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È sconsiderato parlare di furti a Natale…

Di Antonio Caneva, 14 dicembre 2017

Ed eccoci nuovamente a fine anno. Questo è l’ultimo numero prima di riprendere la pubblicazione, l’11 gennaio.
Cosa si può dire del 2017? È stato un anno gentile o ci ha riservato dei dispiaceri? Un po’ dell’uno e un po’ dell’altro. Quando facciamo un bilancio del periodo, individuiamo tanti momenti positivi alternati a situazioni di grande disagio e preoccupazione: un’annata in cui il turismo ha goduto di vitalità e poi, nel momento in cui scrivo, ecco che arriva la notizia di una bomba nel centro di New York. Alti e bassi: abbiamo passato un’annata sulle montagne russe e, quello che è peggio, non si intravvedono certezze. Forse dobbiamo abituarci a valutare il momento con un approccio diverso.
Questo numero di Job, anche se non propriamente da festività, tratta un argomento a nostro avviso importante, tanto che vede gli interessati schierati su tesi contrapposte. Parliamo dei furti in alberghi, intesi come asportazione dei beni della struttura.
Parlavo con un amico di questo argomento e mi raccontava di quanto gli era capitato negli anni 1970, all’apertura dell’hotel Executive di Milano: allora il più grande albergo della città, con oltre 400 camere. A quei tempi i televisori a colori (sembra una vita fa…) erano piuttosto rari e l’albergo ne era dotato, con elementi di tipo portatile, naturalmente con il tubo catodico. Un cliente ne mise uno in un borsone e, per camuffare la forma, lo avvolse in un accappatoio e in alcuni asciugamani dell’albergo. Chiamò poi il facchino e se lo fece portare nella macchina, in garage (ma poi lasciò pure la mancia…).
Il mondo dell’albergo è pieno di leggende metropolitane su questo argomento. Però è realtà quanto successo recentemente in un grande albergo milanese, in cui sono stati inquisiti parecchi dipendenti che asportavano beni dell’hotel, per rivenderli o goderseli. Il pezzo più pregiato, come riporta il Corriere della Sera, era una bottiglia di Dom Perignon Brut Rosé Vintage del 2000, del valore di 5 mila euro.
Ma non tutti gli alberghi hanno un atteggiamento negativo riguardo ai beni asportati; alcuni addirittura sono contenti che gli ospiti portino via qualcosa; a fine anno li considerano come costi di marketing.
Quand’ero giovane ho lavorato al Palace di Gstaad e mi ricordo che c’erano dei bellissimi posacenere blu cobalto con stampato a oro l’emblema dell’albergo. Sotto riportavano, sempre in oro, la dicitura in francese: «Rubato con il permesso dell’albergo». I due concetti collegati: il furto e l’autorizzazione!
Spero che la lettura di Job favorisca qualche riflessione.
Io, nel frattempo, che ho vissuto positivamente il 2017, non posso che farvi i miei migliori auguri, di cuore, per delle felici e serene festività.

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