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Facciamo tutti blurring (o quasi)

L'iperconnessione e i ritmi contemporanei portano a mescolare sempre più vita e lavoro

L'iperconnessione e i ritmi contemporanei portano a mescolare sempre più vita e lavoro

Di Marco Beaqua, 22 maggio 2014

Quanti di noi portano oggi il proprio smartphone o tablet al lavoro, per poi magari tornare a casa con il portatile aziendale? Tutti, o quasi, probabilmente. Ebbene, allora vuol dire che facciamo blurring, pur senza saperlo. Il termine, che in inglese significa letteralmente rendere indistinto, confuso, si riferisce a una pratica sempre più diffusa nel mondo, ossia quella di mescolare tra loro i momenti di vita privata e professionale. È così che una recente ricerca Pullman – Ipsos ha provato a indagare il fenomeno del blurring tra gli ospiti internazionali degli hotel mid e upscale. Lo studio ha quindi scoperto che il 61% del campione porta generalmente con sé i propri computer di lavoro in vacanza o a casa durante il fine settimana. Non solo: un terzo degli intervistati ha pure ammesso di utilizzare circa mezz’ora al giorno, durante il lavoro, per consultare il web a fini privati. Il trend, oltre ad avere evidenti ricadute dirette sugli equilibri vita-professione, potrebbe peraltro incidere pure sul business alberghiero. Sempre più professionisti, infatti, cercano luoghi terzi dove trascorrere la propria giornata lavorativa: spazi capaci al contempo di venire incontro alle proprie esigenze professionali, in termini di tranquillità e concentrazione, nonché di soddisfare le necessità personali, in fatto di relax e divertimento. Ecco allora che gli hotel possono oggi provare a sfruttare questa nuova tendenza, offrendo ambienti in grado di miscelare servizi altamente professionali con luoghi di intrattenimento, quali bar e ristoranti, nonché persino tavoli da poker e collezioni d’arte, come suggerisce anche il nuovo concept business Playground lanciato recentemente proprio dalla catena Pullman.

Quando l´amore si confonde con la professione

Arduo capire se anche questo comportamento possa rientrare nella categoria del blurring. Quel che è certo, però, è che, per anni, ai lavoratori di tutto il mondo è stato caldamente consigliato di non mescolare tra loro affari di cuore e business. Eppure, l’irresistibile attrazione dell’amore non solo ha spesso il sopravvento sugli scrupoli professionali, ma si sovrappone, con una buona frequenza, allo stesso business: più di un quarto degli americani (il 26%) avrebbe infatti incontrato l’anima gemella proprio sul luogo di lavoro. Lo rivela una recente indagine della Spherion, che ha intervistato online oltre 2 mila lavoratori Usa. Tra i dati più significativi raccolti dalla società di ricerca di personale a stelle e strisce, balza poi sicuramente agli occhi il fatto che ben il 70% del campione considera la propria vita personale più importante della carriera; allo stesso modo l’87% degli intervistati si dichiara per niente propenso a rinunciare all’inizio di una relazione, o a un matrimonio, in nome del proprio avanzamento professionale: anzi, il 64% degli interpellati è convinto che la presenza di un partner possa solo portare benefici alla propria carriera. «Questi risultati dimostrano chiaramente come, per molti lavoratori, la vita personale, e le proprie relazioni, abbiano quasi sempre la precedenza sulle esigenze professionali», commenta il division president di Spherion, Sandy Mazur. «In altre parole, l’equilibrio vita-lavoro è, per una grande quantità di persone, una priorità assoluta. Le responsabilità professionali devono quindi integrarsi al meglio con le necessità personali quotidiane, perché una carriera possa definirsi veramente di successo».

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