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I lettori scrivono

Di Job in Tourism, 1 gennaio 2001

Egregio Signor Caneva,

mi chiamo Alessandro Messina, ho 30 anni e sono vostro abbonato da poco più di un mese; infatti l’abbonamento al vostro settimanale è stato il motivo per cui sono venuto in redazione in via F.Carcano, e in quella occasione ci siamo conosciuti. Nel corso di quell’incontro le avevo parlato della mia ultima esperienza lavorativa a Milano. Il nostro settore viene chiamato “Terziario”, con un CCNL poco contemplato dagli stessi sindacati, perché non siamo tutelati per le caratteristiche e profilo professionale richiesto dalle grandi Aziende; noi lavoratori professionisti dell’ospitalità non veniamo adeguatamente incentivati e valorizzati. Da questa premessa introduco le mie riflessioni sullo sfruttamento e sui “furti legalizzati” sul piano salariale ad opera delle grandi catene alberghiere nei confronti dei dipendenti; queste ultime lamentano una presenza di scarsa professionalità e difficoltà nel trovare personale valido e in seguito vedremo qual è l’origine di questo problema. Andiamo con ordine: nel mese di agosto è incominciata la mia avventura presso un albergo cinque stelle di Milano appartenente ad una compagnia americana, in qualità di barman; naturalmente con contratto a tempo determinato( perché successivamente il lavoratore, qualora abbia prestato buon servizio verrebbe confermato allo scadere del contratto ), ma il punto non è questo! Con un inizio così malcerto personalmente non mi sentivo pienamente motivato, ma quando è giunto il momento di parlare di rinnovo, il food & beverage manager dava per scontato un mio assenso alla sua offerta, vale a dire un’assunzione a tempo indeterminato come barman 4° livello per Lit. 1.800.000 al mese. Nel corso della mia carriera ho trascorso otto anni fuori Italia, tra hotel, ristoranti e navi da crociera, per arricchirmi professionalmente, per conoscere altre culture e costumanze e poi imparare le lingue straniere. Francamente di quanta strada abbia percorso, tanti sono stati i sacrifici, ebbene è giusto che ad un Maître d’Hotel, un Barman, uno Chef de Rang e via discorrendo in possesso di bagaglio internazionale, non venga riconosciuta una busta paga adeguata? Ecco che le grandi catene, siano esse americane, francesi o italiane si lamentano che non riescono a trovare personale motivato e valido preposto ad una clientela internazionale; un atteggiamento assolutamente demagogico, perché in realtà ricercano consapevolmente lavoratori non qualificati per risparmiare sui costi. Tornando a me, beh, ecco che di fronte a quell’offerta ho manifestato il mio diniego con sdegno e delusione, ma non tutti reagiscono come me! E’ la famigerata mentalità italiana, hotel 4 o 5 stelle con un contratto di cinque giorni lavorativi alla settimana, vicino a casa, Lit. 2.000.000 al mese con ferie pagate, tredicesima e quattordicesima, come si può dire di no? La maggioranza è costituita da lavoratori coniugati e quindi famiglia da mantenere, costretti ad un secondo impiego o servizi extra perché lo stipendio non è sufficiente; la minoranza invece è composta da dipendenti non qualificati; altri, come me, continueranno a preparare valigie per cercare le offerte confacenti alle loro potenzialità, ai loro requisiti professionali. Per chiudere la mia parentesi, la informo che da gennaio sarò di nuovo in forza alla Silversea Cruises, ora, nel campo crocieristico la numero uno al mondo, ma sicuramente fuori dall’Italia ci sono belle speranze di carriera; non vai fuori alla domenica a mangiare il gelato con gli amici, è una vita sacrificata che ti regala però sempre qualcosa, come l’autonomia, e poi ti inorgoglisce professionalmente. La ringrazio, Signor Caneva, per avermi dedicato attenzione e la saluto cordialmente! Dalla parte dei Lavoratori del Turismo, Alessandro Messina saluta calorosamente.

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