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Gli hotel di una volta sono di una volta

Di Dennis Zambon, 22 marzo 2018

Nell’editoriale dello scorso numero di Job in Tourism, Emilio De Risi, notoriamente volto all’intelligenza artificiale e alla rete, è caduto nella ragnatela della nostalgia. E se un amico, un caro amico, resta imbrigliato nella ragnatela, cosa si fa? Lo si lascia lì a meditare per un po’, prima di dargli una mano a liberarsi. E intanto gli diciamo la nostra.
In un albergo di oggi, a Valentin Louis Georges Eugène Marcel Proust non dedicherebbero mai un Salon, per il semplice motivo che, prenotando con byHours o DayBreak, ci rimarrebbe poche ore, manco il tempo di sedersi su un divano. Al massimo gli intitolerebbero una schedina questura e il divano resterebbe un normale divano, non essendo stato beatificato da sì nobili chiappe.
Dubitiamo che il letto di John e Yoko sia ancora nella suite Lennon dell’Amsterdam Hilton o in un magazzino, aspettando il 2069 per andare all’asta. Dubitiamo che gli arredi del Gallia o del Mandarin, prestigiosi alberghi milanesi oggi praticamente nuovi di zecca, saranno conservati per una decina di decenni nella loro funzione e posizione, pronti a costruirsi un pedigree d’eccezione perché utilizzati da qualche millennial di successo virtuale, magari un influencer con 3 milioni di follower. Al massimo gli potrebbe capitare, al nostro divano, che sia un portiere di notte a utilizzarlo regolarmente quando on-duty. Ecco che, se il portiere di notte poi diventa famoso e multimiliardario per via di una start-up che duplica chiavi d’oro con stampanti 3D, anche il divano acquisterebbe valore e potrebbe andare all’asta. Ma non tra cent’anni. Saranno anche artigianali, di qualità, ma “divani e divani”, “poltrone e sofà” durano quel che durano.
Dubitiamo anche dei servizi da tè e caffè col marchio del prestigioso albergo tra cent’anni: se sopravviviamo, dribblando l’Alzheimer con imponenti trasfusioni di giga via bluetooth con il nostro iPhone CXI (111, numero romano), al massimo parteciperemo all’asta per un servizio da spritz per due marchiato Ikea.
E già, ci sono “divani e divani”, “poltrone e sofà”, ma non ci sono più gli alberghi di una volta.

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