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Gestire il risveglio del drago

Di Massimiliano Sarti, 26 marzo 2010

Il gigante, o meglio sarebbe in questo caso dire il drago, si è definitivamente destato. Se fino a poco più di un anno fa il colosso cinese sembrava ancora parzialmente intorpidito, la sveglia della crisi economica pare averlo ormai scosso dal proprio secolare torpore. E a dimostrarlo ci sono anche dati semplici, ma molto significativi, come quelli delle quote di mercato del Commune by the Great Wall Kempinski. L’hotel, che ha l’invidiabile privilegio di affacciarsi su una delle sette Meraviglie del mondo moderno (secondo la lista compilata dalla fondazione elvetica New7wonders) ha, infatti, letteralmente rivoluzionato la propria clientela nel giro di un solo anno: gli ospiti cinesi sono passati dal 20% del 2008 all’80% del 2009, mentre europei e americani hanno fatto esattamente il percorso inverso.
«È per questo motivo che abbiamo notevolmente cambiato il modo in cui vendiamo l’albergo», racconta il general manager dell’hotel situato lungo la Grande muraglia, Ulf Pauschardt. «Oggi investiamo la maggior parte delle nostre risorse in azioni volte ad attirare l’attenzione dei cinesi stessi, nonché dei viaggiatori di Taiwan e Singapore». Un’opportunità unica, secondo il direttore nato in Germania ma con una quindicennale esperienza italiana, per prepararsi ai viaggiatori dell’ex Celeste impero, «che un giorno o l’altro arriveranno in gran numero anche negli hotel di tutta Europa. Per me, infatti, dirigere il Commune significa abituarsi a un modo di fare affari che è in parte diverso rispetto a quello europeo: la Cina, in particolare, si muove ad altissima velocità e occorre stare sempre in allerta e attenti ai cambiamenti. Anche perché, in un paese di oltre 1,3 miliardi di abitanti, la competizione è davvero accesa, a qualsiasi livello: che si tratti di combattere per il proprio posto di lavoro o per un affare specifico. I cinesi, inoltre, sono dei grandi negoziatori e bisogna imparare il loro modo di ragionare se si vogliono cogliere le migliori opportunità».
Sotto quest’ultimo aspetto, peraltro, l’ultradecennale esperienza italiana sta aiutando Pauschardt a districarsi nel delicato compito di gestire al meglio le relazioni pubbliche: «Il popolo europeo più simile ai cinesi, infatti, è proprio quello italiano. Può sembrare strano, ma è così: basta considerare l’importanza che entrambi ripongono nel cibo e nella famiglia. A volte mi capita di ascoltare la conversazione di una madre cinese al telefono con una figlia lontana. Ebbene, la metà della chiacchierata verte sistematicamente attorno all’alimentazione: quantità e qualità del cibo sono, come in Italia, l’argomento a cui sembrano più interessate le madri dell’ex Celeste impero. Allo stesso modo, gli accorgimenti che oggi utilizzo nelle relazioni con le autorità locali sono per certi versi simili a quelli che utilizzavo quando ero in Italia: qualche favore, il regalo giusto alla persona giusta, conoscenze e amici che ti aiutano ad aprire porte che altrimenti rimarrebbero chiuse. C’è però una cosa a cui ancora non mi sono abituato: per intrattenere i cinesi bisogna bere molto, soprattutto il baijiu, un distillato fortissimo. E io faccio ancora una fatica tremenda ad adattarmi».
La struttura stessa dell’hotel, opera dal design molto ricercato realizzata da dodici architetti asiatici, premiati, tra l’altro, alla Biennale di Venezia del 2002, rappresenta un’ulteriore sfida nella sfida. «Abbiamo 200 camere distribuite in 40 ville, sparse su una superficie di 8 chilometri quadrati», conclude Pauschardt. «Assicurarsi che anche nelle giornate di pioggia i clienti possano arrivare con comodità a ristoranti che spesso distano più di un chilometro dalle loro stanze, così come garantire un room service caldo d’inverno, quando all’esterno ci sono -25 gradi, e fornire servizi adeguati a personale che lavora a 3 chilometri dalla mensa, sono tutte piccole montagne da scalare quotidianamente. E lo si può fare solo con un’organizzazione davvero meticolosa».

Una breve biografia

Dopo 15 anni di lavoro in diverse destinazioni della penisola, dal Rome Cavalieri Hilton al Palazzo Sasso di Ravello, dal Grand Hotel Duomo al Sol Meliá di Milano, Ulf Pauschardt può essere ormai considerato italiano ad honorem. Nato in Germania 46 anni fa, prima di arrivare nel nostro paese ha lavorato negli Hilton di Londra e di Parigi e ha seguito numerosi master di specializzazione in istituti prestigiosi, tra cui le americane Cornell e Columbia university. «Come sempre nella vita, è più che altro il destino a guidare le scelte professionali. Ho però sempre saputo che un giorno o l’altro avrei lasciato la penisola per vedere qualche altro paese. Anche solo per confermare a me stesso che l’Italia è veramente il posto che amo di più», spiega Pauschardt. «Grazie a Kempinski, ad agosto 2008, mi sono così inizialmente trasferito dal Golden Palace di Torino in Croazia, per lo start-up dell’Adriatic hotel. Purtroppo la crisi economica mondiale ha provocato qualche ritardo nell’apertura della struttura e il destino ha voluto che, da un giorno all’altro, mi trovassi con un biglietto per la Cina in mano, dove ormai mi trovo da quasi un anno».

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