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Faroer: non solo paesaggi

Di Giorgio Caneva, 18 gennaio 2008

Le isole Faroer, regione autonoma del Regno di Danimarca dal 1948, sono un arcipelago situato nel nord dell’oceano Atlantico tra la Scozia, la Norvegia e l’Islanda. Ospitano poco meno di 50 mila abitanti, ma vantano originali tradizioni culturali che si ripetono, in alcuni casi quasi immutate, da più di un millennio. Secondo la Færeyinga, la saga che narra le vicende delle origini del popolo di queste isole, alcuni emigranti norvegesi lasciarono, infatti, la loro terra e s’insediarono nelle Faroer per sfuggire alla tirannia di re Harald I già all’inizio del nono secolo.
Ma nonostante il legame con il passato delle genti di queste isole sia evidente, le cose oggi sono naturalmente ben diverse da come erano dieci secoli fa. Se un tempo, infatti, la vita sulle 18 isole trascorreva solitaria, ora lo sviluppo dei trasporti ha migliorato notevolmente i collegamenti e la comunicazione con il resto del mondo. Ciononostante, la dimensione limitata del turismo locale fa sì che le Faroer non siano mai troppo affollate e permette di offrire al viaggiatore un soggiorno interessante e piacevole.
È proprio a partire da queste basi che le istituzioni isolane stanno ora cercando di sviluppare l’industria turistica locale, promuovendo, tra l’altro, una variegata offerta di viaggi, in grado stupire chi si aspetta, da un arcipelago sperduto in mezzo all’oceano, solamente una natura selvaggia e incontaminata.
L’ambiente musicale faroese, per esempio, è estremamente vario e spazia dai cantautori al jazz, dal blues alla musica country, mentre anche la musica pop e rock sta vivendo un periodo di grande fioritura, grazie a numerosi talenti locali spesso premiati anche in campo internazionale. Tra questi, i gruppi Boys in band e 200 hanno suonato in festival internazionali, mentre il solista Teitur ha recentemente vinto il premio musicale danese quale migliore cantante maschile.
SamVit, l’ente preposto allo sviluppo economico delle Isole Faroer, ha deciso perciò di sostenere economicamente il settore musicale con parecchie iniziative tra cui la Funky Faroe Islands, una manifestazione londinese organizzata lo scorso autunno per lanciare i musicisti e gli stilisti faroesi presso i maestri del gusto britannici.
Anche a livello di moda e di design, infatti, stanno emergendo proposte interessanti che s’ispirano a scenari e tradizioni dell’arcipelago. Quando il sole inizia a splendere sulle isole, infatti, magari dopo un lungo periodo di nebbia e di pioggia, le città e i villaggi delle Faroer, macchie di colore in una distesa verde, sembrano vestirsi a festa per celebrare l’arrivo della bella stagione. Allo stesso modo, i faroesi indossano abiti colorati in occasione di celebrazioni e festività, mentre i giovani, in anni recenti, sono tornati in misura crescente a portare costumi tradizionali nelle occasioni che lo permettono. A partire da queste radici, negli ultimi anni si è così assistito all’emergere di una nuova generazione di stilisti dotati di una solida formazione professionale, che nelle loro proposte fondono insieme antichi motivi e nuovi stili.
Da non dimenticare, poi, le birre faroesi, dotate di quel carattere forte e tenace di cui tutti si prefigurano caratterizzata la stirpe vichinga. Foroya bjor è la principale e più conosciuta di tutte ed è prodotta secondo una tradizionale ricetta familiare risalente al 1888, la cui originalità è garantita dall’attuale proprietà dello stabilimento, rappresentata dalla terza generazione dell’antica famiglia di birrai faroesi. La Foroya bjor, in particolare, viene prodotta in diverse qualità: la Vedrur (Ram) ha un gusto chiaro e leggero, la cui piacevolezza deriva dall’utilizzo di acqua di montagna; la Classic scura è una delle migliori classic di tutto il Regno di Danimarca; la Black sheep, poi, è una scura di colore ambrato dal gusto morbido e la Green island stout, infine, è addizionata di zucchero di canna.
Tra le occasioni in cui il volto migliore di questa variegata offerta viene promosso e offerto al mondo, spiccano, in particolare, le partite della nazionale delle Faroer. La squadra è composta interamente da non professionisti, che occasionalmente indossano scarpini e parastinchi affrontando campioni titolati e strapagati delle maggiori squadre europee. È così che lo scorso 21 novembre la nazionale dell’arcipelago è volata in Italia per giocare contro i campioni del mondo. Un’opportunità per ammirare, tra l’altro, l’allegra ma tenace convinzione con cui i pochi sostenitori della squadra ospite hanno incitato i propri beniamini. Ma anche un episodio specchio di quello che le Faroer rappresentano e di quello che hanno da offrire. Gli isolani, infatti, non si accontentano di accogliere i turisti attirati dal loro splendido contesto ambientale, ma, persino tramite il loro tifo originale e colorato, amano esportare la loro cultura, con la convinzione di chi vuole raggiungere il mondo e, se possibile, cambiarlo.

Un arcipelago da 110 e lode

Il National geographic ha svolto recentemente un’indagine tra 522 grandi viaggiatori a cui ha chiesto di valutare 111 diverse isole nel mondo, in base a parametri di carattere ambientale ed ecologico, nonché all’integrità sociale e culturale dei luoghi, tenendo anche conto delle prospettive future. E in questa indagine le Isole Faroer hanno ottenuto il massimo dei voti.
«Un risultato, quest’ultimo, che ci fornisce un’ottima opportunità per promuovere la nostra destinazione, mettendo al contempo in risalto le caratteristiche distintive delle nostre isole, la loro ricchezza socioculturale e il loro ambiente ancora integro», ha commentato Ein Heinesen, direttore di SamVit. «Da parte nostra, ci impegniamo a continuare a investire per sviluppare l’industria turistica locale, tutelando allo stesso tempo le nostre particolarità e l’integrità del nostro ambiente».

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