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I pranzi francesi patrimonio immateriale dell’Unesco

Di Marco Beaqua, 11 febbraio 2011

Ancora una volta, l’impressione è che i francesi siano riusciti a sfruttare meglio di noi una caratteristica che rende allo stesso tempo simili e unici i nostri due paesi. L’Unesco ha infatti recentemente dichiarato i pranzi e le cene gastronomiche transalpine patrimonio culturale immateriale dell’umanità. Certo, è vero che anche le nostre tradizioni in materia sono state riconosciute dalla stessa organizzazione, ma esse sono state fatte rientrare nella più ampia accezione della dieta mediterranea, che ci vede fianco a fianco con Grecia, Spagna e Marocco. Nulla da eccepire, naturalmente, con la vicinanza che ci lega alle popolazioni della nostra e dell’altra sponda del Mediterraneo. Tuttavia è lampante come la Francia sia riuscita a far valere una specificità tutta sua, in materia enogastronomica, che forse avremmo meritato anche noi. In particolare, la definizione che l’Unesco ha dato delle tradizioni legate alla tavola francese si concentra sul contesto sociale e sul gusto della convivialità connesso con la cultura transalpina del cibo, dove i pranzi diventano «pratiche sociali destinate a celebrare i momenti più importanti della vita: nascite, matrimoni, anniversari. Si tratta di occasioni di festa in cui si pratica l’arte del mangiar bene e del buon bere e il piacere di stare insieme, il piacere del gusto, l’armonia con la natura». Fra le componenti base di questa realtà gastronomica l’Unesco indica poi l’attenzione ai piatti, ai prodotti locali, all’abbinamento con i vini, il modo di apparecchiare la tavola, i gesti della degustazione.

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