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Digital oggi fa rima con turismo

Ma nel settore sono molto considerate anche le cosiddette soft skills. Le agenzie per il lavoro Synergie e Gi Group ci spiegano cosa cercano nei candidati del comparto horeca

Ma nel settore sono molto considerate anche le cosiddette soft skills. Le agenzie per il lavoro Synergie e Gi

Di Marco Beaqua, 7 Febbraio 2019

È il fattore digital il minimo comun denominatore che collega tra loro i profili emergenti dell’ospitalità contemporanea. D’altronde non è un mistero che l’avvento del web abbia rivoluzionato il modo di fare accoglienza, creando una nuova dimensione virtuale di relazione con gli ospiti, capace di aggiungersi a quella più tradizionale del contatto personale in hotel. È così che tra le figure in ascesa c’è oggi sicuramente quella del community manager: «Un professionista chiamato a costruire, istituire e gestire i rapporti online, attraverso siti e social media, con il largo pubblico costituito dai clienti, dai consumatori e da tutti gli stakeholder del comparto», spiega Daniele Sordano, responsabile Italia della divisione specializzata in hospitality e beverage di Synergie.

Ma la rete è anche uno spazio da riempire di contenuti, sottolinea il manager di questa agenzia per il lavoro che potrete incontrare al prossimo Tfp Milano: «Ecco allora che un’altra delle figure più ricercate è quella del web content specialist , ossia di chi ha il compito di produrre, coordinare e distribuire i contenuti di marketing in funzione delle diverse piattaforme (sito, social media o blog) e dei diversi target di riferimento».

Accanto a questi due ruoli, ormai già considerabili standard in ambito digital, si stanno però affermando anche profili molto più specifici, dei quali raramente se ne conosce l’esistenza: «Un esempio», riprende Sordano, «è quello del digital strategic planner, ossia di colui che collabora con il management dell’azienda per definire le strategie di presenza e attività sul web. Un’ulteriore figura interessante è poi quella dell’e-reputation manager, a cui è affidato il compito di individuare i trend emergenti del web, nonché di monitorare le opinioni degli utenti, in particolare degli influencer, a proposito dell’azienda e di tutti i temi che la riguardano».

Il proliferare di ruoli e profili inediti testimonia insomma di un settore estremamente vitale: «Negli ultimi anni il comparto horeca è riuscito finalmente a ritagliarsi lo spazio che gli compete tra i principali settori dell’economia italiana», sottolinea quindi Francesca Discepoli, implementation expert horeca dell’agenzia per il lavoro Gi Group (Gi Horeca). Anche quest’anno non poteva infatti mancare la presenza al Tfp Milano di uno dei protagonisti più assidui della job fair griffata Job in Tourism. «Il mercato del lavoro in ambito horeca», prosegue Francesca Discepoli, «rappresenta attualmente un grande spazio di opportunità sia per i candidati junior, sia per i professionisti con più esperienza alle proprie spalle. In questo momento, in particolare, l’offerta di lavoro supera nettamente la domanda, mentre il baricentro delle strategie di recruiting si sta spostando sempre di più verso la selezione di profili senza particolari competenze tecniche ma dotati di grande potenzialità».

Al centro dell’attenzione sono soprattutto le soft skills, considerate quali basi necessarie «per acquisire successivamente le competenze utili, attraverso percorsi di crescita strutturati e predefiniti all’interno dell’azienda», specifica ancora Francesca Discepoli. «Il settore è oggi tutto focalizzato sulla customer experience. Per le aziende, coinvolgere il cliente è diventato perciò un obiettivo determinante». Un traguardo che però non può più essere garantito dalla sola presenza di un prodotto tecnicamente adeguato: «C’è bisogno di un approccio al servizio veramente a 360 gradi. E in tale contesto, le figure di più difficile reperimento sono proprio i profili junior provvisti di una forte passione per il settore e del desiderio di impegnarsi in un percorso di crescita. A chi vuole intraprendere questa carriera, si chiede quindi una grande flessibilità oraria, che si traduce frequentemente nella rinuncia al tradizionale riposo di sabato e domenica o nei periodi di festività».

Sulla base di tali esigenze, in fase di primo esame Gi Horeca tende perciò ad analizzare la corrispondenza tra la posizione aperta e le motivazioni del candidato: «La valutazione di ogni profilo», osserva infatti Francesca Discepoli, «non si effettua mai in senso assoluto, ma relativamente al ruolo per cui ci si propone: qualsiasi giudizio sulle competenze, sia soft sia hard, della persona che ci si trova di fronte non può prescindere dall’analisi della posizione lavorativa e della cultura-contesto aziendale all’interno della quale il profilo si dovrà poi inserire».

A questo fine «poter vedere i candidati a colloquio e di persona è fondamentale per percepire immediatamente gli elementi motivazionali e di disponibilità a intraprendere un percorso reale e concreto nel comparto alberghiero. Il tutto indipendentemente da ciò che dice il curriculum, che mai potrà contenere quelle caratteristiche attitudinali e caratteriali che rendono autentico e reale il concetto di ospitalità», riprende Daniele Sordano.

Ma per il responsabile Italia della divisione Synergie specializzata in hospitality e beverage, la possibilità di incontrare direttamente i candidati significa pure valutare in maniera tangibile il livello di conoscenza delle lingue. «Spesso», conclude lo stesso Sordano, «dietro a un ottimo curriculum si possono nascondere mille insidie. Imprevisti che si riesce a contenere solamente tramite un’analisi approfondita del percorso professionale del candidato, possibilmente corredata da un numero adeguato di referenze positive».

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