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Gli alberghi e le aste giudiziarie

Di Antonio Caneva, 9 febbraio 2017

Secondo il più recente rapporto semestrale del Centro Studi Sogeea, negli ultimi sei mesi il numero di alberghi, bed & breakfast, motel e campeggi, soggetti a vendita tramite aste giudiziarie, è cresciuto del 21%: in valore assoluto 217 strutture a fronte delle 179 rilevate a luglio 2016.
Malgrado attualmente si assista a un fiorire di iniziative turistiche, come non ce ne ricordavamo di analoghe negli ultimi anni, si presenta un incremento di situazioni di disagio, fotografate dai numeri di cui sopra.
«A pagare dazio sono soprattutto le realtà imprenditoriali di dimensioni contenute», spiega Sandro Simoncini, direttore del Centro Studi. «Il 55% dei complessi turistico-ricettivi attualmente all’asta ha un prezzo inferiore al milione di euro».
E in questa affermazione è condensata una delle possibili spiegazioni.
La realtà italiana, caratterizzata da strutture di medio piccole dimensioni, piuttosto vecchie, fatica non poco a confrontarsi con le necessarie innovazioni richieste da un turismo moderno. E ciò, spesso, pone queste realtà fuori mercato.
Purtroppo è un processo nel quale non di rado le proprietà non hanno i mezzi per l’aggiornamento delle strutture, le quali, obsolete e di dimensioni non sufficienti, non riescono a competere e a produrre i margini utili agli investimenti. E questo è un percorso a spirale: bassi ricavi, strutture superate, ricavi sempre più bassi, fino all’inevitabile.
È vero che il costo dei finanziamenti, necessari per ristrutturazioni e ampliamenti, attualmente è molto favorevole ma ottenerli, in un sistema creditizio come il nostro, è piuttosto difficile (e talvolta impossibile), per chi non sia in grado di fornire significative garanzie.
Un’altra delle spiegazioni che possiamo dare è propria delle iniziative, non adeguatamente professionali, realizzate «perché mi piace: un bel posto, un bel progetto, una vocazione all’ospitalità casalinga, l’opportunità di un’occupazione per un congiunto»; e questi sono i prodromi del disastro. Mai come ora l’industria dell’ospitalità è complessa e richiede competenza manageriale. La storia è piena di esempi di alberghi e strutture turistiche, realizzati con un approccio emotivo, con grande prodigalità. Ma la storia insegna anche che, dopo un periodo iniziale, anche gli investitori più generosi cominciano a fare i conti con i risultati economici e, spesso, fanno quello che non bisognerebbe mai fare: passano da una visione “splendida” a un approccio di ristrettezza, in cui nessuno (e soprattutto la clientela) si riconosce più. E anche questo è l’inizio della fine.
Se le aste lavorano tanto, siatene certi, una ragione razionale esiste.

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