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Contro lo stress serve comunicare

Le tensioni sui luoghi di lavoro sono una delle cause principali di un turnover elevato

Le tensioni sui luoghi di lavoro sono una delle cause principali di un turnover elevato

Di Marco Beaqua, 25 settembre 2014

La capacità di lavorare sotto stress è una delle abilità spesso più ricercate nei collaboratori di ogni settore e livello. L’idea è che tale soft skill consenta, a chi la possiede, di gestire una grande mole di lavoro in tempi rapidi, di dare delle risposte efficaci in caso di imprevisti e nuove sfide, nonché di portare a casa risultati capaci di migliorare i conti in bottom line. Le tensioni, tuttavia, presentano anche notevoli controindicazioni. E lasciare che, nel proprio ambiente di lavoro, crescano al di fuori di ogni controllo può generare pesanti conseguenze negative per le imprese: in particolare in termini di turnover del personale. Secondo una recente indagine Usa della società di ricerca di personale Randstad, infatti, lo stress è la terza causa principale di dimissioni (per il 24% degli oltre 2 mila lavoratori intervistati), dopo i livelli salariali (37%) e le opportunità di carriera (24%).
«L’aumento dei carichi di lavoro, la diffusione di dispositivi che rendono le persone sempre più reperibili e cattivi modelli di equilibrio vita-lavoro stanno aumentando i livelli di stress tra molti professionisti», racconta il chief human recources officer Randstad North America, Jim Link. «Un fenomeno che sta diventando preoccupante non solo per gli effetti che ha sul morale dei collaboratori, ma anche perché genera dirette conseguenze in bottom line». Secondo una stima dell’Associazione di psicologia americana, infatti, lo stress sul lavoro costerebbe, alle aziende Usa, qualcosa come 300 miliardi di dollari in assenteismo, turnover, diminuzione della produttività e cure sanitarie.
«Per i manager è quindi importante prendere consapevolezza che non esiste un’unica modalità in grado di affrontare tale problema in ogni contesto o situazione», riprende Link. «Qualsiasi forma di tensione, però, può essere efficacemente affrontata e risolta. E per riuscirci, la prima cosa da fare è quella di instaurare un buon rapporto relazionale con il proprio staff. Le imprese, in particolare, possono fattivamente ridurre l’impatto dello stress con una comunicazione regolare, volta a identificare le preoccupazioni dei collaboratori e a definire programmi benessere, in grado di rendere la gestione delle tensioni una delle principali priorità dell’intera organizzazione».
A partire da tali presupposti, Randstad ha quindi elaborato cinque semplici consigli, utili ad alleviare lo stress sui luoghi di lavoro. Eccoli:
Comunicare spesso: in questo modo i manager possono misurare meglio i livelli di tensione presenti in azienda e lavorare per diminuire la pressione prima che questa possa incidere sul morale e sui livelli di produttività.
Incoraggiare il cameratismo: quando i collaboratori sviluppano buone relazioni tra loro, spesso si creano degli ambienti di lavoro ottimali. È importante allora lasciare del tempo allo staff per socializzare e conoscersi reciprocamente.
Promuovere il benessere: che si tratti dell’accesso all’area fitness della propria azienda, o del pagamento di lezioni di yoga, è provato che i programmi wellness siano strategie utili ad alleviare lo stress da lavoro.
Fare da esempio: la gestione dello stress deve partire dall’alto. Vedere il proprio capo perennemente in tensione produce infatti un’energia negativa in grado di diffondersi rapidamente in tutto lo staff.
Valorizzare i collaboratori: uno dei generatori di stress peggiori è la sensazione che le cose sfuggano sempre al proprio controllo. Ecco quindi la necessità di fare in modo che i collaboratori prendano pieno possesso del proprio lavoro e si assumino la responsabilità di quante più decisioni possibili sul modo in cui devono portare avanti i propri compiti.

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