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Fidarsi dei piccoli segnali?

Di Antonio Caneva, 3 luglio 2009

Raccontano che il magnate Rockfeller, un giorno del 1929, mentre si faceva lustrare le scarpe, ascoltava il lustrascarpe che parlava di borsa e di quanto aveva guadagnato nei mesi precedenti. Inorridito al pensiero che ormai la speculazione borsistica non avesse più freni e che i valori, a prescindere dalla reale consistenza, crescessero a dismisura, decise di uscire da questi investimenti, chiudendo tutte le posizioni in essere. La storia insegna che, da lì a poco, ci fu un crollo dei listini e che Rockfeller si arricchì a dismisura: aveva saputo recepire un segnale, significativo, seppur piccolo.
Avevo un albergo a Brescia e, abitando a Milano, percorrevo frequentemente l’autostrada A4. Quando vedevo che il traffico era intenso (veramente, intenso lo è sempre, diciamo più intenso del solito) sapevo che la sera l’albergo avrebbe lavorato bene e che, quando al contrario il traffico era calmo, l’albergo avrebbe lavorato poco. Piccoli segnali ai quali davo poco credito. Ora, invece, il ministro Tremonti, in relazione all’attuale crisi, afferma: «Le cose stanno decisamente migliorando, il traffico nelle autostrade è aumentato e così pure negli aeroporti».
Sul nostro sito jobintourism.it, lungo il lato sinistro della home page, da mesi pubblichiamo le inserzioni veicolate da Google e, per ogni clic, ci viene accreditato un importo. La somma è variabile in relazione a un’asta che Google attua per consentire agli inserzionisti la migliore visibilità. In sostanza, quanti più sono gli inserzionisti, tanto più è il valore di ogni clic sull’inserzione. Mi incuriosisce molto questo processo e quindi lo seguo regolarmente dal back office del sito. Dallo scorso settembre i valori per clic sono costantemente scesi sino ad arrivare a pochi centesimi e ora, invece, da un paio di mesi, si nota una risalita costante, tanto da considerarla ormai un trend. Le aziende investono maggiormente in pubblicità.
Anche questo è un piccolo segnale che conferma la timida ripresa in atto. Non intendo essere ottimista a tutti i costi, come chi lo fa per dovere istituzionale, ma oltre alle sensazioni personali ormai anche molti indicatori economici internazionali tendono al miglioramento (non dico al bello) e la percezione è che ormai il peggio sia dietro le spalle e, pur tra scosse di assestamento, timidamente ci si avvicini alla ripresa.
Dobbiamo fidarci dei piccoli segnali? Perché non farlo!

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