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I profili del turismo sono sempre più digital

Ma non mancano le richieste per ruoli dalle competenze più tradizionali. I consigli Tfp di Adecco Tourism & Fashion e Gi Horeca

Ma non mancano le richieste per ruoli dalle competenze più tradizionali. I consigli Tfp di Adecco Tourism &

Di Marco Beaqua, 12 gennaio 2017

Il turismo è web e social, ma non si dimentica delle competenze tradizionali dell’accoglienza. È questo, in sintesi, il quadro delle professioni emergenti tratteggiato da due protagonisti del prossimo Tfp Summit come le agenzie per il lavoro Adecco Tourism & Fashion e Gi Horeca di Gi Group. «Nell’industria dei viaggi e dell’ospitalità continua ad aumentare la richiesta di professioni legate al mondo della rete 2.0», racconta in particolare la candidate manager operations di Adecco Italia, Simona Lasalvia. Si fanno così strada ruoli come quello dell’e-reputation manager, «con il compito di individuare i trend che emergono da Internet e di monitorare le opinioni degli utenti», nonché del social media developer e dell’online travel consultant.
Ma il web naturalmente non è tutto. Tra gli altri profili oggi in grande spolvero molti seguono più in generale i trend di mercato del momento. È il caso per esempio, spiega sempre Simona Lasalvia, del personal shopper specificamente dedicato alla clientela cinese. Una figura che, oltre alla lingua dell’ex Celeste impero, deve evidentemente anche conoscere gusti ed esigenze dei viaggiatori del paese del Dragone.
Una visione ampiamente condivisa anche dall’implementation expert Gi Horeca, Francesca Discepoli: «Nell’ottica del cambiamento delle modalità di prenotazione, e in coincidenza con l’aumento dell’alfabetizzazione informatica e più in generale dell’uso del web, ambiti di sicuro interesse sono oggi le specializzazioni che permettono la gestione dell’immagine e il corretto posizionamento in rete delle strutture ricettive, oltreché il controllo della reputazione degli hotel all’interno dei circuiti delle varie community attive su Internet». Ecco allora la crescente rilevanza di ruoli come quelli del community e del social media manager, nonché degli addetti al web marketing. «Un interesse notevole, sempre per rimanere nell’ambito della comunicazione», prosegue Francesca Discepoli, «riveste soprattutto la ricerca di personale in grado di gestire, controllare e veicolare l’immagine della propria compagnia od hotel attraverso i social, con particolare riferimento all’e-reputation manager».
Ancora una volta, però, non mancano gli spazi per i ruoli più tradizionali dell’hôtellerie, specialmente nell’ambito del lusso: «Le imprese dell’ospitalità uplevel hanno sempre più bisogno di competenze e figure capaci, all’interno dell’hotel, di volgere la direzione del servizio verso il tailor made», specifica ancora l’implementation expert Gi Horeca. «Cresce di conseguenza la richiesta di profili quali il guest relation manager oppure il guest experience manager».
Molti perciò i consigli dedicati a chi fosse interessato a queste o ad altre posizioni aperte presso i tanti stand che animeranno le sale del Milan Marriott il prossimo 3 febbraio. In primis, suggerisce Francesca Discepoli, sono assolutamente da evitare «gli atteggiamenti di chiusura e di eccessivo irrigidimento, che potrebbero essere interpretati male soprattutto se la posizione per cui ci si candida è nell’ambito dell’hospitality o comunque del servizio al cliente». Ma altrettanto negativo è anche l’approccio contrario, ossia i comportamenti eccessivamente informali o troppo confidenziali, che non rispettano le regole di base di un normale colloquio di selezione. Non bisogna tuttavia neppure preoccuparsi in maniera esagerata: perché si tratta di «errori tutti correggibili durante l’approfondimento del colloquio stesso».
Ma quali sono gli elementi principali a cui i recruiter guardano per stilare la valutazione complessiva di un candidato? «Un buon selezionatore si affida senz’altro al colloquio. È bene però ricordare che il primo screening si fa sempre leggendo un curriculum, mentre l’ultima decisione viene presa informandosi in modo approfondito sul potenziale profilo da assumere, prendendo in considerazione anche le sue attività sui social», riprende Simona Lasalvia di Adecco. «È perciò fondamentale che il candidato ci segnali i riferimenti di professionisti con cui ha collaborato in passato, per effettuare un primo check rispetto alle competenze soft e hard relative al ruolo. Inoltre troviamo altrettanto utile fare un controllo sulle informazioni reperite tramite i social network, da cui possiamo spesso evincere i tratti caratteristici del candidato».
E proprio per la crescente rilevanza che il web 2.0 sta assumendo nelle pratiche di selezione del personale, il gruppo Adecco ha recentemente lanciato un’attività di formazione ad hoc dedicata alle leve più giovani (iscritti alle scuole superiori e maturandi). «Il progetto», conclude ancora Simona Lasalvia, «si è tradotto in una serie di contributi video ideati per spiegare come utilizzare al meglio i social, e per sottolineare l’importanza di costruire una reputazione digitale adeguata attraverso un loro uso corretto».

Costa Crociere cerca persino dei casari

L’avreste mai detto? Tra le professioni nuove del turismo c’è anche il casaro che si occupa della produzione della mozzarella. Almeno a bordo delle navi griffate Costa Crociere. E insieme naturalmente ad altri ruoli più facilmente intuibili, ma di cui cresce la domanda in mare. Lo spiegano, in vista della loro partecipazione al Tfp, Alessandra Bezerra Nunes e Stefano Giampedroni del talent acquisition department della compagnia genovese. «Tra le altre professioni del momento troviamo il personal cruise consultant, che gestisce la vendita di crociere a bordo, l’hr director, ossia il direttore del personale su ciascuna nave della flotta, e il learning officer: il trainer di bordo che si occupa dell’organizzazione e dello svolgimento in aula delle principali attività di formazione; una figura che noi riteniamo chiave in ottica di sviluppo delle competenze dell’equipaggio».
Ma non possono certo mancare neppure gli evergreen. In primis tutte le figure legate al dipartimento hospitality, tra cui i receptionist e gli addetti alla guest relation: «Sempre al centro del nostro servizio, sono elementi chiave per poter offrire un’accoglienza di elevata qualità e mantenere un vantaggio competitivo nel settore». E poi ancora tutti i ruoli legati alla “cambusa”, in quanto Costa mira proprio a distinguersi per la propria proposta di cucina italiana. Infine ci sono i profili dedicati ai tour: «È solo grazie ai nostri accompagnatori turistici che noi possiamo offrire ogni giorno decine di fantastiche escursioni in tutto il mondo». Quale allora il consiglio per chi ambisse a una posizione a bordo? Facile, concludono Alessandra Bezerra Nunes e Stefano Giampedroni: «Essere semplicemente se stessi e non presentarsi al colloquio indossando una maschera di comodo».

Per i selezionatori di Gardaland l’importante è incontrare persone genuine

Lavorare a Gardaland è senz’altro un’esperienza non comune, anche per chi vanta una carriera importante alle spalle. Vivere la propria professione all’interno di un vero colosso dell’intrattenimento come il parco situato sulle sponde del Lago di Garda non può infatti non lasciare in qualche modo il segno.
Eppure le competenze e le attitudini necessarie al candidato ideale non sono poi tanto diverse da quelle richieste in qualsiasi struttura ricettiva al mondo: «Grande flessibilità, capacità di adattamento e attenzione ai dettagli. Il tutto condito con una certa propensione a “pensare in grande”. Cerchiamo insomma quello stile impeccabile necessario a rendere davvero l’esperienza dell’ospite un momento memorabile», rivela la human resources director di Gardaland, Lia Maistrello.
Per chi verrà a Milano il prossimo 3 febbraio, e desiderasse incontrare i selezionatori del parco, il consiglio non può perciò che essere il seguente: «Essere se stessi, provando davvero a trasferire la passione per il proprio mestiere e per la propria vocazione professionale».

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