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Fsi – Rocco Forte: patto ai raggi X

Origini e prospettive del primo intervento nel settore turismo del Fondo strategico italiano

Origini e prospettive del primo intervento nel settore turismo del Fondo strategico italiano

Di Massimiliano Sarti, 20 novembre 2014

La partnership strategica siglata tra Rocco Forte e il Fondo strategico italiano (Fsi) è sicuramente la notizia con la N maiuscola delle ultime due settimane: un accordo da circa 76 milioni di euro, che non ha mancato si sollevare alcune polemiche sull’opportunità della scelta di un protagonista non italiano per il primo intervento griffato Fsi nel turismo. Anche se, a onor del vero, Rocco Forte pare avere tutte le intenzioni di iniziare un ambizioso piano di espansione nella Penisola. Molta carne al fuoco, quindi, per quella che sembra essere la mossa iniziale della a lungo ventilata strategia di Cassa depositi e prestiti (Cdp), di cui Fsi è il braccio operativo, volta a costituire un vero e proprio polo del turismo nazionale.
Ma andiamo con ordine, provando a dipanare meglio intrichi e prospettive: la scorsa settimana, Fsi e Fsi Investimenti (controllata per il 77% dalla stessa Fsi e, per il restante 23%, dalla Kuwait Investment Authority) si sono impegnate a investire circa 76 milioni di euro per acquisire il 23% di Rocco Forte and Family, società proprietaria dell’omonima catena alberghiera. L’iniziativa costituirebbe il primo passo, nel segmento 5 stelle, di un percorso che dovrebbe condurre a breve, secondo quanto riportatoci da fonti interne a Fsi, alla stipula di accordi simili con altri player del mercato a 3 e 4 stelle. E negli ultimi mesi, in effetti, molte voci si sono inseguite a proposito di possibili coinvolgimenti del fondo in compagnie quali Atahotels, Boscolo o Una Hotels, senza tuttavia sfociare in nessun risultato concreto.
Fsi ha rilasciato, oggi come ieri, il più classico dei «no comment» in merito a tali presunte trattative. Appare tuttavia significativo il fatto che uno dei fattori, presi in considerazione dal fondo per la firma degli accordi, sia quello dell’equilibrio economico-finanziario dei potenziali partner. È noto infatti come, negli ultimi anni, le tre compagnie succitate non abbiano navigato certo in acque facili.
Gli altri criteri di valutazione riguardano poi la presenza di un’organizzazione manageriale dotata di riconosciute capacità organizzative e gestionali, nonché la disponibilità ad aprire il proprio capitale a partecipazioni esterne e la volontà dichiarata di implementare piani di sviluppo nella Penisola. Il tutto senza dimenticare anche di prendere in considerazione il livello di riconoscibilità del brand e la presenza di un modello di business basato sulla separazione tra proprietà e gestione alberghiera.
Rocco Forte sarebbe quindi stata scelta proprio perché rispondente a tutte queste caratteristiche. Le medesime fonti Fsi ci hanno, in particolare, rivelato che il fondo avrebbe ricevuto oltre 15 proposte di partnership da parte di compagnie operanti in diversi segmenti di mercato. E che il principale ostacolo alla chiusura degli accordi si sarebbe dimostrata la scarsa disponibilità ad aprire il proprio capitale, dimostrata da molti dei gruppi interessati alla trattativa.
All’obiezione sulla mancanza di italianità della prima iniziativa Fsi in ambito turistico, sollevata dal presidente di Confindustria Alberghi, Giorgio Palmucci, lo stesso fondo fa poi notare come Rocco Forte sia ben radicata nella Penisola: le tre strutture della compagnia in Sicilia, a Roma e a Firenze, genererebbero in particolare un giro d’affari tale da rendere il nostro paese il principale mercato della compagnia britannica in termini di quota di fatturato (30% del totale), mentre italiani sarebbero oltre un terzo dei suoi collaboratori (600 su 2.200).
«Abbiamo già identificato una serie di destinazioni, dove vorremmo estendere la nostra presenza nel Belpaese», spiega il direttore comunicazione di Rocco Forte Hotels, Richard Power, rinforzando così le parole di Fsi. «Il nostro primo obiettivo, in particolare, sarà Venezia, dove abbiamo già in corso un dialogo in fase avanzata. A seguire, Milano e Napoli, città in cui ci sono alcuni progetti avviati, e infine la Sicilia, dove vorremmo aggiungere un’altra struttura oltre al Verdura».
Neppure le preoccupazioni legate alla difficile situazione economica italiana sembrano quindi spegnere gli entusiasmi del gruppo Rocco Forte per il nuovo accordo: «Molto è stato detto a proposito della congiuntura attuale», racconta ancora Power. «Noi però vantiamo ormai un’esperienza di quasi 20 anni nel paese. Inoltre, non siamo così esposti al ciclo economico italiano quanto si potrebbe pensare, visto che la maggior parte degli ospiti dei nostri hotel in loco proviene dalle Americhe, dal Regno Unito, dalla Germania, dal Medio Oriente e dalla Russia».
Un’iniezione da 76 milioni di euro, d’altronde, rappresenta senz’altro un discreto affare per una compagnia che ha visto le proprie vendite crollare del 40%, dopo il crack Lehman Brothers, come lo stesso Sir Rocco Forte ha recentemente dichiarato al Times. «Nei sei anni successivi all’inizio della crisi», riprende però Power, «abbiamo lavorato duro, rafforzando il nostro team di gestione e sforzandoci di controllare i costi senza al contempo sacrificare i livelli di servizio o il posizionamento del brand. Da qualche tempo siamo così riusciti a tornare ai volumi di vendita pre-crack Lehman. Se non posso ancora svelare i dati dell’anno fiscale chiuso a fine aprile 2014, sono tuttavia senz’altro in grado di dire che l’esercizio precedente ha registrato un incremento delle vendite del 4% anno su anno, chiudendosi con un giro d’affari complessivo pari a circa 234 milioni di euro, mentre i profitti ante-imposte delle attività ordinarie sono approdati in territorio positivo per circa 3,69 milioni, dopo le perdite di circa 11,76 milioni di euro registrate nell’anno fiscale 2011 – 2012.
L’investimento Fsi servirà perciò a rinforzare ulteriormente i bilanci societari e «ci permetterà di accelerare la nostra espansione». Il nuovo capitale, tuttavia, non sarà destinato a foraggiare ingenti acquisizioni di asset immobiliari: «I nostri nuovi hotel saranno il frutto di contratti di management o di affitto», specifica infatti ancora Power. Una strategia, quest’ultima, peraltro in linea con gli intenti dichiarati di Cdp, tesa a sviluppare un modello di business che prevede la separazione tra gestione e proprietà (uno dei criteri utilizzati da Fsi per la scelta dei partner, ndr). Al fine di raggiungere tale obiettivo, la stessa Cdp ha persino creato un fondo real estate ad hoc dedicato agli investitori istituzionali: il Fondo investimenti per il turismo (Fit) si concentrerà principalmente sull’acquisizione di asset localizzati in alcune destinazioni primarie della Penisola, a partire da quattro immobili situati a Venezia e Bergamo, nonché in provincia di Verona e Torino, già parte di un altro fondo Cdp e del valore totale, una volta ristrutturati, di circa 90 milioni di euro. Alcune di queste strutture saranno probabilmente date in affitto proprio a Rocco Forte, «ma noi siamo aperti a lavorare anche con altri proprietari alberghieri», puntualizza Power.
I programmi di sviluppo della compagnia britannica, in effetti, sono oggi di portata globale. «Sebbene il nostro focus rimanga indiscutibilmente l’Italia, puntiamo ad aprire nuovi alberghi anche altrove. L’obiettivo è quello di raddoppiare il nostro portafoglio di dieci hotel entro i prossimi cinque anni. In particolare», conclude Power, «a oggi siamo coinvolti nella costruzione di una nuova struttura a Shangai. Ma pure New York, Parigi e Madrid sono sicuramente al centro dei nostri piani, mentre la prossima apertura sarà l’Assila Hotel di Jeddah, di proprietà di una compagnia saudita, che verrà inaugurato la prossima estate».

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