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Guide gastronomiche: quale credibilità?

Di Antonio Caneva, 18 febbraio 2005

Il 28 gennaio scorso sul sito de “La Repubblica”, www.repubblica.it è apparso un articolo in cui si riferiva di un “incidente” cui è incorsa la Guida Michelin Benelux 2005. Riportiamo un largo estratto: «La Guida Michelin è stata ritirata dalle librerie per aver dato una valutazione di un ristorante belga che ancora doveva aprire. Una grave gaffe, la prima di questo tipo nella storia dell’antico manuale nato per consigliare i migliori ristori ai primi viaggiatori in automobile. Ma già un anno fa, nel febbraio 2004, il mito della Michelin si era incrinato per la denuncia di un ex critico licenziato, Pascal Remy, che aveva parlato di “tavole intoccabili” e visite in realtà rarissime degli esperti della Guida, talmente sporadiche da rendere poco credibili i loro giudizi. Stavolta, però, il colpo è quasi da k.o.: lo scandalo è esploso in Belgio, dove il giornale Le Soir ha rivelato che a un ristorante di Ostenda, sulla costa Nord del paese, è stato fatto gentile omaggio di due forchette e un ‘Bib Gourmand’ (che significa buon rapporto qualità-prezzo) mentre il locale ancora doveva aprire. Lunedì scorso, a Maastricht, in Olanda, la Guida Benelux 2005 è stata presentata ufficialmente e in quell’occasione l’inviato del giornale si è reso conto che il ristorante premiato – che aveva aperto l’8 gennaio – era ancora un cantiere quando l’esperto della Guida lo ha giudicato per i suoi manicaretti e la sua accoglienza. Lo chef dell’Ostend Queen – questo il nome del ristorante belga incriminato – ha peggiorato la situazione rivelando al giornale di essere finito nella Michelin-Benelux 2005 perchè raccomandato da Pierre Wynants, uno chef 3 stelle di Bruxelles, e per i “buoni rapporti” con la direzione della guida. Lo chef, Fernand David, ha candidamente ammesso di aver “concluso un accordo per comparire fin dall’edizione 2005 nella Guida senza dover inutilmente attendere un anno”.
Io non sono così critico con la Michelin, considerando tra l’altro che quando viaggio la consulto regolarmente, certo è comunque che le guide gastronomiche hanno toccato il punto più basso della loro credibilità. Nel Corriere della Sera Magazine del tre febbraio scorso, a firma Davide Perillo, si parla del famoso chef savoiardo Marc Veyrat che ha ricevuto come riconoscimenti un cappellaccio, due ristoranti a tre stelle Michelin, ponendosi poi la domanda: contano ancora?.
Ecco il vero punto, contano ancora, prese tra la morsa della necessità di essere oggettive, i costi per le rilevazioni costanti e la necessità, in molti casi percepita a fior di pelle, di fare business?
Non aggiungiamo altro e concludiamo (poiché siamo partiti dalla Guida Michelin) con i versi di una famosa canzone d’oltralpe: Que reste-t-il?

Gastronomic guides: what credibility?

On 28th January, La Repubblica’s website – www.repubblica.it – published an article about an “accident” incurred by the 2005 Benelux Michelin Guide. The following is a long excerpt from it: “The Michelin Guide has been withdrawn from bookshops for publishing a review of a restaurant which was not yet open. A serious gaffe, and the first of this sort in the history of the age-honoured handbook, created to provide early motorists with a selection of the best restaurants.
But already a year ago, in Febrary 2004, the Michelin myth had been broken when Pascal Remy, a former reviewer who had been fired, had denounced the existence of “untouchable tables” and inspections by the Guide’s experts that were in fact extremely infrequent, so sporadic as to make the rating hardly reliable.
This time, however, the blow has been almost a knockout. The scandal exploded in Belgium, where the newspaper Le Soir revealed that a restaurant in Ostend, on the northern coast of the country, was kindly awarded two forks and a “Bib Gourmand” (which stands for a good quality/price ratio) while the restaurant was yet to be opened. Last Monday, the 2005 Benelux Guide was officially presented in Maastricht in the Netherlands, and on that occasion the newspaper reporter realised that the award-winning restaurant – which had opened on the 8th of January – was still a building yard at the time when the Guide’s expert had rated its delicacies and the quality of its reception.
The chef of the ‘Ostend Queen’ – as the incriminated Belgian restaurant is named – made matters worse by revealing to the newspaper that he had ended up in the 2005 Benelux Michelin Guide because he had been recommended by Pierre Wynants, a 3-star Bruxelles chef, and due to his “good relationship” with the Guide’s management. The chef, Fernand David, candidly admitted that he had “made an agreement to appear in the 2005 edition of the Guide without having to uselessly wait for a year”.
I am not so critical towards the Michelin Guide, also considering that I regularly consult it when I travel; it is a fact, however, that gastronomic guides have reached the lowest level of credibility ever. In the Corriere della Sera Magazine of 3 February, Davide Perillo writes about the famous Savoyard chef Marc Veyrat, whose two restaurants have been awarded three Michelin stars, and asks himself the question: do they still count?
This is the point. Do they still count, caught as they are between the need to be objective, the cost of constant inspections, and the often perceptible need to do business?
I don’t wish to add anything to that. Le me close (as we started with the Michelin Guide) with a verse from a famous song from beyond the Alps: Que reste-t-il …..?

Translation of the Italian
editorial by Paola Praloran

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