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Ecosostenibilità, energia e alberghi

La mutata consapevolezza del mondo sui temi green impatterà anche sugli alberghi, che presto dovranno essere tutti a emissione quasi zero

La mutata consapevolezza del mondo sui temi green impatterà anche sugli alberghi, che presto dovranno essere

Di Vittorio Pedrotti, 26 novembre 2015

A partire dagli anni 70 del secolo scorso vi è stata una sensibilizzazione generale sulla grande tematica dell’inquinamento ambientale, che proprio in quegli anni raggiungeva livelli inaccettabili. Si è iniziato quindi a ripensare a uno stile di vita differente, impostato su un nuovo modello di sviluppo. Allo stesso tempo si cominciava anche a considerare la stretta connessione tra inquinamento e produzione di energia, evidenziando come le emissioni di anidride carbonica e altri rilasciati dei combustibili fossili provocassero gravi effetti dannosi quali il noto effetto serra.
Il concetto di sostenibilità appare quindi per la prima volta nel 1987. A utilizzarlo fu, in particolare, il primo ministro norvegese Gro Harlem Brundtland, che inserì tale termine nel rapporto della commissione Onu per l’Ambiente e lo sviluppo, «Our common future», definendo sviluppo sostenibile quel processo in grado di soddisfare «i bisogni del presente senza compromettere la possibilità delle generazioni future di soddisfare i propri».
Nella pianificazione di una «smart city», definita per la prima volta dall’economista e saggista statunitense Jeremy Rifkin in The European Dream quale visione strategica di una produzione moderna ed efficace, l’energia rinnovabile ha peraltro un grande vantaggio rispetto all’energia fossile: è «intelligente» fin dalla sua origine; non solo quindi relativamente al suo utilizzo finale ma anche considerando tutti i vari passaggi della filiera: dalla produzione al trasporto, fino alla distribuzione e, appunto, all’utilizzo.
In un futuro green è quindi fondamentale che l’energia elettrica provenga da fonti rinnovabili. Una necessità legata anche alla convenienza, dato che tale forma di energia è solitamente prodotta localmente da risorse locali e da ingegneria locale, e permetterebbe perciò all’Europa di difendersi dallo squilibrio commerciale con i paesi che esportano petrolio e che di questo hanno fatto una leva geopolitica importante.
Tutto ciò rappresenta, insomma, un modo di essere indipendenti e di dare opportunità di lavoro ai giovani. L’ecosostenibilità non è quindi affatto un vezzo culturale o una moda passeggera, ma una scelta strategica e un approccio fondamentale alla quotidianità da trasmettere alle famiglie, alle imprese, alle nuove generazioni…
E nell’industria alberghiera? Quali le conseguenze di questa mutata consapevolezza? Secondo una direttiva Ue di cinque anni fa, l’hotel a energia quasi zero, così come qualsiasi edificio, dovrebbe divenire una realtà obbligatoria per le nuove costruzioni in Europa a partire dal 31 dicembre 2020. E in molti casi si possono peraltro trovare esempi già realizzati. La regione Lombardia è addirittura pronta ad anticipare ulteriormente i tempi: dal 1° gennaio 2016 entrerà infatti in vigore la legge regionale 7/2012, che prevede che gli edifici pubblici e privati, nuovi e ristrutturati, siano, appunto, a energia quasi zero. Si dovrà quindi affrontare la progettazione in modo completamente nuovo, con i progettisti che lavoreranno in una sinergia dove architettura e ingegneria saranno sempre più uniti.
Per essere a consumo energetico quasi zero, gli edifici alberghieri dovranno, in particolare, sia rifornirsi da fonti rinnovabili sia garantire un’elevata ottimizzazione dei consumi, in modo che, nell’arco dell’anno solare, la somma algebrica dei flussi energetici in ingresso e in uscita risulti quasi pari a zero.
Ogni progetto alberghiero dovrà quindi essere gestito come un prototipo a sé e analizzato specificatamente: ubicazione, orientamento e altri fattori ambientali determineranno i vincoli di ogni singola situazione, mentre un team di progettisti concorrerà alla sua ideazione, con architetti e impiantisti che dovranno formare un’unica forza propositiva altamente qualificata.
Anche la bioarchitettura potrà infine essere di grande aiuto al riguardo, in quanto nei secoli scorsi gli edifici erano già per loro natura bioclimatici. E ciò per definizione, visto che la bioarchitettura è quella «architettura in grado di utilizzare il minimo apporto di energia nel rispetto delle condizioni di comfort interno per l’uomo».

Le fonti rinnovabili in sintesi

Fotovoltaico
Con il sistema fotovoltaico si può sopperire al fabbisogno elettrico traendo energia dal sole e sfruttando al massimo il suo infinito potenziale.

Termodinamico
Sistema di nuova generazione, il termodinamico è una modalità innovativa di produzione di acqua calda sanitaria utilizzabile tutto l’anno: tramite un pannello esterno, il solare termodinamico è capace di catturare sia l’energia solare sia quella ambientale (pioggia, vento, neve?).

Geotermia
La geotermia sfrutta l’energia termica generata e immagazzinata nella terra, e i relativi sbalzi termici, per produrre calore o azionare i climatizzatori. Con l’espressione geotermia a bassa entalpia si indica, in particolare, lo sfruttamento dell’energia termica immagazzinata negli strati superficiali della crosta terrestre.

Bioenergia
La bioenergia si riferisce all’energia ottenuta dal legno, dalle colture, dalla paglia, dai residui alimentari, dalla carta, dal concime animale e da altre forme di biomassa. La stessa biomassa può essere utilizzata per diversi scopi: dal riscaldamento alla produzione di elettricità… È considerata una fonte di energia rinnovabile, in quanto gli alberi, le colture e la vegetazione possono essere ripiantumati a ritmi sostenibili.

Eolico
Per l’energia eolica oggi esistono innovative soluzioni ad hoc, costituite da mini-turbine, che possono essere installate in copertura con una tecnologia molto avanzata.

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