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Costa è a caccia di 750 talenti in Italia

Lavorare a bordo di una nave da crociere significa vivere «in un vero e proprio mondo che va in giro per il mondo».

Lavorare a bordo di una nave da crociere significa vivere «in un vero e proprio mondo che va in giro per il

Di Marco Beaqua, 11 gennaio 2018

Nuove navi a vocazione eco, programmi di smart working e ambiziosi progetti di espansione globale. Costa Crociere si presenta al Tfp Summit del prossimo 1° febbraio con un consistente piano di recruiting, al fine di supportare adeguatamente le proprie strategie di sviluppo. E in tale processo le risorse italiane gioca un ruolo importantissimo, tanto che la compagnia di crociera prevede ben 750 nuove assunzioni nella Penisola da qui al 2020. Molte di queste saranno in particolare impiegate nelle due navi di ultima generazione, protagoniste dell’ordine miliardario recentemente finalizzato in Finlandia dalla compagnia parte del gruppo Carnival Corporation.
La Costa Smeralda, questo il nome della prima imbarcazione in costruzione, e la sua gemella «saranno caratterizzate da un rivoluzionario concetto di green design: le prime nel settore croceristico, insieme alle due nuove navi già annunciate da Aida Cruises, il marchio tedesco del nostro gruppo, a essere alimentate in mare aperto con gas naturale liquefatto (lng). Ossia, il combustibile fossile più pulito al mondo», racconta l’employer branding director della compagnia, Stefano Giampedroni.
Costruite nel cantiere Meyer di Turku, le due navi avranno una stazza lorda di oltre 180 mila tonnellate e offriranno più di 2.600 cabine, in grado di ospitare circa 6.600 passeggeri. «L’ordine rappresenta una conferma della crescita continua del nostro marchio, che in questo modo continuerà a generare un impatto economico positivo nei principali paesi in cui opera, Italia compresa. Come dimostra peraltro lo stesso nostro vasto piano di assunzioni», sottolinea sempre Giampedroni.
E proprio a supporto del personale, la compagnia ha da poco lanciato un programma ad hoc chiamato «Sm@rt Working Costa – Moving Forward!». Rivolto a tutti i dipendenti degli uffici del gruppo in Italia e all’estero, l’iniziativa coinvolge circa 1.300 risorse, a cui offre l’opportunità, una volta alla settimana, di lavorare da casa, o in qualsiasi altro luogo idoneo a propria scelta. Il tutto tramite l’utilizzo di un semplice laptop connesso a Internet e dotato di un programma di softphone, che consente di avere a disposizione da remoto servizi di instant messaging, telefono, video in alta risoluzione, conference call, nonché voice-mail con interfaccia visiva e condivisione desktop.
«Siamo orgogliosi di essere la prima compagnia del settore crocieristico a credere nello smart working», riprende Giampedroni. «Tanto più che questa iniziativa ci ha recentemente permesso di essere persino premiati dall’Osservatorio del Politecnico di Milano, insieme ad appena altre quattro aziende in tutta Italia. È questo un progetto che per noi significa dare fiducia alle persone. Offre infatti loro la possibilità di organizzarsi liberamente sulla base di obiettivi e responsabilità specifiche, ma soprattutto permette ai nostri collaboratori di valorizzare al meglio il proprio potenziale professionale, al contempo migliorando la qualità della vita».
Evidenti sono alcuni dei benefici immediati del programma. A partire dalla riduzione del tempo impiegato negli spostamenti, «che per i nostri dipendenti è solitamente quantificabile in una media di un’ora al giorno», specifica l’employer branding director. «Non solo: lo smart working si traduce pure in una maggiore sostenibilità ambientale. Basti pensare che una sola giornata a settimana di lavoro da remoto può far risparmiare in media 40 ore all’anno di spostamenti a persona, con una conseguente sensibile riduzione della quantità di emissioni di anidride carbonica nell’aria».
Per chi invece opera a bordo delle navi, lavorare in Costa significa vivere «in un vero e proprio mondo che va in giro per il mondo: un’esperienza che consente, a chi decide di lanciarsi in questo settore, di coltivare tratti della propria personalità e professionalità a cui probabilmente non aveva mai pensato prima, e che difficilmente sono sovrapponibili a quelli acquistabili in un hotel più tradizionale», conclude Giampedroni. «Mi vengono per esempio in mente tutte le opportunità che si aprono a chi vive in un contesto estremamente internazionale come il nostro, dove è possibile sviluppare una serie impagabile di soft e hard skill in materia di lavoro di squadra, adattamento al cambiamento, gestione del tempo e delle crisi, risoluzione dei conflitti, innovazione e attenzione alla diversità. Senza dimenticare l’importanza di operare in team che, nel corso della durata del contratto, vedono cambiare anche più di una volta responsabili e colleghi con cui si collabora».

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