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Dare ospitalità ai capi di stato

Di Massimiliano Sarti, 29 gennaio 2010

Un’esperienza irripetibile. Si può definire solo in questo modo l’organizzazione dell’ospitalità per capi di stato, ministri e delegati in un’occasione speciale come il recente summit G8 dell’Aquila. A viverla, l’attuale amministratore unico della società di consulenza alberghiera Top Team, Aniello Ottiglio: «Un’occasione speciale, irta di difficoltà organizzative ma anche di stimoli e di soddisfazioni. Per riuscire nell’impresa ho dovuto però fare ricorso a tutte le mie esperienze pregresse in tema di start-up alberghieri, adattandole alle specifiche esigenze dell’evento».
A cominciare dalle caratteristiche uniche della location: non un vero e proprio hotel ma la caserma Coppito, da trasformare in una struttura adatta all’ospitalità del lusso. «Devo dire, però», prosegue Ottiglio, «che il complesso si prestava bene a tale funzione, dotato com’è di una serie di palazzine con camere di 30 metri quadrati e di otto villette private. La parte più ardua, in realtà, è stata sicuramente quella relativa alla ricerca del personale».
Per comprensibili motivi di solidarietà, dopo le note tragiche vicende del terremoto abruzzese, Ottiglio ha infatti deciso di rivolgersi solo a risorse locali, con tutte le evidenti difficoltà di reperimento di personale abituato al servizio in hotel 5 stelle. «Sono ricorso a un espediente che utilizzo spesso quando devo procurarmi del personale extra durante i momenti di picco stagionale: per tutti i ruoli di contatto (receptionist, hostess e maggiordomi) ho assunto esclusivamente ragazzi laureati. Anche quando è privo di esperienze specifiche d’hôtellerie, chi ha portato avanti un ciclo di studi di livello accademico si dimostra, infatti, spesso molto rapido nell’apprendimento, nonché decisamente flessibile e adattabile. Per il resto, poi, basta un po’ di buon senso e tanti sorrisi».
Altro fattore critico dell’esperienza abruzzese di Ottiglio è stato sicuramente il poco tempo a disposizione per organizzare il tutto: «Una ventina di giorni complessivi. E, nella struttura, siamo potuti entrare solamente il 28 di giugno: quattro giorni prima dell’arrivo dei primi delegati. Mi sono affidato, perciò, come sempre faccio nelle occasioni di start-up, a un gruppo fidato di collaboratori esperti, selezionati accuratamente per ogni comparto, che hanno curato la formazione specifica delle risorse per ciascun singolo ruolo. Devo dire, poi, che durante il G8 la gestione alberghiera è stata per alcuni versi semplificata rispetto a quella di un hotel tradizionale: non avevamo, infatti, un comparto commerciale, mentre l’unico pranzo da organizzare era quello della colazione. Tutte le camere, inoltre, sono sempre rimaste vuote durante le giornate di lavoro e il summit si è protratto solamente per due giorni e mezzo. Condizioni, queste ultime, che ci hanno aiutato a sopperire alla carenza di esperienza del personale e alle peculiarità di una struttura progettata per una destinazione diversa da quella alberghiera». Nonostante difficoltà e incognite, il risultato finale è stato, insomma, un vero successo. A detta dello stesso Ottiglio, tutto il personale ha infatti dimostrato una professionalità davvero sorprendente.
A giudicare da questa esperienza, sembrerebbe proprio, perciò, che il nostro sia un paese a vocazione turistica innata. Invece gli stessi risultati del turismo italiano, buoni ma non eccezionali, dimostrano chiaramente a tutti che le cose non stanno esattamente così. «Molte sono le criticità che affliggono il nostro sistema turistico», riprende Ottiglio. «A cominciare dalla tendenza generale a sottovalutare gli studi in materia. Non solo, infatti, non esiste ancora, nel nostro paese, una facoltà universitaria specificamente dedicata all’industria dell’ospitalità, ma spesso, a livello di scuole secondarie, la decisione di frequentare un istituto alberghiero è una scelta marginale, presa dai ragazzi e dalle famiglie spesso solo a seguito di alcuni insuccessi in scuole ritenute di livello superiore, come i licei».
A monte di tale fenomeno, c’è però anche una sorta di crisi vocazionale in ambito turistico, che affligge l’Italia ormai da qualche tempo. «Il problema è duplice: da una parte, il turismo è una specie di missione. Gli hotel non chiudono durante le festività e i turni di lavoro comprendono, ovviamente, anche i sabati e le domeniche. Non tutti i giovani sono disposti, perciò, ad accettare tali ritmi di lavoro. Da un’altra parte, poi, c’è sicuramente anche un aspetto di tipo remunerativo: è difficile infatti pensare, per esempio, di trovare receptionist spigliati, responsabili, con nozioni di contabilità e una buona conoscenza di almeno tre lingue, pagandoli tra i 900 e i 1.000 euro al mese. Anche questo è un aspetto che conta».
I fattori economici incidono, inoltre, sul generale grado di competitività del sistema turistico italiano. «Inutile nasconderlo», conclude Ottiglio. «Nel prossimo futuro le proposte vincenti saranno quelle dedicate al segmento lusso o a quello di massa: la recente crisi economica ha compromesso soprattutto i redditi della classe media, la cui domanda mid market sarà inevitabilmente destinata a calare nei prossimi anni. E l’Italia, purtroppo, non è dotata di strutture adeguate ad accogliere proprio le richieste emergenti: soprattutto quelle della domanda di lusso proveniente dai nuovi mercati. Abbiamo strutture 5 stelle con camere mediamente troppo piccole rispetto ai nostri competitor. E nel segmento luxury, prima di tutto, conta lo spazio, poi il servizio. Certo, a monte di questo gap c’è sicuramente anche la speculazione immobiliare degli ultimi anni, che ha innalzato a livelli proibitivi il costo della costruzione di nuovi alberghi. Manca però, nel nostro paese, una classe imprenditoriale specificamente vocata al turismo. Ed è sempre mancata, a livello istituzionale, una politica coerente ed efficace di sviluppo e di sostegno dell’industria dei viaggi e dell’ospitalità».

Breve biografia di Aniello Ottiglio

Classe 1946, dopo gli studi lavora in vari hotel europei ed è, a 29 anni, direttore generale dell’hotel Poker Floreal di Paestum, in Campania. Direttore del Mar y Sol di Tenerife, nelle Canarie, e de la Perla Jonica di Acireale, in Sicilia, quindi direttore commerciale Italia di Wagon Lits e direttore del Claridge hotel di Roma, diventa in seguito direttore generale del Cicerone hotel e di altre quattro strutture del gruppo Sensi e, successivamente, del gruppo Plh luxury hotels. Dal 2009 è amministratore unico della società di consulenza alberghiera Top Team. Commendatore della repubblica, è stato vicepresidente e tesoriere di Federalberghi Lazio, membro direttivo di Federalberghi, presidente di Promoroma. Attualmente è consigliere onorario del comitato di presidenza Federalberghi Lazio e membro dell’Agenzia regionale per il turismo del Lazio.

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