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Chi produce la migliore formazione?

Di Antonio Caneva, 1 gennaio 2001

L’aereo aveva iniziato la lenta discesa verso Milano quando, improvvisamente, la voce del comandante, distorta dall’altoparlante di bordo, annunciava che, causa nebbia, si sarebbe atterrati a Malpensa invece che a Linate. Provenivo da Napoli, dove avevo partecipato al forum sulla formazione e all’andata avevo lasciato la macchina a Linate; quindi mi si prospettava un tragitto in pullman tra le due località. Per chi abita a Milano è un triste rituale e così, con il bavero del soprabito sollevato per ripararmi da freddo e dall’umidità, mi sono rintanato in un sedile, approfittando di quei momenti per riflettere sulla giornata trascorsa. L’incontro, vivo ed interessante, ha avuto più di uno spunto di dibattito tra i relatori rappresentanti le varie anime della formazione; pubblica, privata, imprenditoriale, istituzionale. L’aspetto che mi ha però maggiormente colpito è stato, nuovamente, il riproporsi della visione in cui la cultura (leggi formazione) valida, debba necessariamente essere esclusiva prerogativa delle istituzioni, siano esse pubbliche o private. Da alcuni relatori si è voluto far passare l’idea che gli istituti professionali, le università, i corsi poslaurea siano gli unici autentici depositari della cultura formativa turistica mentre, nel contempo, la formazione organizzata dagli operatori, veniva definita “fai da te”. Nella realtà, certa formazione organizzata da importanti compagnie alberghiere rappresenta quello che, in altri settori, viene definita sperimentazione. A tutti i livelli vengono individuati percorsi formativi di crescita che, come nella testimonianza di una gentile intervenuta, talvolta rifiutano persino possibili finanziamenti pubblici pur di definire programmi autonomi, ricchi di contenuti. La logica poi del “è inutile fare formazione ad alto livello perché tanto gli alberghi in Italia sono piccoli e non assumeranno mai un manager” sono la raffigurazione di una “italietta” che fortunatamente è in via di superamento, ed a questo contribuiscono lo sviluppo di società nazionali attive nel turismo e l’arrivo di quelle straniere, di rilevanti dimensioni, con programmi formativi mutuati dalle migliori esperienze internazionali. Attualmente, il tema del momento nella formazione pubblica è rappresentato dai progetti IFTS; progetto assai interessante anche se, come suggeriva uno dei relatori al convegno: “quante delle risorse destinate ai progetti saranno nella realtà utilizzate dagli organizzatori per organizzarli, a discapito dell’operatività?” C’è chi è ottimista, basta aspettare per vedere.

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