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Far pagare l’acqua per il cane? Anche no

Perché il piacere di stare in hotel non tramonterà mai. Ma attenzione ai comportamenti anti - buona reputazione

Perché il piacere di stare in hotel non tramonterà mai. Ma attenzione ai comportamenti anti - buona reputa

Di Claudio Nobbio, 3 settembre 2015

Dopo il boom degli appartamenti per le vacanze, una stagione intera dai 5 mila euro in su, gli italiani ritornano ad andare in vacanza negli alberghi. Motivo principale è che le vacanze si sono ridotte: tre giorni al mare invece di tre mesi in collina, per esempio. Un appartamento necessita di lavoro: tenere pulita la casa, preparare i pasti, fare la spesa, riparare inevitabili piccoli guasti, occuparsi dei bambini.
Molti alberghi hanno capito la situazione e mettono a disposizione, oltre al dormire, il servizio gratuito di baby-sitting: il Mirage di Cortina, per esempio, oltre alla piscina, dalle 17 offre ai genitori la possibilità di lasciare i bimbi in un kids club, dove vengono accuditi come se si trovassero in una scuola materna con giochi e simili. Non solo: vengono seguiti a parte, mangiano tutti insieme in un locale separato, non disturbano gli altri commensali e, fino alle 21.30, lasciano liberi i genitori di andare a spasso o magari di sperimentare qualche ristorante della città, che spesso sono migliori di quelli dell’hotel stesso.
Giusto a questo proposito: occorre che gli albergatori decidano di offrire una ristorazione adeguata ai tempi, ma con prodotti e menu di zona. La gente accetta esperimenti gastronomici fatti dai grandi chef televisivi o stellati, ma non li tollera da cuochi sconosciuti. Preferisce andare sul sicuro con la cucina tradizionale. Non mancano naturalmente le eccezioni di eccellenza e, anzi, oserei dire che negli ultimi tempi i ristoranti d’albergo di livello sono la maggioranza. Ma purtroppo continuano a esserci esempi non adeguati al ruolo.
Tornando ai vacanzieri, tre giorni in un albergo soddisfano l’idea di essere andati in vacanza, magari da ripetere due o tre volte nella stagione, ma non impegnano più di tanto e comunque secondo le proprie possibilità. Un appartamento per la stagione, invece, ha un prezzo spesso insostenibile e comunque garantisce una vacanza relativa, perché è come portare il proprio appartamento, con tutti i suoi onerosi impegni, dalla città al mare o in montagna.
Oltre all’albergatore occorre però che gli enti pubblici controllino le situazioni: a Venezia al Lido, per esempio, il centro turistico culturale e del passeggio è l’imbarcadero di Santa Maria Elisabetta e il Gran Viale. Sono stati restaurati da poco, ma non sono state previste toilette pubbliche. Incredibile, ma vero. Una nota sorriso: in un caffè di Treviso mi è capitato di veder conteggiare sullo scontrino, oltre alle consumazioni, 0,30 centesimi per una ciotola di acqua per il cane. Non si sa se gassata o naturale. Comunque resta un esempio di comportamento anti – buona reputazione.
Tre giorni in albergo, o meglio cinque, significa non avere nulla da fare se non rilassarsi, godere dell’aria condizionata in anni come questo di caldo eccezionale, essere serviti con il caffè in camera, non dovere rifarsi il letto, pulire il bagno… Pagare il conto, che per tre giorni non sarà mai troppo alto, e liberi come prima.

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