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Expo: il balletto delle tariffe

Di Antonio Caneva, 26 marzo 2015

Per rimettere a posto il turismo ci voleva un miracolo, ed eccolo: il Santo Padre ha indetto il Giubileo. Un evento che comincerà l’8 dicembre 2015 (quasi quando finisce l’Expo) e durerà sino al 20 novembre 2016; ciò vuol dire che per complessivamente 17 mesi si godrà, in Italia, di avvenimenti straordinari, quotati, in totale, per 45 milioni di partecipanti.
Una fase particolarmente favorevole per il comparto, poiché in coincidenza hanno preso vita alcune modifiche normative, quali il Jobs act e una riduzione della tassazione relativa all’Irap.
Non tutto però gira come dovrebbe: per esempio alcuni operatori, che avevano opzionato importanti contingenti di camere, vuoto per pieno, hanno preferito rinunciarci, incorrendo in penali, in certuni casi pesanti.
Le aspettative dei 20 milioni di visitatori sono eccessive? Forse. Gli 8 – 9 milioni di biglietti che l’organizzazione dell’Expo, con il coro della politica, si compiace di aver già venduto, in realtà non sono arrivati tutti a visitatori finali, bensì sono stati acquistati da grandi operatori (per esempio Banca Intesa o gruppo Uvet), che a loro volta devono, in parte, ancora allocarli; quindi è il caso di essere prudenti.
Nel mondo dell’Expo avvengono cose bizzarre: per cercare di capire lo sviluppo del progetto Expo, recentemente sul Corriere della Sera è stata pubblicata un’indagine tra gli operatori dell’ospitalità. Ne è emerso un quadro esilarante: un albergatore, deluso, affermava che i prezzi non arriveranno ad aumentare del 50% come inizialmente ipotizzato, mentre un altro, che il rialzo sarà “solo” del 20% – 25% rispetto al prezzo pieno.
Ma ci si rende conto che un aumento di questa entità, unito a una crescita dell’occupazione camere, significa almeno un raddoppio del profitto annuo? Forse mi sbaglio io, ma mi sembra che le aspettative siano troppo alte. Expo non può essere la panacea di tutti i mali: in un paese che tende a deindustrializzarsi (recentemente Pirelli) bisognerebbe pensare invece a come migliorare il sistema e non solo al “cassetto”. Expo può essere una buona opportunità per ripartire, per migliorare le strutture, per investire sulle risorse umane, per avvantaggiarsi della visibilità mediatica che ne deriva; la storia recente insegna che i paesi che hanno goduto di grandi eventi e che hanno pensato solo in termini di revenue, gli anni successivi sono stati fortemente penalizzati. Su questo dobbiamo riflettere.

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