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Gli hotel di una volta sono il futuro

Di Emilio De Risi, 8 marzo 2018

Chi vorrà comprare tra cent’anni il divano di un hotel di lusso aperto oggi?
È la cosa alla quale ho pensato sabato mattina mentre sorseggiavo il caffè e leggevo sul Corriere della Sera della vendita di 3.500 lotti, tra arredi e oggetti, provenienti dal Ritz di Parigi.
Aperto nel 1898, quest’hotel è stato uno dei riferimenti non solo per i ceti più abbienti, ma anche per il mondo dello spettacolo e della cultura. All’asta, per esempio, andranno due divani del Salon Proust e anche i letti del film Arianna con Audrey Hepburn e Gary Cooper.
Mentre davo uno sguardo all’elenco degli articoli in vendita, mi chiedevo: oggi possono ancora esistere hotel che, come il Ritz, abbiano un potere evocativo ed emozionale così forte?
Probabilmente no. E questo per diversi motivi: non sono più i salotti culturali nei quali avvengono i grandi incontri; anche gli hotel più belli in diversi casi sono vissuti come “location per selfie” e l’accoglienza è spesso valutata meno importante del wifi.
Ma allora il futuro dell’ospitalità sarà tutto tecnologia e la storia degli hotel si perderà come lacrime nella pioggia?
In realtà credo che il futuro di molti hotel possa essere proprio la storia. Non un ricordo polveroso e autocelebrativo, ma un racconto che coinvolga ed emozioni gli ospiti già online. Anche le ristrutturazioni dovrebbero valorizzare, per quanto possibile, la continuità con il passato. Semplicemente perché le storie sono il grande patrimonio di ogni albergo.
E per chiunque adesso abbia un pizzico di nostalgia e voglia portare a casa un pezzo di storia dell’hôtellerie, sappiate che il servizio da tè e caffè da sei persone marchiato Ritz è stato prezzato tra i 300 e i 500 euro.

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