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Dieci lustri al Badrutt´s Palace

Angelo Martinelli racconta i suoi primi 50 anni nella storica struttura elvetica di St. Moritz

Angelo Martinelli racconta i suoi primi 50 anni nella storica struttura elvetica di St. Moritz

Di Massimiliano Sarti, 7 novembre 2013

Il 18 dicembre 1963 Angelo Martinelli entrava per la prima volta tra le mura del Badrutt’s Palace di St. Moritz come commis de rang del Corviglia Club Chesa Veglia. Molto tempo è passato da allora, ma la figura di questo vero e proprio maestro di cerimonie è ancora lì, oggi resident manager, ad accogliere gli ospiti all’arrivo con il proprio stile al contempo riservato e cordiale; un’istituzione, ormai, di questa icona mondiale dell’hôtellerie chiamata Badrutt’s, tanto che «nei miei primi mesi a St. Moritz», ammette candidamente l’attuale managing director dell’hotel, Hans Wiedemann, «pensavo che i nostri ospiti abituali non mi prendessero in considerazione. Si rivolgevano senza esitazione ad Angelo. Dovevo guadagnarmi la loro stima». Ed è proprio una grande stima quella che Martinelli si è saputo conquistare con una professionalità capace di rendere possibile ogni richiesta, anche quelle più difficili: dal concerto in camera di una band famosa alla pista da sci aperta in esclusiva, di notte, per un piccolo gruppo di amici, passando per le più strampalate stravaganze di compleanno, come un elefante nella hall o una corsa di cammelli sul lago ghiacciato. «In realtà, è solo una questione di prospettive», racconta con estrema naturalezza Martinelli, che non vuole sentire parlare di stranezze quando ci si riferisce alle richieste degli ospiti. «Per molti clienti del Badrutt’s questa è semplicemente la normalità. Quando si va in vacanza, nessuno desidera fare a meno delle proprie abitudini. Allo stesso modo chi viene da noi sa bene quello che vuole e lo desidera avere».

Domanda. Anche l’ospite più eccentrico?
Risposta. L’eccentricità è una categoria che non mi appartiene. Semplicemente ritengo che non tutti siano uguali. Le esigenze di fondo, alla fine però, sono le medesime per ognuno di noi.
D. E non sono cambiate in tutti questi anni? Il lusso, in altre parole, non si è evoluto in ben dieci lustri?
R. Per la verità non ho assistito a grandi mutamenti. A cambiare è stato il nostro modo di vivere: oggi il mondo gira più velocemente, gli spostamenti sono molto più semplici e rapidi. Tutto qui. La clientela, invece, è più meno sempre la stessa: alcuni ospiti vengono da noi da generazioni. Certo, quasi nessuno sta più a St. Moritz per tre mesi come si faceva un tempo: due o tre settimane tra Natale e Capodanno, per poi fare un salto magari a Carnevale e per i fine settimana. La vera essenza del lusso, però, è rimasta sempre la medesima.
D. E quale sarebbe, a suo parere?
R. Le rispondo con un aneddoto di George Bryan Beau Brummell, il fondatore della moda maschile contemporanea: «Se qualcuno ti nota è perché non sei ben vestito, bensì troppo rigido, troppo attillato o troppo alla moda». Il lusso, in altre parole, è una sorta di eleganza priva di ostentazione.
D. E lo staff, invece? Le persone che lavorano al Badrutt’s sono cambiate?
R. Oggi si sente spesso dire che, nel nostro settore, manca la vocazione. A me però non sembra. È vero, i ragazzi giovani, a volte, si fermano da noi per qualche stagione e poi se ne vanno. Ma è naturale: vogliono fare carriera. Non è tuttavia affatto difficile trovare persone con la passione per questo mestiere. Noi, per lo meno, non facciamo fatica a reperire le risorse. Forse solo nel reparto piani, tra facchini e cameriere, ma per il resto abbiamo sempre la possibilità di scegliere tra un buon numero di candidature qualificate. Ecco, la preparazione la trovo magari non sempre all’altezza…
D. In che senso?
R. I ragazzi, quando arrivano qui per la prima volta, si sentono spesso spaesati. Ho l’impressione che la loro formazione molte volte non sia adeguata, in termini di servizio e di atteggiamento.
D. Ai suoi tempi era diverso? Lei non si è sentito spaesato il giorno che ha varcato la soglia del Badrutt’s Palace?
R. A essere onesto non me lo ricordo più. Per me, forse, era tutto normale. In fondo, se sono rimasto qui per 50 anni, dev’essere stato per forza così. Ricordo però bene che rimasi affascinato da questo mondo, dalle persone che incontravo ogni giorno: la famiglia Rothschild, lo scià di Persia, Henry Ford…
D. A proposito di ospiti: è noto che lei ama, durante il periodo di chiusura del Badrutt’s, andare a far visita ad alcuni dei clienti più affezionati, per ringraziarli della loro fedeltà all’hotel. Mi chiedo se è possibile, a volte, che si sviluppino anche delle vere amicizie…
R. Con gli ospiti è impossibile. Bisogna sempre ricordare che normalmente il cliente sta seduto, mentre noi rimaniamo in piedi davanti a lui. In altre parole, è giusto essere gentili e cordiali, ma non ci si può mai dimenticare che noi percepiamo uno stipendio per fornire un servizio.
D. Anche dopo tanti anni di conoscenza?
R. Sì, non sarebbe giusto altrimenti.
D. A proposito di anni: dieci lustri passati a lavorare in uno stesso hotel sono davvero tanti. Come ci si può riuscire?
R. Prima di tutto mi preme ricordare che io sono comasco e che, quindi, vivere al Badrutt’s ha sempre significato, per me, rimanere vicino a casa. Inoltre, fino agli anni 1990, io qui facevo solo le stagioni invernali. D’estate, ho così avuto la fortuna di lavorare per altre icone del nostro settore come per esempio il Maxim’s, quando era il Maxim’s, negli anni 1970, e lo yacht club della Costa Smeralda.
D. Se potesse tornare indietro, rifarebbe tutto quanto?
R. Sì, e senza rimpianti.
D. Un’ultima domanda: cosa si sentirebbe di consigliare a un giovane che volesse approcciare questo mondo e la sua professione?
R. Cose normali come la passione e l’amore per il proprio lavoro. Dopodiché ci vuole la giusta attitudine: non tutti sono tagliati per questo mestiere. Ci sono anche persone che in albergo non potrebbero mai stare.
D. Chi, per esempio?
R. Chi è propenso a giudicare o a criticare lo stile di vita degli ospiti, per esempio. O chi prova dell’invidia.
D. Non una possibilità poi così remota davanti ai personaggi del calibro che frequenta il Badrutt’s…
R. Dipende da cosa una persona pensa che sia il bello della vita.
D. Per lei, in particolare, che cos’è?
R. Conoscere, non avere.

Un´icona mondiale dell´hôtellerie

Il Badrutt’s Palace Hotel, nel centro di St. Moritz, è stato sinonimo di sfarzo e glamour sin dalla sua apertura come Palace Hotel nel 1896. Fra gli illustri ospiti che vi hanno soggiornato si annoverano personaggi come Audrey Hepburn, Marlene Dietrich e Charlie Chaplin. E ancora adesso il jet set internazionale apprezza la sua atmosfera lussuosa: le Grand hall, la spaziosa lobby, è uno dei luoghi preferiti in cui guardarsi intorno e farsi notare. L’hotel dispone oggi di 157 camere, tra cui 37 suite con vista sulle Alpi svizzere, ed è un membro di The Leading Hotels of the World, di Swiss Deluxe Hotels e di Swiss Historical Hotels.

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