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Dall’Oriente alla scoperta dell’Italia

Di Palmiro Noschese, 15 giugno 2001

Lo scorso 28 magio si è tenuto a Tokyo un workshop organizzato dall’Enit. Palmiro Noschese, direttore dell’hotel Barchetta di Como, che ne ha preso parte, ci trasmette questa interessante corrispondenza. Nell’aria già si avvertiva fin dall’inizio della primavera l’importanza di un appuntamento che, giunto ormai alla 10ma edizione, raduna ogni volta un numero sempre maggiore di operatori del settore turistico – alberghiero (dai veri e propri Tour Operator alle piccole e grandi agenzie di viaggio, fino ai rappresentanti di Hotel) presso il centralissimo Hotel New Otani. Quest’anno, l’edizione del Workshop ENIT si è aperta con il saluto di un rappresentante d’eccezione: il Dott. Umberto Donati , Direttore Generale della Fondazione “Italia in Giappone 2001”, la quale dal 19 marzo 2001 per un anno si è impegnata, attraverso l’istituzione di una mostra itinerante, a condurre la più grande impresa promozionale dell’Italia e dei prodotti italiani (dall’arte all’opera, dalla moda all’industria, alla tecnologia e all’artigianato) mai realizzata all’estero. Un progetto ambizioso ed impegnativo creato e portato avanti grazie agli ottimi rapporti tra Italia e Giappone ed alla collaborazione tra i due governi, ma anche alla sinergia tra il Pubblico (rappresentato di ministeri per l’Industria e Commercio con l’estero, beni culturali, Università e Ricerca Scientifica, Affari Regionali, Risorse Agricole e Difesa) e il Privato (tra i cui soci promotori figurano banche, linee aeree e colossi dell’imprenditoria e della comunicazione) La serata è poi proseguita con un Briefing introdotto e mediato da Piergiorgio Togni- Direttore Generale ENIT- e da Gabriele Pala – reggente ENIT per Asia e Oceania – e con l’intervento del Dott. Fabio Fantini, Marketing Manager Alitalia a Tokyo e con la presentazione dello staff ENIT. Il 29 maggio, i lavori sono entrati nel vivo, con i vari operatori (non solo quelli turistici, ma anche quelli “linguistici”, come gli interpreti, e quelli “giornalistici”) impegnati nel condurre un’attenta analisi delle realtà socio economiche, nonché di statistiche e schede tecniche relative al movimento turistico nei paesi asiatici quali Giappone, Cina, Corea del Sud e India e dell’Oceania quali Australia e Nuova Zelanda. Anche questa giornata è stata onorata da una visita importante: S.E. Gabriele Menegatti, Ambasciatore d’Italia in Giappone, ha presenziato al workshop portando il saluto dello Stato ai promotori della cultura e della creatività italiane in Oriente. La fine dei lavori ha prodotto, oltre alle rituali considerazioni di tipo statistico, nuovi stimoli e motivazioni che portano ad un crescente interesse verso una realtà economica e sociale in continua espansione (come dimostreranno i dati) e verso un mercato che rappresenta di fatto una grossa fetta nel settore turistico, meritando dunque tutta l’attenzione di chi intende investire in questa direzione . I fatti Il Giappone rappresenta, dopo gli Stati Uniti, il Paese con maggior movimento di turisti diretti in Italia. Rilevazioni effettuate da uffici ed operatori del settore, dalle autorità aeroportuali (primi “barometri” a misurare i flussi turistici in uscita come in entrata), ministeriali e di pianificazione economica hanno infatti registrato nell’ultimo triennio un aumento significativo delle presenze di Giapponesi in Italia (ben 4.038.943 nel 1998 e 4.127.800 nel 1999) e sottolineato nuove tendenze e preferenze del vacanziere con gli occhi mandorla, tracciandone un identikit non senza sorprese… Se infatti lo stereotipo del Giapponese con macchina fotografica al collo ed obiettivo sempre aperto per immortalare ogni scorcio di paesaggio, flora, fauna nonché negozi, alberghi e tutto quanto fa “Italian Style” resta saldamente radicato nel nostro immaginario collettivo anche all’inizio del nuovo millennio, nessuno di noi ha mai provato a chiedersi cosa cerchi veramente il turista giapponese dei Tour (de force) che lo portano ad attraversare l’Italia in 10 giorni facendogli visitare tutto il visitabile o a sopportare code fuori dai negozi di stilisti da “ultimo grido”? Il motivo principale di richiamo è invero rappresentato dall’arte, soprattutto classica e rinascimentale. Sul totale presenze registrato nel 1999- e che, giova ripeterlo, ammontava a 4.127.800 – ben il 90,2 si è recato in Italia per visitare veri “templi dell’arte” quali Roma, Firenze (e altre città toscane), Firenze Napoli e Pompei e Milano (ultima in lista, ma non meno importante). Quanto resta risulta essere frammentato nei seguenti segmenti: 2.4% per la cultura minore, 0,5% per il turismo balneare, 0,9% per quello lacustre 2,1% per il commerciale, 1,0% per l’invernale, 1,2% per il naturalistico ed infine 1,7% per il centro tipico. Tracciando una classifica nella classifica, giungiamo al tipo di sistemazione preferita dai Giapponesi nel loro peregrinare e notiamo che è l’albergo (scelto da 4.111.049 persone, pari al 99.6% ) la soluzione che va per la maggiore, mentre altre categorie d’alloggio (tra le quali campeggi, pensionati religiosi e alloggi privati) contano 16.751 solo presenze (0,4%). Nella scala delle priorità, il comfort, la tranquillità e la qualità medio alta del servizio occupano i primi posti, come dimostrato dalle categorie di alberghi frequentati: il 48% si orienta verso hotel 3 stelle, il 40% verso i 4 stelle ed il 10% (percentuale comunque significativa) verso i 5 stelle, anche Lusso. Il ritratto che viene delineandosi è dunque quello del turista che vuole spendere bene tempo e denaro; d’altra parte, in un Paese dove il 53,51 % di popolazione risulta essere occupata (per un massimo di 38,8 ore settimanali pro capite) i 17,5 giorni di vacanze ufficiali che un lavoratore giapponese ha in media devono essere vissuti nel migliore dei modi, e il piacere – dopo essere stato rigorosamente subordinato al dovere- rivendica prima o poi la sua parte! Analizzando il movimento verso l’estero registrato dalle autorità aeroportuali, risulta che il 12,91% della popolazione residente in Giappone ha scelto mete esotiche, suddividendo a sua volta le proprie preferenze per i seguenti Paesi : Stati Uniti (parte continentale) 12.87%, Hawaii (U.S.A.) 12,45%, Corea 9,97%, Cina 9,42%, Hong Kong 8,15%, Guam 6,62 % e naturalmente l’Italia, seppure al 14° posto con lo 0,1% (a tal proposito, i bacini di Tokyo, Osaka, Aichi e Fukuoka sono, nell’ordine, quelli con maggiori potenzialità turistiche verso il nostro Paese) Tra coloro che partono, le persone della fascia “matura” occupano la fetta più importante (ben il 45,67% ha un’età compresa tra i 21 e i 40 anni e il 33,29% è tra i 41 e i 60), mentre le fasce marginali che comprendono giovanissimi da un parte – 0/20 anni – e gli anziani dall’altra – 60 e + anni- costituiscono rispettivamente l’8,38% e il 12,66%. Infine, il turismo d’intermediazione è privilegiato rispetto a quello individuale (50% contro il 12%, mentre il 38% è formato dai cosiddetti skeleton tours) ed i mass media, insieme a fiere e workshop, sono i principali mezzi di promozione turistica. Niente di nuovo sotto il Sol Levante.

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