Job In Tourism > News > Eventi > I capitali puntano sugli hotel italiani

I capitali puntano sugli hotel italiani

Uno studio Tranio-Ihif inserisce la nostra Penisola tra i target principali degli investitori internazionali dell’ospitalità insieme a Spagna e Germania

Uno studio Tranio-Ihif inserisce la nostra Penisola tra i target principali degli investitori internazionali

Di Marco Beaqua, 24 Marzo 2019

C’è anche l’Italia tra le destinazioni più ricercate dagli investitori internazionali interessati all’hôtellerie. Giungono buone notizie dall’International hotel investment forum di Berlino, in occasione del quale il broker real estate Tranio ha presentato un report ad hoc realizzato in collaborazione con lo stesso Ihif. Lo studio ha coinvolto investitori provenienti da ben 57 paesi differenti, tra cui quasi una trentina di britannici e oltre una decina di tedeschi, spagnoli, americani, italiani e russi.

Una platea eterogenea e perciò stesso significativa, che ha incoronato il paese iberico quale obiettivo principale dei capitali in cerca d’investimenti alberghieri nel corso del 2019: ben il 55% del campione ha infatti indicato la Spagna come il mercato più attrattivo, seguita dalla Germania (54%) e infine, sul gradino più basso del podio, dalla nostra Italia (42%). Ma anche paesi in ripresa come la Grecia, che stanno sperimentando in questi anni un notevole recupero dei flussi incoming, sono tornati a essere destinazioni particolarmente appetibili, grazie soprattutto agli alti rendimenti attesi.

Ad attrarre i capitali, stando a un confronto incrociato con la ricerca di Pwc, European cities hotel forecast for 2018 and 2019, sarebbero soprattutto le performance del ricavo medio per camera disponibile (revpar): un indice da sempre considerato chiave per valutare la salute del comparto e che per quest’anno sembrerebbe preconizzare un ritorno in grande stile di Parigi, ma anche ottimi risultati a Ginevra e Zurigo. A seguire un classico come Londra e poi Lisbona e Porto.

In generale però è tutta l’ospitalità del Vecchio continente a continuare ad allettare i capitali, visto che la maggioranza degli interpellati (il 66%) ha dichiarato che nel 2019 ha intenzione di comprare asset per valori superiori a quelli che metterà in vendita. «Gli investimenti alberghieri possono garantire un ritorno compreso tra il 4% e il 6%. E in giro non ci sono grandi alternative dello stesso livello», spiega la head of sales di Tranio, Marina Filichkina. Interessante appare anche il dato per cui la stragrande maggioranza del campione preveda un budget medio superiore ai 10 milioni di euro per operazione: in altre parole, gli obiettivi delle eventuali transazioni e/o attività di sviluppo dovrebbero essere soprattutto gli asset dal valore più elevato.

La durata dell’impegno varia invece da paese a paese. E anche in questo caso non mancano le buone notizie per l’Italia, visto che proprio la Penisola, in compagnia ancora una volta di Germania e Spagna, è tra le destinazioni che raccolgono il maggior numero di investitori disposti a impegnare i propri capitali per oltre dieci anni. Segno che si tratta di operazioni dotate di un approccio di medio-lungo periodo, dalla connotazione non esclusivamente speculativa.

Rimane tuttavia la propensione degli investitori a ricercare asset in grado di garantire ritorni adeguati, tanto che le operazioni value-add raccolgono il 34% delle preferenze, seguite da quelle core-plus (25%). Tra le forme di gestione delle proprietà così acquisite spicca quindi ancora una volta il contratto d’affitto, indicato dal 37% degli interpellati. Medesima percentuale ottengono anche gli accordi di management, mentre meno gettonati sono il franchising (18%) e la gestione diretta (7%). «La maggior parte dei nostri clienti», riprende Marina Filichkina, «compra strutture dell’ospitalità con l’intenzione di affittarle a operatori alberghieri ben noti o a società di management, da cui ricevere in cambio delle rendite passive».

Tra le sfide che invece frenano almeno parzialmente gli investimenti nel Vecchio continente, quella che preoccupa maggiormente i capitali è la frammentazione delle piattaforme normative in tema di proprietà, lavoro e tasse (53%). Ma si segnala anche l’alto livello della competizione (46%), mentre meno critici appaiono fattori come la volatilità delle monete nazionali (13% – qui d’altronde la presenza dell’euro contribuisce a rendere le cose più semplici, ndr) o come le barriere linguistiche (3%).

 

Accor protagonista a Berlino. Il futuro è nell’ospitalità aumentata

L’annuncio di due nuovi brand e soprattutto il lancio di un concept inedito che, nelle intenzioni del gruppo transalpino, intende tracciare la via del business del futuro per le major dell’hôtellerie internazionale. In occasione dell’ultimo Ihif di Berlino, il ceo di Accor, Sebastian Bazin, ha illustrato quello che lui stesso ha definito il nuovo modello dell’ospitalità aumentata (augmented hotel). Stando a quanto riporta hospitalityinside.com si tratterebbe di una sorta di piattaforma omnicomprensiva che, grazie alla tecnologia digitale, dovrebbe permettere alla compagnia francese di andare oltre alla semplice offerta di camere per diventare un conglomerato dell’intrattenimento, di cui i soggiorni in hotel sarebbero solamente una parte della proposta. Oltre ai suoi ben 30 brand alberghieri, già oggi Accor vanta in effetti una decina di marchi relativi a servizi vari, nonché alcune partnership di rilievo, tra cui quelle con l’operatore di eventi food di alta gamma Img, con la realtà dell’intrattenimento americana Aeg e con la squadra di calcio del Paris St. Germain.

E proprio le partnership sono gli aspetti su cui la compagnia intende concentrarsi maggiormente nel prossimo futuro, dato che il gruppo attualmente genera «appena» (parole di Bazin) 6 milioni di euro all’anno da tali accordi, rispetto alle centinaia di milioni e finanche al miliardo di dollari di Marriott. Il piano sta prendendo le mosse dal nuovo programma fedeltà All, che è ora aperto anche a chi non soggiorna negli hotel della compagnia e offre molteplici modalità di conversione dei punti, persino in contesti diversi dalle strutture Accor.

A corollario di queste importanti novità, l’operatore transalpino ha inoltre annunciato il lancio di un paio di nuovi marchi. Il primo, realizzato in collaborazione con sbe, è The House of Originals: un soft brand di boutique hotel lusso, che al momento include due strutture a Londra, una a Istanbul e una quarta a Miami Beach. Altri nove indirizzi sono però già in pipeline in destinazioni chiave quali Dubai, Parigi e ancora Londra. Il secondo è invece il lifestyle – midscale Tribe: una sorta di sintesi dei più popolari trend dell’ospitalità del momento, dal forte carattere di design, con uno stile moderno arricchito da alcuni elementi artistici e con servizi concentrati sulle necessità di base del viaggiatore contemporaneo. Un hotel Tribe da 126 camere è già operativo a Perth, in Australia, ma altre dieci strutture sarebbero in pipeline in Europa e nell’area Asia-Pacifico, per un totale di più di 1.700 camere da aprirsi entro la fine del 2022.

Comments are closed

  • Categorie

  • Tag

Articoli Correlati