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Comunicazione turistica, un dilemma

Di Emilio De Risi, 21 novembre 2008

Le aziende turistiche possono aprire una breccia in un muro fatto di comunicazione stereotipata e avvicinarsi a un nuovo modo di fare pubblicità? Questo pensiero mi è saltato in mente qualche giorno fa leggendo un’intervista a Bernard-Henry Lévy, filosofo e giornalista, uno dei maggiori rappresentanti della cultura europea.
Una serie di domande per dare voce all’ormai infinito dibattito su quanto la stampa sia autorevole oggigiorno; su quanto il concetto di autorevolezza possa cambiare con la concorrenza di internet e quanto la pubblicità, veicolata da questi media, possa beneficiare di un effetto autorevolezza sui consumatori.
Secondo Lévy gli esponenti della stampa dovrebbero considerare internet non come un nemico, ma come un alleato per la rapidità con cui veicola le informazioni, aggiungendo che, se il web viene lasciato a se stesso, si corre il rischio che diventi spazzatura dell’informazione. In tema di pubblicità il filosofo d’Oltralpe è certo che questa non possa esistere senza autorevolezza: ogni messaggio commerciale deve implicare la fiducia tra chi lo annuncia, il supporto e i destinatari e, poiché non sempre questa relazione funziona, i consumatori credono meno nella pubblicità.
Come esempio di avanguardia si cita una rivista francese molto esclusiva, L’egoiste, che si occupa di letteratura e arte: una rivista sofisticata e in attivo. La pubblicità di questa rivista ha una caratteristica: gli annunci sono concepiti e studiati dalla rivista stessa. Marchi importanti come Gucci, Air France, Prada. E per Lévy le loro pubblicità sono interessanti quanto gli articoli.
Un esperimento molto interessante, che presuppone non solo una visione aziendale dell’editore ma un’apertura da parte del cliente. Spesso sono allibito nel vedere aziende investire in pubblicità e non volersi mettere alla prova, non aprirsi a nuove idee o messaggi, spesso perché è più semplice fare quello che si è sempre fatto.
Non stiamo parlando di innovazione fine a se stessa, ma della volontà di ogni azienda di ottenere il maggior ritorno possibile da un investimento. Questo discorso riguarda ogni azienda turistica, che si tratti della pagina su un piccolo giornale locale o di pianificazioni su testate nazionali. Nel momento in cui si individua un canale che riscuote fiducia e viene proposto di osare, perché non provare a farlo?
Pubblicità fatte da fotografie di belle stanze d’albergo vuote e manifesti di atolli solitari con fanciulle mozzafiato faranno capolino su giornali e web site ancora per molto. Per i nostalgici della vecchia comunicazione, anche qualora intraprendessero nuove strade, tornare indietro non sarà difficile.

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