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Estetica: al via uno studio per capire come funziona davvero il settore

Di Marco Bosco, 23 aprile 2010

Un’indagine per conoscere meglio il comparto dell’estetica nel capoluogo lombardo. È quanto ha recentemente commissionato all’università Bocconi di Milano l’assessorato alle attività produttive, politiche del lavoro e dell’occupazione del comune meneghino. «Quello dell’estetica è un comparto dalla struttura molto frammentata, che spesso non riesce a sviluppare pienamente le proprie potenzialità», ha spiegato, in particolare, MariaTeresa Broggini Moretto, responsabile della direzione centrale dello stesso assessorato, durante la conferenza di presentazione. «Ecco allora la necessità di un’indagine approfondita, volta a ricostruirne numeri, prospettive e bisogni».
Lo studio intende così capire come funziona il settore, per individuare possibili azioni di public management. «Le nostre ricerche preliminari», ha raccontato Manuela Brusoni, docente del dipartimento di analisi istituzionali e public management dello Sda Bocconi, «hanno evidenziato come i dati basati sulla compartimentazione tradizionale dei settori produttivi sottostimino l’apporto del comparto dell’estetica, sia in termini di creazione di valore sia in termini di potenziali collegamenti con altri settori. Ciò è principalmente dovuto proprio all’estrema frammentazione della sua filiera. Ciononostante, negli ultimi tempi, la crescita del comparto in Lombardia si è sempre mantenuta sopra la media del trend produttivo medio regionale. Ma, soprattutto, l’estetica si è dimostrata uno dei settori più resistenti alla recente crisi congiunturale», come ben sanno, peraltro, gli albergatori che gestiscono strutture con centri benessere annessi. «Il comparto avrebbe perciò», ha aggiunto Brusoni, «tutte le carte in regola, se supportato adeguatamente, per fare da traino anche ad altri settori produttivi».
Le prime rilevazioni della Bocconi non mancano naturalmente di evidenziarne anche le criticità, che riguardano, in primis, la mancanza di una chiara e condivisa definizione dell’operatore estetico: «Una necessità, quest’ultima, non tanto finalizzata a porre dei limiti di entrata di tipo corporativo, quanto a dare autorevolezza alla professione, nonché a renderla riconoscibile e attrattiva». Revisionare i programmi formativi tramite un confronto sincero e costruttivo tra tutti gli stakeholder del comparto è poi un altro degli obiettivi possibili da perseguire. «Allo stesso modo», ha proseguito Brusoni, «sarebbe opportuno adottare forme certe di autoregolamentazione: un modus operandi ormai diffuso in molti settori, che mira a individuare e ad autocertificare le prassi migliori, al fine di dare maggiore credibilità e autorevolezza alle professionalità coinvolte nel processo normativo».
Oltre a fornire maggiori garanzie ai consumatori, spesso alle prese con un’offerta molto variegata e non sempre di livello adeguato, «tali iniziative potrebbero grandemente aiutare un settore dall’elevato potenziale occupazionale e dalle notevoli opportunità per i giovani in fase di inserimento nel mondo del lavoro», ha concluso Broggini Moretto. «Un’altra idea, in linea con le necessità di valorizzazione della professione, sarebbe poi quella di creare un vero e proprio master dell’estetica».

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