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Cinque principi per il successo

Dove si trova il discrimine tra vittoria e sconfitta per un'organizzazione d'impresa

Dove si trova il discrimine tra vittoria e sconfitta per un'organizzazione d'impresa

Di Massimiliano Sarti, 22 novembre 2012

Creare una cultura di collaborazione, fiducia e resilienza. È la base delle organizzazioni di successo: sia in tempi di vacche grasse, sia in tempi di vacche magre. Perché non esiste azienda, neppure la più grande e forte, che non abbia mai avuto momenti difficili. Come costruire quindi un ambiente positivo capace di condurre a un successo duraturo? Docente dell’Harvard business school, Rosabeth Moss Kanter è considerata una delle più importanti esperte di cultura manageriale a livello globale. E al recente appuntamento milanese con il World business forum, una due giorni di lectio magistralis dal forte potere ispirativo, ha illustrato la sua ricetta per un’organizzazione dalle solida fondamenta. Dove si trova quindi il discrimine tra un’azienda vincente e una perdente? Per scoprire le radici profonde del successo, per capire, in altre parole, a che livello si trovi la differenza tra vittoria e sconfitta, Rosabeth Kanter ha compiuto diversi studi sulle principali organizzazioni d’impresa di durata ultrasecolare, come per esempio la Ibm o la Procter & Gamble, nonché su una serie di squadre sportive americane professioniste e universitarie. Sono così affiorati cinque principi fondamentali, la cui interiorizzazione può rappresentare la chiave di un successo duraturo. Esserne consapevoli non vuol dire necessariamente poter invertire la curva della crisi globale; significa però garantirsi il successo nelle questioni sotto il proprio diretto controllo. Ecco, allora, una libera sintesi dell’intervento meneghino di Rosabeth Moss Kanter:

1) Vincere è meglio che perdere
Potrebbe apparire scontato, ma avere successo produce tutta una serie di benefici. Prima di tutto è una pratica che mette di buon umore. E gli stati d’animo sono importanti: sono contagiosi e si diffondono in tutta l’organizzazione. Ma il buon umore fornisce anche energia fisica: motiva le persone e rende più piacevole il lavoro. È stato dimostrato che le imprese, in cui dominano gli stati d’animo positivi, registrano tassi di assenteismo mediamente più bassi delle altre. Ma non diminuiscono solamente i giorni di malattia; persino le pause sigaretta sono più brevi. Da tali considerazioni di base, discende quindi un corollario motivazionale: i leader che riconoscono il lavoro dei propri collaboratori fanno sì che questi ultimi siano maggiormente propensi ad ammettere i propri errori, allo stesso modo in cui, al contrario di quanto si potrebbe comunemente pensare, gli ottimisti sono molto più disposti a esaminare le informazioni negative rispetto ai pessimisti. Tutto bene, si potrebbe a questo punto obbiettare, ma come fare in momenti di crisi come questo, quando le cose tendono ad andar male indipendentemente dai propri sforzi? La soluzione sta nell’individuare obiettivi realizzabili, in grado di indicare la strada della ripresa. Perché i vincenti sono coloro che capiscono in anticipo quale sia la via del successo: la svolta capace di invertire la tendenza.

2) Vincere può essere un po’ noioso
Per continuare a vincere bisogna impegnarsi molto. Non ci si può permettere, in altre parole, di riposare sugli allori. Una squadra di football americano, i New England Patriots di Boston, hanno recentemente stabilito un primato per la più lunga striscia di successi consecutivi in campionato. Ebbene, più o meno a metà della serie, dei giornalisti chiesero all’allenatore cosa provasse all’avvicinarsi del record. Bill Belichick, questo il nome del coach, rispose che sia lui, sia il suo team, non percepivano affatto le vittorie come una serie di successi consecutivi: tutta la loro attenzione era di volta in volta esclusivamente concentrata sulla partita successiva. Una vendita alla volta, un contratto alla volta: tradotta in termini business, è questa la parte noiosa del successo. Le grandi aziende, quelle che sopravvivono quando tutto va male, sono quelle che si impegnano, con identica costanza, in ogni singolo giorno dell’anno.

3) Il successo non è tanto una questione di talento individuale, quanto invece di talento di squadra.
Tutti vogliono attirare le risorse migliori: è un dato di fatto scontato. Una volta che si riesce a collezionare una serie di talenti, però, la resa non è detto che sia sempre uguale alla somma delle capacità dei singoli: si può, infatti, situare al di sotto o al di sopra del livello di qualità complessivo; dipende dal grado di collaborazione che si riesce a instaurare. Le compagini vincenti hanno sempre degli assi in formazione, ma la vera differenza la fa lo spirito di squadra. Quando quest’ultimo è assente, i migliori si interessano semplicemente delle proprie prestazioni personali, a prescindere dalla vittoria finale della squadra. E i dipendenti che pensano solo al proprio successo, prima o poi se ne vanno. Le organizzazioni vincenti, in particolare, utilizzano generalmente due strategie per migliorare il talento di squadra: il mentoring, che consiste nel rendere i talenti migliori responsabili non solo delle proprie prestazioni ma anche di quelle dei propri colleghi; e la definizione di obiettivi comuni, raggiungibili solamente tramite la collaborazione e il lavoro collettivo.

4) I vincenti pensano anche in piccolo
Il successo, dicevamo, si raggiunge solo attraverso l’impegno quotidiano: un lavoro costante, fatto anche di attenzione ai dettagli, di considerazione, valutazione e implementazione delle proposte apparentemente più insignificanti. L’importante è riuscire a tirar fuori sempre delle idee. Perché tante piccole idee possono sommarsi tra loro. Senza dimenticare, inoltre, i benefici, in termini di empowerment dei collaboratori, che un tale comportamento aziendale può garantire.

5) La differenza tra vincenti e perdenti sta nel modo in cui si gestiscono i momenti difficili
Quando si vince è tutto semplice. Ma ogni grande azienda, ogni grande squadra ha attraversato momenti difficili. Cosa si fa, allora, quando si inciampa? Rosabeth Moss Kanter ha elaborato, a tal proposito, una sorta di legge: «Qualsiasi iniziativa o progetto può sembrare un insuccesso nella sua fase centrale». Ebbene, ancora una volta la soluzione sta nel prendere in considerazione persino le idee più piccole e semplici, nonché nel responsabilizzare l’intera squadra. Anche un evento negativo può allora trasformarsi in un’opportunità di crescita e miglioramento.

Chi è Rosabeth Moss Kanter

Nominata tra le 50 donne più potenti del mondo (dal Times di Londra) e tra i 50 pensatori d’affari più influenti del mondo (Accenture e Thinkers 50), Rosabeth Moss Kanter è docente di management presso la Harvard business school. Specializzata in strategia, innovazione e leadership per il cambiamento, già editor dell’Harvard Business Review, ha scritto numerosi libri di business management, tra cui Men and Women of the Corporation, che è considerato un vero classico degli studi manageriali.

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