Job In Tourism > News > News > I professori non ci chiedevano se ….

I professori non ci chiedevano se ….

Di Antonio Caneva, 29 aprile 2005

Ero a Città di Castello per presentare una relazione a un convegno internazionale (di cui parlo in altre pagine del giornale) e, nel corso dell’incontro, il preside dell’Istituto che ci ospitava e che fungeva anche da moderatore, proponeva una sua riflessione: i giovani, inseriti nel mondo del lavoro al termine dei corsi di studi, sarebbero poi stati felici?.
Mi sono ricordato di una bella e triste, vecchia canzone di Luca Carboni, in cui si diceva: «I professori non ci chiedevano mai se eravamo felici» e sulla quale di tanto in tanto mi trovo a riflettere per trovare analogie tra la giusta aspirazione alla felicità e la necessità di svolgere un lavoro, con tutto ciò che comporta: impegno, necessità di migliorare le proprie prestazioni, doversi adeguare alle strutture in cui si è inseriti e confrontarsi con il sistema, necessità spesso di rinunciare a opportunità contingenti.
È indubbio che il trapasso dal mondo della scuola a quello del lavoro non è sempre facile, per la diversa tipologia delle prestazioni richieste, condizionate da una realtà legata alla produzione in cui si attendono prestazioni adeguate sia in termini di performance sia di compatibilità con il sistema.
Spesso i giovani non sono preparati a questo salto, protetti come generalmente sono dall’ambiente scolastico/familiare e gli stage, strumenti ideati per servire da ponte, sovente non sono gestiti in maniera idonea.
Talvolta, non solo i giovani hanno problemi di adeguatezza (e quindi di scontento) nei rapporti con il sistema/lavoro; osservando dalla mia prospettiva, mi rendo conto di quante persone non riescano ad integrarsi perfettamente e non siano felici, interiorizzando questo malessere che diventa pessimismo e difficoltà relazionale.
Non sempre lavorare è facile e gratificante (fortunati coloro che lo fanno con gioia e soddisfazione – e ce ne sono!), ma possiamo anche affermare che mai come in questo periodo le condizioni lavorative offrano tante opportunità in contesti gratificanti.
Ci sono molti giovani che crescono professionalmente con velocità grazie a un grande impegno e altri che, a fronte di una scelta di vita, sono comunque soddisfatti della posizione che occupano e che non desiderano cambiare. Ecco, la vera ricetta della felicità è sapere cosa si desidera e, operando in conseguenza, essere sereni con se stessi. Ogni altra scelta squilibrata non può che portare disagio e infelicità.

Teachers never asked us if…

I was in Città di Castello to give a presentation at an international meeting (which I report about on other pages of the newspaper) and, during the discussion, the Director of the hosting school also chairman of the conference proposed the following reflection : once in the world of labour, at the end of their studies, will the young be happy?
I thought of a beautiful, sad old song by Luca Carboni, which goes “Teachers never asked us if we were happy”, and which I find myself reflecting on from time to time, to find some analogy between a fair aspiration to happiness and the need to hold a job, with all that it involves: commitment, the need to improve one’s performance, having to adjust to the workplace and face up to its system of rules, and often the need to renounce other contingent opportunities.
There is no doubt that passing from the world of school to that of labour is not always easy, because there is a different set of expectations to fulfil in the context of employment, having to do with both professional performance and compatibility with the system.
The young are often not ready for this leap, protected as they generally are by the school and family, and learning opportunities such as stages, which are supposedly to act as a bridge between study and work, are frequently not managed adequately.
Not only the young sometimes suffer from a sense of inadequacy (and therefore discontent) in their relationships with their employers and jobs; from my angle of observation I realise that many people fail to become fully integrated in their positions and feel unhappy, internalising a malaise which turns into pessimism and relational difficulties.
Working is not always easy and rewarding (lucky are those who work with pleasure and satisfaction – and some do!), but we can say that never like in this period have there been so many working opportunities in rewarding contexts.
Many young people grow professionally fast, investing great efforts in their careers, while others make different choices of life, feeling satisfied with the positions they have, which they do not wish to change. So, the true recipe for happiness is knowing what you want, acting accordingly, and being in peace with oneself. Any other unbalanced choices cannot but cause unease and unhappiness.

Translation of the Italian
editorial by Paola Praloran

Comments are closed

  • Categorie

  • Tag

Articoli Correlati