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F&b, esperienze e fattore umano

A Saint-Vincent il convegno autunnale Aifbm: c'è anche il progetto di un albo nazionale di categoria

A Saint-Vincent il convegno autunnale Aifbm: c'è anche il progetto di un albo nazionale di categoria

Di Marco Bosco, 10 dicembre 2015

“Spaghetti, pollo, insalatina e una tazzina di caffè…” cantava Fred Bongusto alla fine degli anni 1970: preistoria dell’Italia a tavola. Oggi le esigenze nell’alimentazione vanno di pari passo con la complessità di grandi fenomeni sociali quali il turismo di massa ed esperienziale, la sharing economy, l’impennata delle allergie e le intolleranze alimentari: nuovi comportamenti dei consumatori sempre più abituati a ricevere servizi su misura.
Nell’hôtellerie, e in ogni categoria di ristorazione commerciale e strutturata, il ruolo dei food & beverage manager è perciò strategico, sia perché sono questi i professionisti che hanno il compito di gestire la divisione f&b, sia perché il cibo è spesso il cuore dell’esperienza di accoglienza del viaggiatore o del cliente del ristorante. E quindi le strategie degli f&b manager hanno un impatto diretto sul bilancio delle organizzazioni.
Con questa ben chiara consapevolezza in mente, il congresso nazionale della categoria, organizzato recentemente dall’Associazione italiana food&beverage manager (Aifbm) presso il valdostano Saint-Vincent Resort&Casino, ha così provato a esplorare la “Tailor made experience: focus sul fattore umano”, dedicando a tali temi una serie di interventi e confronti aperti.
Aifbm ha quindi introdotto la discussione con qualche numero sul fenomeno del turismo: in Italia, in particolare, 300 mila persone al giorno passano negli hub aeroportuali, mentre sono 100 milioni all’anno i coperti serviti sulle navi. Sempre nella Penisola, gli hotel (410 i 5 stelle e i 5 stelle lusso, cresciuti del 213% rispetto al 2000, e 5.393 i 4 stelle, saliti nello stesso periodo del 99,1%) vendono 2,3 milioni di posti letto in 12 mesi. Date tali cifre, è abbastanza evidente che il turismo sia anche il motore di una solida occupazione, tanto che nell’intera Europa il comparto impiega direttamente 13 milioni di persone: il 12% dei posti di lavoro complessivi.
In tale scenario, peraltro in costante crescita, anche l’f&b è perciò chiamato a recitare la sua parte: “Siamo a una svolta per il settore del food & beverage”, ha infatti raccontato nel proprio discorso introduttivo il presidente di Aifbm Severino Dellea, direttore f&b del Casino de la Vallée di Saint-Vincent. “Non a caso la ristorazione entra sempre più a far parte dell’offerta di ricettività dell’hôtellerie, che da sola non basta più. Nell’epoca della sharing economy, dell’economia del consumo collaborativo, che cosa infatti più del cibo crea esperienza, aggregazione, simpatia, amicizia? Il cibo comunica cultura, tradizioni, territorio”. Ecco allora che secondo Dellea oggi è in atto una vera e propria “crociata all’insegna del naturale, del su misura, del partecipativo, per certi aspetti perfino del morale e del politico. Per noi manager del food la parola d’ordine è cambiamento”.
I food&beverage manager hanno insomma una funzione chiave nella società dei consumi, tanto che l’Aifbm, con l’obiettivo di far ottenere alla categoria un riconoscimento istituzionale, sta lavorando alla creazione di un albo in grado di garantire il professionista e di assicurare adeguati livelli di competenza, a tutela di consumatori, aziende e istituzioni.

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