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Contrordine: lavorare in hotel è bello e attraente

Di Job in Tourism, 29 novembre 2018

Lavorare in hotel è il sogno di molti giovani della generazione Z a stelle e strisce. È il risultato per certi versi sorprendente di una recente indagine Usa sulle preferenze di chi oggi è appena entrato o si appresta a fare il proprio primo passo nel mondo professionale. Dopo anni di sottovalutazione generale, sembra insomma che, almeno al di là dell’Oceano, l’impiego in albergo sia diventato un mestiere d’appeal. Lo pensa infatti la maggioranza dei ragazzi (il 52%) e delle ragazze (il 53%), che reputano l’hôtellerie un settore più interessante delle costruzioni, della finanza, delle assicurazioni e della ristorazione.

Per il resto, i giovani nati tra il 1995 e il 2010 paiono essere una generazione con la testa ben calcata sulle spalle, alla ricerca di progetti di vita a basso rischio e consapevoli dell’importanza di un buon reddito. Ma naturalmente non mancano neppure le contraddizioni: lo studio evidenzia infatti come gli «Z» siano degli individui piuttosto ambiziosi, che nel lavoro intendono puntare in alto per raggiungere le posizioni apicali delle aziende in cui sono impiegati. La maggioranza di loro (il 52,5%), tuttavia, non include una buona educazione tra i fattori essenziali per riuscire professionalmente.

Attitudine, sicurezza in se stessi, propensione al lavoro di squadra e competenze specifiche della mansione da ricoprire sono infatti ritenuti elementi più importanti. Tra i fattori che invece spingerebbero i giovani della generazione Z a selezionare un’azienda ci sarebbe infine la sua brand reputation in termini di gestione delle risorse umane, opportunità di carriera e formazione. Lo studio è stato commissionato dall’American Hotel & Lodging Educational Foundation (AHLEF) e condotto da Bw Research Partnership e Hcareers tra un panel di oltre 2.800 ragazzi e ragazze americane di età compresa tra i 15 e i 30 anni (includendo quindi anche una piccola porzione di millennials, ndr).

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