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Ecco i Club del terzo millennio

Di Floriana Lipparini, 12 novembre 2004

“Dire Club Med è come dire villaggio, siamo stati i primi e si può dire che abbiamo rappresentato l’essenza di questo tipo di vacanza. Ma i tempi cambiano e il cliente non è più lo stesso di 50 anni fa. Allora cercava soprattuttoun’esperienza avventurosa di contatto con la natura in una dimensione un po’ spartana, oggi vuole anche confort, agio, stimoli culturali, servizi più sofisticati”, esordisce Giorgio Palmucci, direttore generale di Club Med Italia, che incontriamo per un’intervista sulle recenti novità.
“In Italia, ad esempio, dove la presenza di Club Med è storica, rimangono ancora tre villaggi di tipo polinesiano, con le capanne di paglia, Ora ci sarà un salto di qualità e ci riposizioneremo verso l’alto. Le ricerche condotte in Francia e in Italia ci hanno aiutato a definire molto chiaramente il target attuale della nostra clientela, e quindi i Club Med del terzo millennio si adeguano alle diverse esigenze”.
Nuove aperture, come Le Palmeraie e Le Riad a Marrakesh ed El Gouna sul Mar Rosso, o ristrutturazioni di villaggi esistenti si sono susseguite nel 2004, e altre si avranno nel 2005, per raggiungere l’obiettivo di portare il 95 per cento delle strutture al livello di tre o quattro tridenti. I tridenti rappresentano una classificazione analoga alle stelle in campo alberghiero.
Non è però solo questa l’importante novità di Club Med. Da una decina di giorni la Commissione europea ha autorizzato l’ingresso nel capitale di Accor, l’importante gruppo alberghiero con sede in Francia.
“L’uscita di scena degli Agnelli, precedente azionista di riferimento, è avvenuta proprio quando il presidente di Club Med, Henri Giscard d’Estaing, stava decidendo una nuova strategia d’impresa, una montée en gamme, come dicono in Francia -. chiarisce Palmucci – Accor ha visto un’opportunità estremamente importante, ha condiviso pienamente la strategia e ha deciso di entrare nel capitale. Per noi questa partnership è preziosa, considerata l’enorme esperienza di Accor nell’hôtellerie. Si potranno sviluppare numerose sinergie, alcune équipe sono già al lavoro su questo. Siamo due società separate, nel pieno rispetto delle regole di Borsa, ma possiamo cooperare per migliorare la redditività. Ad esempio alcuni nostri collaboratori che finiscono la stagione in Italia, ottimi elementi che rischieremmo di perdere, ora potrebbero andare a lavorare presso le strutture di Accor per poi tornare nei nostri villaggi nella stagione successiva”.
Club Med si accinge quindi a un cambio di immagine, scelta importante che evidentemente comporta un investimento di fiducia nell’idea che i villaggi continueranno a rappresentare un modello di vacanza vincente.
“Purché si tratti di un vero villaggio, perché non bastano un albergo e due barchette per definirsi così, il villaggio eserciterà sempre un grande richiamo, perché consente di trascorrere una vacanza diversa, in una realtà anche molto lontana, ma in totale sicurezza, se si vuole restando soprattutto all’interno e usufruendo di tutte le attività, ma anche con la possibilità di scoprire l’esterno, le diverse culture. C’è stata un’evoluzione rispetto al passato, ad esempio ora si organizzano molte più escursioni”, asserisce il direttore di Club Med Italia. “A Marrakesh, con l’apertura del nuovo Le Riad in puro stile marocchino, abbiamo creato un circuito che insieme a La Palmeraie e a La Medina, costituisce un insieme integrato: si può passare dalla celebre piazza Kemal el Fnaa all’oasi con lo splendido palmeto, al cuore del souk, un viaggio nell’autentica anima della città”.
Esistono però altri due elementi essenziali per garantire la tenuta e lo sviluppo del modello villaggio: la professionalità del personale e i prezzi. “La nostra selezione del personale è piuttosto rigorosa. Oltre ai normali requisiti e alla conoscenza delle lingue, noi cerchiamo sempre qualcosa in più, quello che chiamiamo la Med attitude, una capacità di entrare in relazione con il cliente, di dialogare, di favorire la convivialità. E naturalmente facciamo formazione, alla Club Med school per i collaboratori e alla Club Med university per lo staff, con continui training d’aggiornamento. Quanto ai prezzi, non li abbiamo assolutamente alzati e questa è stata una decisione molto saggia. In sostanza, l’anno scorso, in tempi di crisi, siamo stati il punto di rifugio per l’Italia”.
Nemmeno la crisi mondiale ha creato qualche problema? “Qualche difficoltà si può sempre presentare. Ad esempio, a un certo punto si è scatenata una serie di tifoni che sembrava avessero letto il nostro catalogo. Abbiamo villaggi ovunque ed è impossibile sfuggire del tutto, ma in un certo senso questo fa parte del rapporto con la natura”.

Il viaggio di Giorgio Palmucci

Giorgio Palmucci è un esempio del nomadismo insito nell’équipe del Club Med, dove non si resta necessariamente nello stesso settore in cui si inizia. Laureato in economia e commercio, ma appassionato di viaggi, 15 anni fa entrò in Clunb Med come direttore amministrativo, e nel ’97 gli proposero di cambiare vita, prendendo la responsabilità dei villaggi Italia, un settore squisitamente operativo. La cosa gli piacque moltissimo e per alcuni anni ha passato più tempo in aereo che a terra. Infine, la proposta di assumere anche l’incarico della direzione commerciale, con l’obiettivo di incrementare la presenza dei clienti italiani. Un bel viaggio in Club Med, insomma. Ora i due ruoli sono unificati in quello di direttore generale di Club Med Italia.

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