige per quasi cinque anni il Castello del Nero, in provincia di Firenze, prima di diventare managing director della Principe Hotel Management: una nuova realtà di cui sta curando lo start-up, a partire proprio dall’apertura del Principe di Forte dei Marmi, in provincia di Lucca.

Identikit del Principe

Il nuovo hotel in costruzione a Forte dei Marmi sarà dotato di 30 suite (a cui l’anno successivo si dovrebbe aggiungere un’ulteriore quarantina di camere realizzate in un altro edificio connesso al primo da un tunnel sotterraneo), nonché di due piscine: una esterna e una coperta. Ci sarà anche una spa da 600 metri quadrati con sauna, bagno turco e bania, nonché due ristoranti, di cui uno di cucina internazionale e l’altro, sul roof top dell’albergo, specializzato in un’offerta gourmet incentrata soprattutto sui prodotti del territorio.

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