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I bagni e la mancanza di certezze

Di Antonio Caneva, 27 luglio 2012

A Spotorno frequento uno stabilimento balneare ben gestito: persone gentili con una clientela tranquilla che ritorna anno dopo anno; da una parte la zona con i giochi per i bambini; dall’altra, una sezione per la clientela più matura: due lettini per ombrellone, alcune cabine spaziose, un bar dove con il caffè ti offrono un biscottino fatto in casa e quest’anno, massimo dell’eccitazione, anche un tavolo da ping pong. Intendiamoci: non di quelli lussuosi da campionato; poco più che compensato, ma sufficiente per regalare una pausa di gioco e, comunque, in sintonia con il posto. Anche i bagnini sono simpatici; quello di questa stagione poi, di colore, particolarmente socievole, si intrattiene con tutti. In definitiva un posto dove si sta bene e quando arriva l’autunno, si attende l’estate successiva per ritornarci.
In un luogo così sereno mi incuriosiva un manifesto affisso alla bacheca: questa sera tutti alla fiaccolata, contro l’asta. E mi son fatto spiegare il significato del cartello: l’attuale normativa relativa ai diritti di superficie degli arenili blocca la situazione di questi spazi demaniali sino al 2015 e successivamente, per una direttiva comunitaria, la Bolkestein, l’affitto verrà determinato su base d’asta, cui potranno partecipare tutti, senza alcun diritto di prelazione degli affittuari del momento.
Negli ultimi anni, in relazione alla durata degli affitti delle spiagge, si è assistito a un balletto che, a un certo punto, durante il governo Berlusconi, prevedeva addirittura la durata del contratto di 90 anni (perché non regalare allora le coste?).
Bisogna considerare però che gli stabilimenti balneari, per poter soddisfare la propria clientela (e quindi svolgere una funzione determinante per il turismo), necessitano costantemente di aggiornamenti, leggi investimenti. E quindi, con che spirito gli attuali gestori si impegnerebbero senza una garanzia di continuità?
Una delle ipotesi, se comunque sarà necessario adeguarsi alla direttiva Bolkestein, è quella che vengano considerati gli investimenti, intervenuti negli anni dai presenti gestori, già come importo corrisposto in partenza per l’asta e che quindi ne siano, implicitamente, favoriti.
In questa incertezza, attualmente il mercato delle attrezzature per stabilimenti balneari è completamente fermo e i produttori sono disperati. Ma l’attuale non è il governo del fare? Sarebbe così difficile fornire indicazioni certe, che favorirebbero il lavoro di tante imprese? Un approccio che valorizzasse gli investimenti intervenuti nel tempo avrebbe anche il vantaggio di obbligare i committenti a richiedere fatture per le forniture, perché rappresenterebbero la documentazione necessaria al riconoscimento delle cifre investite. Ci lamentiamo del tanto nero; a volte basterebbe poco…
E con queste considerazioni balneari vi lascio alla vostra estate (che vi auguro eccellente): arrivederci al 31 agosto.

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