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Cosa si fa con 20 euro?

Di Job in Tourism, 18 settembre 2018

L’aria è densa, il calore si leva dall’asfalto e lo scioglie sotto le ruote delle bici posteggiate; il mondo è sospeso e non si vede neanche un veicolo sulla strada, altrimenti trafficata.

È la prima settimana d’agosto. Mi muovo lentamente, cercando di approfittare dell’ombra dei palazzi. A sinistra le vetrine di un negozio d’abbigliamento, chiuso per vacanze, in cui si intravvedono i manichini vestiti con abiti costosi; alla destra un filare d’alberi, con le foglie che si protendono quasi a cercare un po’ d’acqua.

Davanti a me una persona muove strascicando i piedi, tirando un carrello su cui è posata una vecchia valigia, fermata da nastro adesivo, su cui sono posati due vecchi borsoni mentre sulle spalle porta un piccolo zaino. Lo avevo visto precedentemente, seduto ai giardinetti con il suo povero bagaglio mentre sgranocchiava un panino o stava immobile, assorto nei suoi pensieri.

«Senta», lo ho chiamato. E lui si è voltato, lentamente. «Possono esserle utili 20 euro?». Avevo appunto quella somma in tasca. Si è voltato e, con lo sguardo vuoto, ha risposto: «Grazie, potrò mangiare». Quello che mi ha colpito è stata la mancanza di calore nella sua risposta, lo sguardo vuoto di una persona senza speranze, che accetta la sua situazione con dolore e non riesce a reagire alle positività o alle avversità. Mi sono vergognato per avergli offerto così poco, ma era quello che avevo in quel momento.

Un recente studio ha evidenziato che le grandi istituzioni di beneficenza hanno un costo di gestione e raccolta delle donazioni fino a quasi il 40% di quanto ricevuto: il che vuol dire che se si danno dieci euro, solo sei vengono utilizzati per i fini per i quali sono raccolti (quando non succede di peggio, come le cronache hanno riportato recentemente). Ormai la raccolta di beneficenza è diventata una professione (spesso ben retribuita), tanto che esistono importanti corsi di fundraising.

Ma chi dona, ne è cosciente?

Certo, per realizzare importanti progetti è necessario essere strutturati. Però esistono anche organizzazioni che si pongono obiettivi circoscritti e raggiungibili, utilizzando completamente quanto ricevuto. Tra queste vorrei segnalare la Costa Family Foudation onlus della famiglia Costa, proprietaria di un importante albergo a Corvara, che ha sinora attivato alcuni importanti interventi, di cui si può avere notizia cliccando qui.

Che si doni tanto o poco, che lo si faccia a grandi istituzioni, piccole onlus o direttamente alle persone, quello che è importante è essere consci di cosa si sta facendo e scegliere la modalità con attenzione, a propria dimensione, perché, mai come in questo caso, non è oro tutto quello che luccica.

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