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Don Carlo, terzo a Siviglia

Di Pasquale Riccio, 9 gennaio 2004

La partenza dall’Italia è abbastanza traumatica per non dire farsesca, infatti ho un bagaglio con i vestiti che di suo è già pesante, ma in più ho un megatrolley con dentro, oltre all’attrezzatura. ben 50 chilogrammi. di ortaggi e frutta varia.
Difatti sia all’aeroporto di Napoli sia a quello di Milano Malpensa le hostess di terra prima si spaventano e poi, saputo cosa contiene, ridono. Mi sento come gli emigranti che partivano agli inizi del Novecento per l’America portandosi dietro dall’Italia un po’ della loro terra, per andare in cerca di fortuna.
Finalmente si parte, sono riuscito a imbarcare il mio bagaglio. Le giornate prima della gara, almeno le prime due, sono abbastanza nervose, perché sto aspettando che arrivino i miei due amici Giovanni Di Somma e Pino Rinaldi da Madrid dove si sono fermati per un giro turistico, finalmente la sera del terzo giorno arrivano a Siviglia. Appena li vedo entrare nella hall dell’albergo Al-Andalus il mio cuore si riempie di gioia perché hanno mantenuto la promessa di venire a sostenermi.
Di colpo anche le mie ansie spariscono, mi sento pronto e niente mi può più fermare. Il giorno successivo trascorre facendo visita a una nota “bodega” produttrice
di vino sherry. Nel pomeriggio passo tutto il tempo sotto il vigile sguardo di Gianni ad allenarmi nella scultura degli elementi decorativi uguali a quelli che userò il giorno dopo, per cronometrare i tempi di esecuzione.
Finalmente arriva il grande giorno, sono un po’ emozionato ma anche molto euforico. A colazione trovo il presidente Caselli, parliamo brevemente e mi colpisce una sua domanda al punto che durante tutta la gara mi sarà sempre presente nella mente: la decorazione che presento con il drink è quella che già avevo presentato a Padova alle selezioni per accedere al mondiale? Io gli rispondo di si, ma ho dovuto adattarla alle dimensioni del bicchiere che qui è più piccolo di quello di Padova.
La gara inizia come da programma all’orario stabilito. Finisce la prima manche però non ci dicono il risultato e ci mandano alla pausa pranzo.Al rientro finalmente sappiamo i risultati, vengono chiamati i concorrenti partendo dal dodicesimo; il pubblico è in religioso silenzio, quel tempo per me è come un’eternità; un po’ di paura mi assale ma so che ho lavorato bene, finalmente il presentatore dice Italy e il mio nome; la delegazione italiana esplode in un urlo di gioia.
Alla fine della prima fase sono fra i primi tre e in finale vengo classificato al terzo posto, a dimostrazione della classe, della professionalità e dell’estro dei barman italiani, ricevendo da tutti i giudici attestazioni di stima e complimenti per il lavoro svolto, per la decorazione e per il drink.
Sono ripartito da Siviglia felice, convinto di aver fatto fino in fondo il mio dovere. L’Italia aveva vinto lo scorso anno il mondiale, quindi i pronostici non ci erano favorevoli e sarebbe stato impossibile aggiudicarci ancora la piena vittoria.Tuttavia anche il terzo posto, dopo il successo avuto nel 2002, era ed è importantissimo, in quanto vincere è difficile ma ripetersi a certi livelli lo è ancora di più.

Pasquale Riccio
Nato a Napoli nel 1962, diploma di tecnico delle attività alberghiere, qualifica professionale di operatore di sala – bar; nel 1989 qualifica barman Aibes, dal 1996 capo barman Aibes; partecipazione a corsi e master su distillati, liquori, spumanti e champagne tenuti dall’Aibes; corso di aggiornamento professionale di primo livello per barman organizzato dall’Aibes sezione Campania 1988/89; corso d’aggiornamento professionale per f&b manager organizzato dall’Aibes sezione Campania 1991/92; dal 1987 docente di sala-bar presso l’Istituto alberghiero di stato “Ippolito Cavalcanti” di Napoli; dal 1999 formatore nei corsi di primo livello per barman Aibes nella sezione di Napoli. Vincitore nei concorsi regionali Aibes 1995 categoria After Dinner, 1996 categoria Long Drink, 1998 categoria Pre Dinner, 2002 categoria After Dinner; vincitore dei concorsi nazionali Aibes 1995 per cocktail e long drink e del 2002 per After Dinner. Vincitore della selezione per la partecipazione al concorso mondiale per cocktail e long drink svoltosi a Tokyo nel 1996. Ha lavorato prevalentemente nella Svizzera tedesca e francese dal 1980 al 1984 all’Hotel Sunstar-Hadler di Greendelwald, Sunstar-Hadler di Davos, Dolder di Zurigo,
Palace di S.Moritz, Hotel Souvrette di S.Moritz, Hotel du Lac di Losanna. Dal 1989 svolge prestazioni saltuarie nei migliori american bar, discoteche e night club di Napoli e Salerno con mansioni di consulente esterno e qualifica di capo barman, prevalentemente presso il night-club “Bogart Café” di Salerno.

Com’è nato il “Don Carlo”

Il cocktail nasce durante il mese di dicembre di un anno fa con diversi
ingredienti e senza un nome ancora ben definito. È poco prima di Natale,
durante una cena a Sorrento con due miei carissimi amici (i quali mi verranno a sostenere anche in Spagna ) Gianni Di Somma (socio Aibes ) come me, e Pino Rinaldi. Grazie a lui trovo finalmente il nome giusto da dare al drink che sarà dedicato alla memoria di mio padre, che mi aveva invogliato agli inizi della mia carriera a seguire questa professione. Nasce finalmente “Don Carlo”, il nome e l’appellativo con cui era chiamato da tutti; e con cui, qui al sud sono chiamate tutte le persone che meritano rispetto. “Il nome è quello giusto”, esclamo, e poi sento che (come poi è accaduto) in Spagna otterrà i favori del pubblico.
È un nome breve, deciso, come il mio drink,e tipicamente latino come le mie origini di cui vado fiero. Tuttavia non era ancora completo, gli ingredienti non mi convincevano; finalmente mi arriva dall’Iba il regolamento gara e il prontuario con gli sponsor. Appena li leggo ecco che nella mia mente si accende la cosiddetta lampadina, infatti io avevo iniziato questo cammino che mi stava portando al Mondiale Iba per riuscire a dare a posteriori una soddisfazione a mio padre che non ero riuscito a dargli in vita. Difatti tra gli sponsor ne vedo uno che mio padre amava degustare. Ecco, penso, è il mio papà che mi ha dato un segnale preciso, allora decido come teleguidato gli ingredienti da miscelare insieme, tenendo conto che possano essere reperibili dai miei colleghi nel mondo, se lo volessero riproporre.Quindi unisco i seguenti ingredienti:
2,5 cl. di vodka neutra Pusckin,
2 .cl di Aperol Barbero,
1cl. di Charleston Follies Marie Brizard,
1cl. di Vermut Dry Bacardi Martini,
0,5 cl. di Bitter Campari.
Per la decorazione decido di creare un fiore bicolore usando come elemento la zucca scavando la buccia con gli scavini thailandesi, mettendo al centro di esso un ribes rosso per creare un distacco con i colori del fiore, per le foglie penso di usare delle zucchine particolari del Bangladesh che si presentano molto differenti dalle nostre, alla fine dello spiedino decido di porre un chicco di uva bianca, quindi per poter aromatizzare la decorazione penso di utilizzare gli oli essenziali della buccia d’arancia.Penso tuttavia che il progetto è bello, ma la mia tecnica lavorativa con i suddetti scavini è molto lenta e non ottimale; allora decido di chiedere al mio amico Gianni Di Somma, maestro nell’arte delle decorazioni, di darmi lezioni. Lui con grande disponibilità m’insegna la tecnica giusta facendomi diventare in breve tempo bravo quasi quanto lui. Al punto da diventare il suo discepolo preferito. Grazie Gianni. Grazie Pino, ma un forte grazie al mio mito, il mio consigliere Alfonso Cascella che dall’ inizio alla fine di questa avventura mi è stato sempre vicino, e al mio fiduciario Francesco Reder che mi è sempre stato vicino in questi mesi e ha sempre fatto un gran tifo perché ero l’alfiere della Campania e di Napoli. Ecco come è nato “Don Carlo”, un cocktail nato per amore.

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