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Come entrare in un cda aziendale

Sette consigli dedicati ai manager che vogliono trovare la chiave per accedere alla stanza dei bottoni

Sette consigli dedicati ai manager che vogliono trovare la chiave per accedere alla stanza dei bottoni

Di Marco Beaqua, 30 luglio 2015

Sforzarsi di andare incontro alle aspettative di mercato; sottolineare il proprio know-how internazionale; costruire un cv appetibile per un cda; acquisire un background culturale in grado di andare oltre il tradizionale contesto da senior executive; aumentare la propria reputazione da opinion leader del comparto; trovare mentori e sponsor; nonché, infine, partire sempre dal basso… Sono i sette segreti per entrare in un consiglio di amministrazione secondo Nancy Calderon e Susan Stautberg, rispettivamente global lead partner della società di consulenza Kpmg e ceo dell’organizzazione WomenCorporateDirectors, ma soprattutto co-autrici del libro Women on Board. I sette suggerimenti sono infatti il frutto delle dozzine di interviste con presidenti di cda, membri dei comitati di nomina e altri direttori, condotte dalle due esperte di valorizzazione professionale, in vista della realizzazione del volume: una sorta di compendio scritto appositamente per facilitare il compito delle donne desiderose di rompere il famoso “soffitto di vetro” e accedere così alla stanza dei bottoni. Nonostante originariamente pensati al femminile, tutti e sette i consigli appaiono peraltro decisamente validi per i manager più ambiziosi di qualsiasi genere. Ecco allora la descrizione dettagliata di ciascuno di essi, secondo quanto scrivono le stesse due autrici:

Sforzarsi di andare incontro alle aspettative di mercato: comprendere, cioè, quali siano le competenze più apprezzate in un consiglio di amministrazione e spingere al massimo in tale direzione. In particolare, se da una parte alcune esperienze classiche come quelle da ceo o da cfo sono sempre valide, da un altro canto oggi i board tendono a valutare positivamente anche competenze diverse: soprattutto quelle legate alle più recenti evoluzioni tecnologiche quali la sicurezza dei dati o quelle riferibili all’ambito che in inglese si riassume con l’acronimo Cams (cloud, analytics, mobility e social media).
Sottolineare il proprio know-how internazionale: la crescente globalizzazione del mercato, nonché della catena fornitori e delle stesse risorse umane, rende i candidati in possesso di una certa confidenza con l’estero particolarmente interessanti per le aziende. È importante quindi enfatizzare le proprie competenze linguistiche, nonché sottolineare eventuali esperienze internazionali, soprattutto nei paesi dell’aerea Bric (Brasile, Russia, India e Cina), nonché Asean (Associazione delle nazioni del Sud-Est asiatico).
Costruire un cv appetibile per un cda: se si ha la consapevolezza di avere un cv con dei “buchi”, occorre proporsi per progetti in grado di colmare tali lacune. L’ideale sarebbe assumere incarichi con piena responsabilità delle perdite e dei profitti, anche se di una piccola divisione: un modo per aumentare la percezione della propria figura quale potenziale risorsa a importante valore aggiunto, per compiti di rilievo nei vari comitati finanziari del board.
Acquisire un background culturale in grado di andare oltre il tradizionale contesto da senior executive: docenti e rettori universitari, nonché ex membri di governo e imprenditori di settori affini sono tutti candidati dal crescente appeal per i cda di compagnia. Si tratta infatti di persone capaci di arricchire un board con le proprie competenze e rappresentano perciò un fertile terreno di caccia per il reclutamento di nuovi membri dei consigli di amministrazione.
Aumentare la propria reputazione da opinion leader del comparto: lavorare per qualche comitato governativo o emanazione di associazioni importanti, così come parlare alle conferenze e scrivere articoli su pubblicazioni di alto profilo, sono tutte attività utili alla propria causa. I cda desiderano infatti arruolare profili al contempo in grado di comprendere i più importanti trend di mercato e in possesso di contatti di alto profilo.
Trovare mentori e sponsor: i primi possono ben suggerire come comprendere al meglio la filosofia alla base di un determinato cda, ma sono soprattutto i secondi a rappresentare la vera chiave di volta del proprio successo. Gli sponsor possono infatti influenzare direttamente l’opinione degli altri membri del board.
Partire dal basso: mediamente occorrono più di due anni per essere ammessi in un cda. E la prima nomina è senz’altro la più difficile. Bisogna essere realisti: il board di una compagnia compresa nella lista Fortune 100 difficilmente può essere considerato un primo obiettivo realistico. All’inizio, meglio quindi puntare un po’ più in basso, magari cominciando dai consigli di amministrazione di qualche società di consulenza.

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