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I trend nella cucina di Alessandro Circiello – 01-08-2008

Di Job in Tourism, 1 agosto 2008

www.alessandrocirciello.com

La gastronomia italiana ha espresso nel corso dei secoli una serie di prodotti unici. Si tratta di eccellenze che non hanno uguali nel mondo: dal classico e antico Parmigiano ai prodotti della norcineria, passando per carni pregiate come la Chianina nonché per altri ineguagliabili prodotti dell’agricoltura. A voler citare solo pochi nomi si ha davvero l’imbarazzo della scelta. Non si sa, in altre parole, da dove cominciare per non far torto a nessuno.
Ciò che però posso dire senza alcun timore di essere smentito è che la nostra gastronomia è apprezzata, senza eccezioni, in tutto il mondo, persino per le sue proposte più semplici. Basti pensare, per esempio, a quanto gli stranieri amino il nostro cappuccino e i nostri gelati artigianali.
I nostri prodotti ottengono tale successo universale perché esprimono secoli di cultura: un susseguirsi di generazioni che hanno apportato miglioramenti all’allevamento, all’agricoltura e alle tecniche di trasformazione degli alimenti in un continuo scambio con l’ambiente, che, co-protagonista di questa grande storia, ha garantito quei livelli di qualità eccellenti non riproducibili altrove. Tutto il mondo riconosce, infatti, la validità del made in Italy, mentre i più celebri economisti internazionali ci dicono che perseguire e migliorare la qualità e l’unicità della nostra grande tradizione è la strada giusta per avere un futuro prospero, al riparo, tra l’altro, da alcuni dei più preoccupanti scenari che la globalizzazione in corso fa prospettare.
Ciononostante è proprio da alcuni di noi che spesso vengono gli attacchi al nostro sistema di eccellenze. Capita, infatti, sovente che proprio gli italiani si lascino attrarre per primi da esotiche sirene, oppure si facciano incantare da tecniche improbabili come la liofilizzazione o la cucina omogeneizzata. A volte, sembriamo quasi dei bambini, che, con la leggerezza propria della loro età, sono pronti a buttare tutto a mare per seguire la prima bolla di sapone che volteggia nell’aria.
Io, si badi bene, non ho nulla contro la ricerca, anzi. Ma credo che sia altrettanto necessario affermare con forza come il futuro della nostra gastronomia possa solamente risiedere nella tradizione dei prodotti radicati nella nostra cultura e nel nostro territorio: una tradizione, naturalmente, che non è semplicemente ancorata al passato, ma che si rinnova continuamente grazie alla creatività, alla serietà e all’impegno dei propri interpreti.
È questo un messaggio che occorre veicolare anche ai consumatori, per metterli in grado di spendere meglio i propri soldi e di scegliere i prodotti migliori, generando, in questo modo, una domanda virtuosa capace di contribuire a modificare l’offerta del mercato stesso. Solo così si può, infatti, pensare di creare una reale collaborazione tra consumatori e operatori del settore gastronomico, in grado di portare grande giovamento a tutto il comparto della ristorazione e, più in generale, all’intera economia italiana.

LA RICETTA: Zuppa fredda di pomodoro e basilico con tartare di spigola

Ingredienti per 4 persone:
Pomodori rossi g. 800, basilico g. 50, sedano g. 100, cipollotto fresco g. 20, spigola affettata g. 600, finocchiella selvatica, scorza di limone, sale e olio extra vergine d’oliva qb.

Procedimento:
Cuocere in casseruola il pomodoro privo della pelle esterna e dell’acqua interna di vegetazione, con poco olio, il cipollotto e il sedano.
A parte, tritare a punta di coltello la spigola, poi unire la scorza di limone e la finocchiella fresca
Frullare quindi il pomodoro, unendo del basilico e dell’olio a filo.
Composizione: disporre in un piatto fondo la tartare di spigola con l’aiuto di un cerchietto di acciaio. Ultimare con la zuppa fredda al pomodoro, basilico e olio a giro

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