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Cosa si nasconde dietro a un «like»

Una ricerca della società di marketing Lab42 indaga sul rapporto utenti-Facebook-aziende

Una ricerca della società di marketing Lab42 indaga sul rapporto utenti-Facebook-aziende

Di Marco Beaqua, 25 ottobre 2012

Terra promessa di molti profeti della comunicazione 2.0, Facebook rappresenta sicuramente una risorsa inestimabile per avvicinare e dialogare con milioni di utenti. E tra gli indici di apprezzamento che il social network più diffuso al mondo mette a disposizione degli esperti di marketing c’è sicuramente il numero di «like» che un articolo, un’iniziativa, un video o qualsiasi altro contenuto multimediale riesce a totalizzare. Ma quanto vale veramente tale preferenza virtuale? In molti si sono cimentati nell’impresa di calcolare con precisione il roi per «like», ossia il ritorno garantito dall’investimento in comunicazione online sulla base delle preferenze ottenute. Altri, invece, pur sostenendo che il valore dei «like» sia notevole, ammettono che il loro valore rimane una grandezza impossibile da quantificare.
Per capire cosa ci sia realmente dietro a un «like», la società americana di ricerche marketing Lab42 ha così condotto un sondaggio su mille utenti Facebook. E i risultati hanno dimostrato quanto il social network made in Zuckerberg possa davvero rappresentare un’arma di marketing importante, a patto però di saperne sfruttare le potenzialità senza risultare troppo invadenti: all’87% degli intervistati «piace», infatti, almeno un brand, mentre circa la metà del campione ritiene le pagine Facebook più utili dei siti ufficiali. Ma attenzione: uno dei principali moventi che spinge gli utenti a interagire con le aziende sui social network è rappresentato dalla possibilità di ottenere sconti, gadget vari e coupon acquisto. Non solo: la gran parte degli interpellati ha dichiarato di non avere alcuna remora a togliere il proprio «like» ai brand troppo invadenti.

Nasce il seo olistico

Navigazione mobile, nuovi algoritmi dei motori di ricerca, social media e portali di recensioni online. Il modo in cui gli internauti effettuano le proprie investigazioni sul web sta cambiando notevolmente. E i vecchi sistemi di search engine optimization (seo) potrebbero non essere più sufficienti a soddisfare le esigenze delle organizzazioni impegnate commercialmente in rete. Ne è convinta una società americana di marketing online, The Search Agency, che ha recentemente lanciato un nuovo modello di seo, significativamente denominato olistico. «Le investigazioni online non avvengono più solamente entro i confini dei tradizionali motori di ricerca», spiega il director, seo & social product The Search Agency, Grant Simmons. «I responsabili marketing devono quindi adattare le proprie strategie web al mutato scenario, altrimenti rischiano di non riuscire più a intercettare una vasta fetta della loro audience potenziale. È cruciale, in particolare, riuscire a capire quali siano le motivazioni alla base delle ricerche degli utenti Internet, in modo da poter sviluppare contenuti adeguati, da posizionare poi nella maniera migliore per soddisfare le loro esigenze, indipendentemente da come, e con quali strumenti, le persone raggiungano le informazioni online che desiderano».

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