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È finito il momento delle crociere?

Complice anche un difficile contesto geopolitico, il comparto sembra aver esaurito la propria spinta propulsiva per il turismo della Penisola

Complice anche un difficile contesto geopolitico, il comparto sembra aver esaurito la propria spinta propulsi

Di Marco Beaqua, 20 aprile 2017

Una riduzione del 7,1% dei passeggeri movimentati nei porti crocieristici italiani, per un totale di 10,3 milioni di turisti che sbarcheranno, s’imbarcheranno o transiteranno per gli scali nazionali nel corso del 2017. Se le previsioni per l’anno in corso di Risposte Turismo fossero confermate, sarebbe il dato più basso registrato dai porti della Penisola negli ultimi sette anni. Anche se, va osservato, il valore rimarrebbe pur sempre all’interno della fascia di oscillazione, compresa tra i 10 e i 12 milioni di passeggeri movimentati, sui cui si è assestato il comparto in Italia negli ultimi sei anni.
Analizzando i trend di lungo periodo si osserva in effetti che la nostra Penisola ha conosciuto un periodo di grande espansione tra il 2007 e il 2011, quando i viaggiatori a bordo delle navi da crociera in partenza, arrivo o transito negli scali tricolori sono passati da 7,4 milioni a 11,5 milioni, per poi stabilizzarsi attorno alla soglia degli 11 milioni negli anni successivi.
«Dopo un biennio di sostanziale stabilità», è tuttavia il commento preoccupato del presidente di Risposte Turismo, Francesco di Cesare, «il 2017 farà registrare un numero ampiamente inferiore alla citata soglia: risultato da leggere senza dubbio in chiave critica ma ancor più quale monito per il futuro. Più di metà dei primi dieci scali nazionali registrerà una contrazione, in qualche caso significativa. Venezia, in particolare, dopo aver perso la terza posizione nella top 10 del Mediterraneo potrebbe scendere persino sotto la quarta, fermandosi al quinto posto. È la quota di imbarchi-sbarchi, ancor più di quella dei transiti, a registrare una progressiva contrazione. Anche perché la domanda degli italiani che vanno in crociera non sembra poter tornare ai numeri che si registravano qualche anno addietro».
Ma il trend in calo è pure il risultato di una diminuzione dell’offerta crocieristica sul Mediterraneo. Complice anche la difficile situazione geopolitica dell’area, le compagnie di navigazione hanno infatti intenzione di concentrare nel mare che bagna le nostre coste appena il 15,5% dei posti letto disponibili a livello mondiale, ossia la quota più bassa registrata negli ultimi dieci anni (era il 18,3% nel solo 2016). Mercato principale rimarrà invece la regione caraibica, che raccoglierà il 35,6% dell’offerta globale. Ma si segnala soprattutto la grande ascesa dell’Asia, la cui quota di posti letto raggiungerà il 10,9%: un balzo in avanti davvero significativo se si pensa che dieci anni fa era ferma appena all’1,5%.
Tornando all’Italia, si stima che a fine anno il numero di porti capaci di movimentare più di un milione di passeggeri scenderà da quattro a tre, con Genova che non riuscirà a superare la fatidica soglia. Rimarranno quindi solo Civitavecchia, (2,2 milioni, -5,9%), Venezia (1,4 milioni, -11,4%) e Napoli (1 milione, -23,4%). Il dato appare particolarmente significativo perché evidenzia come il trend negativo non riguardi solo la città lagunare, alle prese con la questione ancora irrisolta del nuovo scalo e delle limitazioni al transito alle grandi navi, ma coinvolge ormai l’intera Penisola. In deciso calo, peraltro, si prevede anche la quantità di toccate nave negli scali tricolore, che scenderanno del 9,6% rispetto al 2016, fermandosi a quota 4.500.

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